Ancora COMMUNITIES, quelle vere

Ciao a tutti.

Anticipo che la mail sara' piuttosto lunga.
Se andate di fretta, saltate pure, non mi offendo. :)

Riprendo da un articolo pubblicato da Giorgio Viali su Internet News,
gennaio 2001, a proposito delle comunita' virtuali:

'Una community e' un insieme di persone disponibili a condividere
qualcosa.
... La comunita' virtuale e' essenzialmente un ambiente di condivisione,
di cosiddetta *self sharing*, d'esposizione e spartizione del proprio se'
culturale e sociale, psicologico ed emotivo. Nelle community non si
condividono programmi o file musicali, come su Napster, ma si condivide se
stessi.'

Bene.

Poi pero', nello stesso articolo, in un'analisi comparativa delle
comunita' virtuali che operano sul web italiano, vedo affiancate tra loro:

  • Digiland (digiland.iol.it)
  • Msn.it
  • Atlantide.it
  • eCircle.it
  • eGroups (it.egroups.com)
  • Clarence.com
  • Punto.it
  • Tripod.it
  • Yahoo! Club (it.clubs.yahoo.com)
  • Xoom.it
  • Kataweb Community (www.kataweb/sezioni/communitie s.html)
  • TalkCity.com
  • FortuneCity.it
  • Le suddette, cosi' chiamate, comunita' virtuali vengono analizzate
    attraverso gli strumenti che mettono a disposizione agli utenti per
    incontrarsi e 'condividere il proprio se'': Account di posta, spazio web,
    calendario, webchat, IM personalizzato, reminder, sondaggi, ecc., insomma
    tutto quell'insieme di strumenti che ormai una comunita' sembra dover
    concedere di default per poter essere competitiva sul mercato.

    Se pero' la vediamo da un altro punto di vista, quello di chi *partecipa*
    alla comunita', allora bisogna andare a vedere chi c'e' on line, di cosa
    si parla, quanto ci si rimane, le attivita' che nascono on-line ed
    off-line, insomma, tutte quelle cose che si fanno quando si conosce
    altra gente con cui *parlare*, discutere, ecc...

    Lessi una volta in un articolo questa definizione: una comunita' e' un
    luogo in cui si e' riconosciuti.
    L'identita' virtuale, non e' una baggianata: andate a chiederlo agli
    iscritti da dieci anni al WELL, o a quegli animali della rete che da anni
    si iscrivono a tutti i servizi con il loro nick e non vi rinuncerebbero
    MAI! Scrive Howard Rheingold nel suo 'Comunita' Virtuali' a proposito dei
    MUD: "Perdere il proprio personaggio in un gioco e' assolutamente
    terribile. E' la cosa peggiore che puo' succedere e la gente ne rimane
    davvero sconvolta. Solitamente si dice che si rimane 'sbudellati'. La
    parola che usano e' sbudellati perche' e' forse l'unica che descrive
    quanto si sta male. Non si tratta di 'Oddio, ho perso il mio
    personaggio', come si potrebbe perdere una scarpa e nemmeno come se fosse
    un criceto. Assomiglia di piu' a 'Oddio, sono morto'. hanno ucciso
    proprio me!' Non: 'Ho perso tutto il lavoro e il tempo e la fatica', ma
    'Sono morto, e' orribile! Oddio, sono morto! Vuoto!"

    Non dico che si debba giungere a questi estremi, i MUD sono ambienti
    particolari e chi li frequenta presenta anche sintomi di dipendenza molto
    spiccata per queste comunita', ma c'e' anche l'altro estremo: gli ambienti
    virtuali che offrono tutto di tutto gratuitamente, non curandosi
    minimamente delle persone, ma cercando di essere alla pari con il
    competitor, di avere tutti gli strumenti, anzi anche uno in piu' magari,
    tralasciando tutto l'aspetto di gestione dei rapporti sociali, di
    relazione che nascono e muoiono dentro ogni aggregazione di esseri umani,
    trascurando la ragione della loro presenza li', come a passare un
    setaccio nel mare e a cercare di raccogliere comunque qualcosa,
    chissenefrega cosa.

    Perche' mi salta un dubbio in mente: oggi viene chiamato comunita'
    virtuale qualsiasi servizio che presenti tutti gli strumenti di
    interazione possibili ed immaginabili, non interessa a nessuno (neanche a
    chi scrive gli articoli) o quasi che quegli strumenti siano poi
    utilizzati perche' la gente si incontri e condivida qualcosa che
    rappresenti per tutti una passione, un'esperienza comune, un oggetto di
    interesse condiviso.

    Parliamo sempre del fatto che finalmente internet e' un mezzo democratico,
    che si e' ribaltato il ruolo tra venditore-produttore/consumatore, che
    chi usufruisce del servizio deve essere posto al centro dell'attenzione.
    Ma vedo che non e' cosi'.
    Neanche per chi internet lo mastica ormai da tempo. O per gli addetti ai
    lavori.

    Mi chiedo cosa mai possano condividere persone che si ritrovano in un
    luogo in cui e' possibile parlare di tutto, in cui l'unica cosa in comune
    e' il fatto di esserci capitati, di aver chiesto un account email o uno
    spazio web o aver risposto al sondaggio.
    Su Tripod, Kataweb, Yahoo, eGroups, ecc, e' possibile parlare di qualsiasi
    cosa (e quindi di nulla!!!), visitare gli spazi web degli altri
    (WOW...attenzione attenzione, che figata!!!), parlare con gli amici...ma
    di quale interesse puo' essere per me andare a visitare lo spazio web,
    fatto male, di un utente che ha messo on line le foto di sua nonna,
    vedendo tra l'altro spuntare ogni volta che chiamo la home page un
    simpaticissimo banner? Dov'e' la compartecipazione degli strumenti, dov'e'
    la passione da condividere, dove gli argomenti da dibattere?

    Possibile che non si capisca che le comunita' sono le persone e non la
    tecnologia?

    Cosi' vado a controllare on line: (non e' la prima volta che lo faccio),
    ore 11.41 - 12 .55 del mattino (non e' indicativo, certo, ma e' sempre un
    orario, no?):

  • Webchat di Tripod: ho visitato 8 stanze ((Affari, Amici, Arte, Case,
  • Celebrita', Connect, Donne, Economia): 13 utenti, di cui 10 in un'unica
    stanza;

  • Webchat di kataweb Community: ho visitato 10 stanze: 62 utenti totali.
  • Webchat di Yahoo! Club: ho visitato 10 stanze: 18 utenti totali.
  • Forum di Tripod, canale sull'arte: in un anno 116 post, meno di un
  • messaggio ogni 3 giorni, un terzo sono off-topic o pubblicita' di
    attivita' personali; canale sul computer (sul computer!!!): in un anno
    151 post, oltre la meta' sono di pubblicita' per telelavoro et similia.

    Poi, chiedo scusa, mi sono stancato.

    Livello di moderazione dei contenuti: zero.
    Livello di profilazione: basso.
    Livello di attenzione a quello che veramente l'utente vuole condividere:
    zero.
    Mi fermo qui.

    Riprendo a questo punto le parole di Chris Maher, redattore del sito
    clickz.com,
    http:www.clickz.com/cgi-bin/gt/article.html?article=677

    '...if some webmaster for an industrial valve manufacturer's site just
    plops the word 'community' onto his or her navigation bar - like a turd in
    a punch bowl - does that a community make? You click on it and find a
    threaded discussion with two moldy posts from the summer of 1997. So much
    for community.'

    Beh, devo dire che mi sento abbastanza come Chris Maher.
    Sono stanco di sentir parlare come di comunita' virtuali questi siti che
    non hanno nulla a che vedere con un modello che pone l'utenza partecipata
    e continuativa degli iscritti al centro della propria attivita'.
    Se dovessi dire la mia, tra i siti sopra citati potrei indicare come
    comunita' virtuali vere atlantide.it e clarence.com, anche se in maniera
    differente.

    Facciamo allora un esercizio differente: misuriamo il grado di
    soddisfazione di un iscritto ad una comunita' virtuale in base al livello
    di:

  • partecipazione alle attivita' di animazione
  • condivisione dell'oggetto di interesse (che ci deve essere!)
  • lettura e generazione di contenuti
  • conoscenze avvenute on line
  • partecipazione ad eventi off-line
  • certo, sono dei parametri difficili da definire quantitativamente e
    qualitativamente, ma poniamoci come obbiettivo, diciamo astratto, quello
    di soddisfare questi criteri. Cerchiamo di mettere in condizione le
    persone di inter-agire (cioe' tra loro, non con se' stesse).
    Allora, sono convinto, vedremo crescere cio' che a noi interessa: il
    livello di profilazione e il numero di iscritti (per operazioni di DB mktg
    e advertising revenues), le pageviews e i tempi di connessione (adv.
    revenues).

    Perche', visto che gli utenti NON sono scemi (tutti lo dicono, ma poi da
    scemi vengono sempre trattati!!), proviamo per una volta a considerare la
    questione dalla loro parte.
    Proviamo a trattarli come esseri umani e non come unique visitors.
    Proviamo a farli stare in chat a parlare di qualcosa che li, ci interessi.

    Un'ultima considerazione: il fattore 'gestionale' del servizio, di
    moderazione e di animazione, non e' assolutamente secondario. Anzi...
    Come dice Dario Banfi, nel proseguire l'intervento di Internet News:
    "Solitamente le cose che vengono abbandonate a se' stesse non procedono in
    maniera corretta, a meno che non abbiano ricevuto una forza e una spinta
    iniziale verso una direzione. Le community, proprio come i numerosi
    'satelliti' che ruotano attorno al mondo di internet, non nascono
    casualmente o dispongono di una materia informe, ma hanno un'impronta
    riconoscibile, una sorta di marchio di fabbrica differente.'

    Questa impronta la da' il team che anima la comunita', giorno dopo giorno,
    24 ore al giorno.

    Per scrivere questa email ho impiegato due ore del mio tempo. Dedicato a
    una comunita' che gravita intorno a una mailing list, moderata ottimamente
    da Elena.
    Alle sezioni community dei siti che leggete li' sopra avro' dedicato
    nell'ultimo anno una mezz'ora.
    Vorra' pure dire qualcosa?

    saluti,

    Claudio


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