community: quali sono i numeri per considerarla tale?

E' un pensiero che mi attanaglia da un po' di giorni.

Un ricercatore che lavora in centro di ricerca nazionale, tiene per hobby
un sito di esperimenti scientifici amatoriali.

Ho avuto modo di conoscerlo alcuni anni fa sulla base di interessi
scientifici in comune.

Mi ha chiesto di recente qualche consiglio sullo "stile", l'usabilita',
l'appeal del suo piccolo sito.

Inizio a studiarlo, lo percorro in lungo in largo e mi accorgo che vi sono
descritti in maniera molto dettagliata interessanti esperimenti
scientifici tutti di concezione pragmatico-pedagogica. In molti casi ci
sono anche foto e diagrammi stampabili.

L'appeal del sito e' decisamente scarso, il livello e' amatoriale, ma i
contenuti interessanti e soprattutto - usabili -

Per curiosita' chiedo anche informazioni sulle statistiche di accesso: e
qui scopro qualcosa di interessante.

Dall'analisi dei log risulta chiaramente che il piccolo web site - attivo
dal lontano 1995 - si e' ormai assestato sui 600 visitatori giornalieri,
600 visitatori effettivi che visionano una incredibile quantita' di
pagine: circa 18500 al giorno!

Cio' significa circa mezzo milione di pagine visitate al mese. E questo
senza colpo ferire, senza nessuna pubblicita', zero marketing, zero
pubbliche relazioni, nessun investimento.

E non si tratta di visitatori generici: stando ai form di feedback che
vengono compilati dai visitatori, il target e' specifico:

Provenienza geografica dei visitatori
%
USA 50
Italia 14
Resto Europa 9
Canada 5
Australia 3
Resto del mondo 19

Profili socio-professionali
%
Professionisti 31 (ricercatori, medici, tecnologi, etc)
Insegnanti 29
Studenti 21
Altro 19

Perche' - mi domando - non iniziare un progetto serio su una realta' che
di fatto e' diventata un punto di riferimento per una piccola comunita' di
ricercatori, insegnanti e studenti? Perche' non impostare un'attivita' di
web marketing?

Forse i visitatori sono ancora pochi? (su questo chiedo un parere
collettivo)

Eppure la reason why di un sito simile esiste: nelle scuole anglosassoni
e' diffusa la pratica delle fiere della scienza, e questo sito e' il
luogo ideale per attirare visitatori, creare traffico, offrire
informazioni a pagamento per professionisti, vendere spazi banner, gestire
newsletter, cercare accordi con produttori di strumenti scientifici etc...

Ma ha senso ora come ora cercare di vendere un "prodotto web" italiano
agli americani? Non sarebbe un po' come vendere tecnologia ai giapponesi o
ghiaccio agli eschimesi?

Un saluto alla lista

Emanuela


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