Bannerlandia: (era: Il valore di un sito)

Dato che oggi, Venerdì, qui a Roma è festa mi posso anche permettere di
puntualizzare un concetto.

Con tutta franchezza, mi sembra di leggere un business plan di quelli
che giravano fino a qualche mese fa. Magari fosse cosi', potremmo dire
tutti dedicarci ai contenuti o ai servizi, invece di arrovelarci intorno
all'annoso dilemma di come generare ricavi (magari duraturi) da Internet.

[...]

Si sta cogliendo infatti proprio ora tutta l'assurdita' di basare tutto
il revenue su Internet sulla pubblicita'. L'offerta e' adesso molto piu'
alta della domanda. Se prima di siti buoni sull'entertainment, ce
n'erano pochi, ora ce ne sono troppi. E' il prezzo che si deve pagare
alla mancanza di barriere all'ingresso. Per questo, la categoria del
sito che proponi non assicura peraltro quei cpi, che secondo me
dovrebbero essere rivisti molto al ribasso.

Concettualmente quello che tu dici è corretto: troppa offerta e poca
domanda --> mercato in crisi.

Tuttavia non credo (e qui farò insorgere tanti convinti manager della
"post-new-economy") che basare le revenues di un sito sul adv. sia
sbagliato a priori. Certo, avere altre fonti di ricavo, magari basate su
mercati in espansione, è meglio, ma non è detto che sia possibile. E poi
spesso parliamo comunque di quello che era la vendita di banner 2/3 anni
fa: mercati promettenti ancora da testare effettivamente. Non ricordo chi
ha risposto al nostro LogFile dicendo che bisogna inserire servizi BTB,
fare eLearning, fare CRM, fare contenuti.. insomma mancava solo il caffè!
Cose promettenti sì (come lo è l'ecommerce) ma il cui successo oggi è
ancora tutto da dimostrare. E soprattutto bisogna vedere come poi
effettifvamente tutti i siti possano metterle in pratica; e dando per
possibile che tutti i siti lo facciamo, saremmo di nuovo alla condizione
di oggi: troppa offerta poca domanda.

Allora quello che credo io è che forse dovremmo fermarci un minuto a
riflettere prima di dire che l'adv on the web (che poi in vera crisi sono
fondamentalmente i banner, mentre si fanno strade nuove forme tipo mail e
community) non vale nulla: perchè la pubblicità sugli altri media funziona
e sul media Internet no? Siamo partiti con un nuovo mezzo che era vissuto
e cresciuto basando il suo business sullo scambio di informazioni e non
sulla fornitura di contenuti e servizi. Poi gli abbiamo voluto infilare un
piccolo francobollo pubblicitario pernsando che l'utente non aspettasse
altro....

Abbiamo pensato che il banner riuscisse a cogliere l'utente quando ha il
bisogno, mentre l'adv sui media da sempre cerca di stimolare il bisogno.
C'è da stupirsi che i banner non servano a nulla?

un banner è limitato nel messaggio ed ha significato solo se c'è un click;
è sperduto in un mare di altre informazioni, oltre tutto con dimensioni
trascurabili; è l'unico strumento promozionale il cui successo può
effetivamente essere verificato e promuove spesso attività che di per se
non vanno e l'utente ormai lo evita a priori, 3/4 dei banner sono siti
porno, casino, siti al limite della truffa o idiozie totali. Chi pensava
che avrebbe funzionato è tipo quelli che pensavano che internet avrebbe
sostituito la Tv o che investire in una società che faceva 100 lire di
utile con 1000 di spesa fosse una furbata. Se poi aggiungiuamo che tutti
gli utenti che navigano sono meno di quelli che canale 5 fa in una prima
serata....

Non ritengo però verosimile un internet senza i soldi delle pubbilcità e
siccome ritengo che le potenzialità del mezzo siano enormi, credo che
stiamo semplicemente sbagliando mezzi. Facciamo strumenti di advertising
veramente adatti al web che tengano effettivamente conto dell'attività
dell'utente, riscrivendo standard stupidi ed ormani obsoleti e vedrete che
il mercato risorgerà. Inoltre dobbiamo iniziare a mettere le basi per
quando ci sarà la prossima, almeno sulla carta, evoluzione concreta con la
banda larga. Vi immaginate un banner 120 x 60 "clicca qui" sullo schermo
del vostro telefonino?!?!

Andrea Denaro
CEO
Decnet


a.denaro@decnet.net
www.decnet.net