Click fraud: la peggior minaccia a Google e Yahoo!

L'Economist ha pubblicato sull'edizione del 25 novembre un articolo dal titolo "Click fraud could undermine the boom in online advertising", che - quantificando le prospettive del crescente mercato dell'online advertising in 27 miliardi di dollari nel 2010 - sottolinea allo stesso tempo un problema che potrebbe minare alle fondamenta modelli come quello di Google o di Yahoo! Rendendo queste cifre una pura chimera.

Di fatto, come sappiamo, una prevalente forma di revenue per questi motori
($6.1 miliardi per Google nel 2005) è data dai software che mettono in evidenza, verso coloro che ad esempio cercano la parola "wine", annunci pubblicitari e link di siti (ovviamente paganti) che vendono, pubblicizzano o in altra maniera traggono la loro fonte di business dal vino.

Il problema sta nel fatto che questo meccanismo può essere usato fraudolentemente in due modi:

a) Da Google o Yahoo! stessi (e non è detto che non lo facciano già, alla faccia del "do no evil", ma è impossibile provarlo), che potrebbero tranquillamente ingaggiare terze persone per cliccare ripetutamente (o farlo essi stessi)

b) Da concorrenti degli investitori paganti, in quanto si può rapidamente prosciugare il loro budget pubblicitario semplicemente cliccando all?infinito sul link senza ovviamente poi compiere alcun atto di acquisto.

Gli investitori sono assai perplessi, ovviamente, anche di fronte a dichiarazioni come quelle di Eric Schmidt (CEO di Google) che sembra voler interpretare il click fraud semplicemente come una disgrazia divina che fa parte del gioco, tanto da suggerire che la "soluzione economica perfetta" è quella di "lasciar stare". Qualche investitore ha già dato la cosa in mano agli avvocati e Google stesso ha già dovuto sborsare 90 milioni di dollari a favore di vari investitori che si sono impuntati sull'argomento (a mio avviso, più che correttamente). Non si tratta infatti di pura dispersione - valutabile e digeribile da parte dell'investitore come "fatto irrinunciabile" - ma di investire in un meccanismo che espone ad una truffa bella e buona: un po' come spargere del danaro sul marciapiede ed aspettare che qualcuno lo raccolga.

Se non si trovasse una soluzione (e, oltre ad essere in alto mare tecnicamente, sembra che Google in particolare stia pesantemente sottovalutando i rischi connessi) i grandi investitori potrebbero ritornare a scegliere - o comunque a privilegiare - altri media.

E allora, che ne sarebbe di Google & C. Verrà un giorno in cui dovremo abbonarci?

Un saluto a tutta la lista

Luca

Luca M.Cenci
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