Dominio = marchio, o c'è dell'altro?

Il caso Armani.it presenta aspetti molto interessanti, cui avevo accennato
nell'articolo pubblicato su Interlex "Il nome a dominio: oltre il
marchio?".

Aldilà delle provocazioni, e procedendo con tutte le cautele del caso, la
sensazione è che si tende ad operare una troppo disinvolta equazione tra
domain names e marchi. Forse l'esplosione dell'ecommerce, e i notevoli
interessi economici che lo sospinge, porta a concepire tutto quello che
ruota attorno ad Internet in termini puramente commerciali; da qui il
passo a considerare il domain name come un "e-marchio" è breve.

Ma è evidente come questo ragionamento ponga molti più problemi di quanti
non ne risolva.
Facciamo degli esempi, anche se in questa materia entrano in gioco molti
elementi (quali ad es. la notorietà del marchio) che lasceremo sullo
sfondo.

La denominazione "roma", off line, può essere impiegata da altrettanti
soggetti per indicare:

1. un marchio per profumi;
2. la capitale d'italia;
3. una città in texas (ma quella è paris...);
4. magari un vitigno;
5. un soprannome;
6. altri n prodotti/servizi, relativi a classi diverse da quelle sub 1.

Posto che il dominio roma.it è indisponibile, "riservato" ai sensi delle
regole di naming, passiamo adesso a vedere la situazione "on line",
relativamente al non meno importante dominio generico ".com": ebbene,
soltanto uno dei soggetti elencati sopra potrà usare il dominio.

Questo avviene NON perchè l'assegnatario del dominio roma.com abbia uno
ius excludendi alios come avviene per il marchio; NEMMENO perchè il suo
uso è più "qualificato" di quello di altri. Stiamo parlando di domini
".com", ossia di domini per i quali una vocazione "commerciale" non
sarebbe azzardata: ebbene la WIPO ha negato un simile ragionamento (non
solo per armani, ma anche per nissan).

Nel frattempo, nel resto del mondo si sta piano piano affermando il
concetto del domain name non solo in chiave economica, ma come perno della
e-identity di ogni persona fisica o giuridica attraverso cui manifestare
ed esercitare diritti incomprimibili e costituzionali quali: libertà di
espressione; diritti personalissimi quali diritto al nome, etc...

Vedi i casi dorsetpolice.com; e, più cripticamente, jeboycottedanone.fr.

Solo a certe condizioni (per intenti palesemente parassitari, ex art. 2598
c.c.), è possibile la qualificazione del domain name come "segno
distintivo atipico": le profonde e sostanziali differenze tra questo e il
marchio, sopratutto quando vengono espressi altri diritti importantissimi,
impongono un approccio profondamente e sostanzialmente diverso. I domini
ignorano i principi di territorialità e specialità tipici dei marchi.

Come spiegarci, altrimenti, i nuovi gTLDs lanciati dalla ICANN; o le
estensioni tematiche presenti in molti ccTLDs?