Anche Mkt chiude

In pratica la rivista MKT chiude, come WMT, pochi giorni fa.

La moria in corso mi fa pensare che sia "il mercato delle persone che
lavorano nel marketing" ad essere in crisi, piu' del ciclo (triste)
economico? Cioè, troppi stipendi tagliati? Troppa gente in giro?

E' vero, come dicono quelli di MKT, non ci possiamo permettere, o non
vogliamo spendere, nemmeno "la spesa equivalente ad una pizza con birra
per due persone"?

Oppure nessuno ha piu' tempo di leggere le riviste o è la rivista in
quanto tale che è un "prodotto sbagliato" come scrivono nella mail?

Mi permetto di riportare (spero non si offenderanno le persone di MKT)
ampi stralci del messaggio arrivato alla lista degli iscritti alla
newsletter perche' penso che ogni paragrafo possa essere utile per una
discussione e una riflessione. Almeno, a me, ha fatto riflettere.

Con il numero di dicembre che gli abbonati hanno ricevuto in
questi giorni, sospendiamo temporaneamente l'avventura del mensile Mkt.

[...]

La scommessa era che esistesse un pubblico di uomini e donne
del marketing curioso di conoscere e confrontarsi su esperienze di
marketing diretto, relazionale, digitale, anche al di là delle tematiche
legate al mondo dell'advertising che molte autorevoli testate già percorrono con qualità e successo.

E' una scommessa che abbiamo vinto solo in parte.

Mkt è molto noto nel settore, le sue iniziative sono molto
seguite (il ciclo di seminari "Percorsi di Marketing" ha avuto molte vivaci
partecipazioni; il convegno dedicato al Marketing Digitale è stato un
importante, promettente successo), ma gli abbonati paganti stentano a
crescere. Gli
uomini e le donne del marketing che pur si dichiarano interessati e
stimolati dalle tematiche trattate del mensile, sono però riluttanti a pagare
l'abbonamento per riceverlo. La spesa equivalente ad una pizza con birra
per due persone è considerata un investimento eccessivo per rimanere
aggiornati sulle tematiche della professione.
Sarà l'effetto "internet" ma sembra che oggi in Italia nessuno sia più
disposto a pagare per l'informazione professionale.

Sul fronte opposto la redazione ha ricevuto in questi due
anni chilometri di fax, quintali di posta e migliaia di e-mail e telefonate da
parte di aziende che ritengono interessante comunicare le proprie offerte
e attività ai 10.000 responsabili marketing cui la rivista si rivolge, ma
che, al momento di parlare di pianificazione pubblicitaria, dichiarano senza
pudore di non essere interessati al "mezzo".

Poiché anche nell'epoca del digitale, per realizzare un
giornale ci vogliono ancora concreti soldi, l'Editore è costretto ad un certo
punto a fare i conti e a valutare se è interessante continuare in un
investimento o se conviene fermarsi un attimo e chiedersi se si sta
facendo il giornale giusto per il mercato di oggi.

La riflessione, banale, è che se nessuno è disposto a pagare
qualcosa per il prodotto che sto realizzando, forse sto sbagliando prodotto
ed è il caso di fermarsi a pensarci.

[...]

ciao, gluca

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