Dilemma tra free e pay

Salve a tutti,

mi piacerebbe aprire un'ulteriore discussione su free e pay, partendo
dall'articolo da me inviato ad Infocity e pubblicato all'indirizzo:

http://www.infocity.go.it/vedi _articolo.php?id=918

Credo che il commento della lista possa chiarire diversi punti
interessanti.

Grazie
Leonardo Lasala
www.unioneconsumatorinapoli.it

Ecco la versione integrale:

<< Nell'era della new economy e della diffusione
dell'informatizzazione, una vera e propria guerra si consuma
quotidianamente on-line tra i principali organi d'informazione
giornalistica. Con il costante calo delle vendite di quotidiani e
settimanali, acclarato oramai anche dal consueto "Rapporto Fieg
sulla Stampa" ed il mercato pubblicitario in crisi, la competizione
si è spostata sul web dove per il momento anche i brand meno famosi
sembrano in grado di poter competere con le più prestigiose case editrici
nazionali.

Da quasi un quinquennio e particolarmente nell'ultimo biennio (anche
grazie al crescente utilizzo del mezzo internet da parte del pubblico) il
navigatore on-line può usufruire della versione telematica del classico
quotidiano/settimanale/mensile cartaceo. Grandi investimenti pubblicitari,
piattaforme in grado di offrire al visitatore una pluralità di servizi
aggiuntivi rispetto alla versione cartacea ed una serie di progressi
tecnologici diretti ad una migliore visibilità del prodotto. La strategia
dei big si è uniformemente indirizzata verso un'offerta
d'elevato spessore qualitativo.

Ma internet, come dimostrato a più riprese, non è un isola felice: la
concorrenza aumenta e i pubblicitari non sono più disposti ad investire
sul cliente potenziale. Muta così in silenzio la strategia delle webzine:
si passa pian piano dal free al pay.

Il problema però non è di facile soluzione: internet nasce come struttura
free. Gli utenti come storicamente dimostrabile (ricordiamo la bagarre
relativa a Napster) non sembrano disposti ad accettare il brusco cambio
d'orientamento da parte delle imprese: il passaggio verso formule di
fornitura servizi a pagamento non sembra essere ben accetto. Le prime
realtà a farne le spese sono i piccoli portali e le webzine locali. In
alcuni casi si assiste ad una vera fuga verso gli ultimi
"paradisi" del free.

Come riuscire dunque ad invertire la tendenza? L'unica possibilità
resta investire sui servizi e creare una rete d'abbonati da esibire
come carta vincente nei confronti del mercato pubblicitario.

Un esempio recente è l'esperienza de "Il Nuovo", il
quotidiano on-line targato e.Biscom. Il quotidiano on-line nasce, infatti,
come testata caratterizzata dai molteplici aggiornamenti giornalieri.
Notizie in real-time e aggiornamenti continui a garanzia
dell'informazione del cyber navigatore. Eppure, secondo quanto
pubblicato da Italia Oggi sul numero di Venerdì 28 marzo 2002, il
quotidiano diretto da Sergio Luciano punterebbe ad una quota abbonati pari
a 50 mila unità sin dal prossimo autunno, con formula pay.

A questo punto occorre chiedersi: quale il futuro per le webzine? Se
l'unica strategia utile per rilanciare il mercato pubblicitario sul
web è quello di puntare ad una quota "certa" d'abbonati,
come potranno sostenere il "peso" dei nuovi orientamenti di
mercato le piccole realtà locali?

A questo punto è possibile prefigurare due possibili scenari:

1. l'utente internet, decide di pagare i servizi offerti da un
portale d'informazione, puntando su una personalizzazione degli
stessi. Ciò significa una brusca sterzata dell'offerta informativa
sulla rete con prevedibile esclusione dal mercato di numerose imprese;

2. l'utente decide di rivolgere la propria attenzione verso quei
portali che garantiscono un buon livello d'informazione, senza alcun
costo di fornitura.

Le due ipotesi sono alquanto verosimili. Anche i grandi gruppi editoriali,
non possono non tener conto del possibile orientamento free da parte degli
utenti. Ecco dunque che si profila un futuro dell'informazione
on-line allineato su una tipologia d'offerta mix tra free and pay.

Testate storiche come "Repubblica" (che in parte si è già
allineata su tale ipotesi) "Corriere della Sera", etc...
saranno costrette a conservare la natura free di alcuni contenuti per non
perdere il contatto con i navigatori, offrendo contestualmente servizi
personalizzati a pagamento. Ecco dunque archivi, banche dati, informazioni
specializzate e tutto quanto non ha carattere generale che assume la forma
onerosa. Se la strada sembra obbligata per i leader del settore, il
discorso diviene altrettanto obbligato per le imprese in fase di start-up.

Una nuova impresa non potrebbe infatti optare per una strategia
esclusivamente pay, in quanto ciò andrebbe ad influire sulla diffusione
del brand; contestualmente non potrebbe offrire il tutto in chiave free,
venendo di fatto esclusa dal mercato pubblicitario. Considerando tale
orientamento, la battaglia si sposta dunque sui servizi e sulla qualità
degli stessi. E' logico attendersi partnership importanti tra big di
diversi settori, pronti ad offrire la propria professionalità per la
fornitura di prodotti. In questo nuovo scenario dunque, gli utenti
dovrebbe avvantaggiarsi di un indubbio accrescimento qualitativo dei
servizi.

Il futuro delle webzine on-line sembra dunque sempre più diviso tra free e
pay, con poche possibilità d'emersione da parte di strutture che non
abbiano alle spalle una florida situazione economico/finanziaria e con
un'attenzione particolare alla fidelizzazione del cliente. >>