ancora sulle communities

Un saluto a tutti i listaroli.

vorrei riprendere il thread sulle communities inaugurato da Claudio
Zamboni, cui faccio i complimenti per la tenacia con cui difende le sue
posizioni che modestamente condivido. Il dibattito è molto attuale: se ne
discute pure nel "cyber iperuranio" Usa.

Ecco cosa su Clickz.com scrive Cliff Figallo:

"This is why it's so important that the
company, through its hosts and
community-supportive actions, behave *as a
member* of the community, building its own
relationships with the members. As a
customer, there is nothing to compel you to
"keep the relationship inside the [company's]
community", but there should be something to
compel you to maintain your relationship
directly with the company. Perhaps the fact
that they provide the community opportunity
and participate responsibly will help gain
your loyalty".

Mi sembra che anche qui si parla di fedeltà ( loyalty) in termini
sostanzialmente diversi dal mktg tradizionale ( brand loyalty etc.). La
fedeltà del cliente è sempre l'obiettivo, ma la strada per perseguirla
impone all'impresa di mettersi sullo stesso piano del cliente obiettivo,
nella stessa stanza, nello stesso spazio virtuale. E' una rivoluzione. La
community diventa lo strumento attraverso cui "corteggiare" discretamente
il cliente, guadagnarne la fiducia, rilevarne i bisogni ed i desiderata
per poterli poi soddisfare. La community diventa quindi un supporto
indispensabile d'interazione per l'approccio relazionale al mktg. del
resto Kotler, non l'ultimo arrivato, ci dice chiaramente che l'obiettivo
del marketer non è vendere ma soddisfare i bisogni del cliente.

Spero di aver contribuito a tenere alto il livello del dibattito, aspetto
le vostre reazioni.

un saluto,
Antonio Vicentini
anvicent@libero.it