Considerazioni sul venture capital

Cari mlisters,

dopo alcune vicissitudini riproverò a postare una mia riflessione sul
Venture capital italiano a seguito di un approfondimento svolto durante un
corso AIFI destinato ai finanziatori istituzionali in capitale di rischio.

Parto con alcuni dati AIFI sintetici (a tutto il 2000) sperando di non
essere troppo noioso:

  • le somme investite in capitale di rischio in Italia sono oltre 40 volte
  • inferiori a quelle investite negli USA;

  • poco più del 25% di tali somme sono investite in Italia in iniziative
  • Hi-tech o legate ad internet;

  • le operazioni di investimento in Italia sono concentrate sul seed e
  • start up in quantità (54%) ma sull'expansion in ammontare complessivo
    investito (51%). Il dato è del 1° semestre 2001 con un calo del 50% circa
    rispetto al numero di operazioni del 2000;

  • nell'ambito dell'hi tech i settori preferiti nel 2000 sono stati le
  • comunicazioni (27%), internet (23%), le attività computer related (23%),
    ed in misura molto minore l'elettronica, i servizi medicali, le
    biotecnologie, i servizi finanziari e l'energia con percentuali comprese
    tra l'1 ed il 3%;

  • gli investimenti in Italia sono stati nel 2000 concentrati per il 59% al
  • nord, il 25% al centro ed il 16% al sud;

  • i principali i investitori sono gli advisor di fondi esteri di V.C. (233
  • operazioni) seguiti da banche (119) e società finanziarie del settore
    cooperativo (82), poi advisor di fondi esteri di P.E. (75) ed operatori
    pubblici (54), quindi finanziarie private industriali (42) ed infine fondi
    italiani (41);

  • la forma prevalente di way out è stato il trade sale (61%) seguito da
  • IPO (9%) con un abbondante 30% distribuito tra releverage, buy back o
    write off;

  • la crescita dei fondi raccolti è stata costante negli ultimi anni con l'
  • esclusione del crollo del 2001;

  • gli operatori specializzati in V.C. sono solo 7-8 in Italia mentre
  • almeno una quarantina hanno effettuato almeno un'operazione di V.C.;

  • l'ammontare medio dell'investimento in V.C. è di 1,59 milioni di euro
  • per le operazioni seed e start up;

  • le operazioni early stage sono concentrate nel settore Hi-tech (oltre l'
  • 81%);

  • gli investimenti in early stage son! o concentrati in Lombardia ed in
  • generale nel nord Italia così come quelli Hi-tech con una presenza
    significativa della Campania al sesto posto tra le regioni italiane in
    entrambe le graduatorie;

  • il mercato del V.C. italiano è molto concentrato con i primi cinque
  • operatori a ricoprire il 60% del mercato;

    Dopo questa carrellata di dati che possono essere reperiti sull'Yearbook
    2001 dell'AIFi insieme ovviamente con molti altri si giunge ad alcune
    considerazioni:

    in primo luogo la situazione italiana non è brillante poiché i volumi
    investiti sono minimi, gli operatori pochi, la Borsa asfittica, la
    burocrazia e la fiscalità pesanti. Però si vedono segnali incoraggianti
    infatti il nostro paese tira ancora bene all'estero e si annuncia una
    crescita significativa di operatori nazionali grazie alla nuova normativa
    sui fondi chiusi ed alla comparsa dei fondi pensione. Il livello di
    iniziativa e di imprenditorialità nel nostro paese è sicuramente valido
    così come è possibile individuare delle elevate potenzialità in alcuni
    centri di ricerca. Anche la Borsa prima o poi tornerà a rappresentare una
    valida forma di disinvestimento. In conclusione i fondi e le opportunità
    di investimento non dovrebbero mancare.

    Il quadro è ovviamente tracciato prima del famoso 11 settembre che, come
    dicono molti, ha cambiato il mondo e le cui conseguenze non sono ancora
    valutabili nel medio lungo termine.

    Comunque, sempre che non abbiate preso sonno strada facendo, vorrei
    affidarvi un paio di riflessioni. La prima è legata alla eccessiva
    concentrazione settoriale delle operazioni di V.C. cioè se non sia
    possibile ipotizzare, dopo l'euforia "niueco" degli scorsi anni, un minimo
    riequilibrio delle operazioni di V.C. verso attività a contenuto più old
    che conservino ritorni elevati e magari abbastanza rapidi, ma abbiano un
    fondamento produttivo industriale o magari un contenuto di servizi di più
    recente affermazione (consulenza, turismo, servizi assistenziali ecc....).

    L'altra riflessione riguarda la concentrazione geografica degli
    investimenti. Ma non è che l'uovo di colombo dello sviluppo del sud
    (perdonatemi, parlo da meridionale!) sta proprio nel trovare il modo di
    far combaciare la creatività locale con capitali di rischio privati early
    stage investiti in piccole iniziative piuttosto che nell'investire
    migliaia di miliardi di capitale pubblico o attirare le grandi
    multinazionali con promesse di enormi sgravi fiscali?

    Vi lascio con queste domande scusandomi per la lunghezza.

    Un saluto a tutti ed in particolare ai colleghi di corso che fossero in
    ascolto (e ad Elena, naturalmente!)

    Marco Traversi

    Sviluppo Italia Campania