e-fluentials e passaparola

Buongiorno a tutta la lista,

ho ricevuto così tante mail di risposta al post sul passaparola che
dicendo tutto quello che penso ripeterei molte cose già dette. Ma
l'argoemento è molto interessante e ritengo abbia parecchie argomentazioni
da analizzare.

In particolare mi trovo d'accordo con quanto scritto da Daria (che cito di
seguito) e Simonetta.

Personalmente vorrei aggiungere che tanto è facile che un prodotto con un
buon passaparola abbia successo, tanto è difficile creare un reale
passaparola. Trovo infatti che vi sia una componente che comunque è
difficile da avere: la fiducia del cliente. Questa, credo, può essere
conquistata solo con un buon prodotto alle spalle. Allora diventa
interessante valutare quanto portato da Daria, relativamente al fenomeno
degli "e-fluentials", agitatori in linea: perfetti sconosciuti che ti
trasmettono un messaggio che tradiscono la fiducia che il cliente ripone
in loro e nella loro autenticità, trasmettendo un messaggio "subliminale"
(mi si passi il termine ^__^). Quante volte infatti capiterà che il
prodotto promosso sia ad un livello minore di quello promesso?

Premettendo che per un nuovo ed importante portale sportivo svolgiamo un
servizio di "e-fluentials", mi chiedo:

1. Quanto è importante la fiducia nel promotore? E' sufficiente?
2. E' politicamente corretto "raggirare" il cliente? E, soprattutto, una
promozione basata sulla "menzogna", che vita utile può avere?
3. Come può incidere sul fenomeno della comunities?
4. Quanto è importante che il cliente sia realmente soddisfatto? Lo è di
più che in un normale sistema basato magari sui mass media?

Internet ha sicuramente ampliato la potenza del passaparola, ma il
fenomeno degli agitatori è tornato di voga anche off line: da tempo nelle
spiagge californiane si vedono girare questo tipo di persone, mimetizzate
in quelle comunità che di virtuale non hanno nulla. Il passaparola è stato
il primo strumento di marketing dell'uomo ed è stato superato da altri
modi più economico-efficienti, ed ora sta tornando di moda, riiniziando,
forse, quello che potrebbe sembrare essere un ciclo. Ma allora, cosa
potrebbe esserci dopo?

Infine cito un momento Daria per portare anche io un esempio personale:

  • Al di là delle esperienze altrui, posso raccontare un'iniziativa che ho
  • avviato insieme ad altri soci: da due settimane circa, abbiamo inaugurato
  • la Prima Comunità Giuridica Italiana (www.netjus.org),e soltanto per
  • mezzo

  • del passaparola, abbiamo ottenuto già 100 registrazioni.
  • Un anno fa, quando abbiamo cominciato la nostra attività più per gioco e
    per passione che con l'idea di costruire un'azienda, abbiamo preso come
    secondo lavoro la realizzazione del sito immagine di un famoso statista
    sportivo, Rino Tommasi. All'interno del sito tre pagine dedicate a Rino ed
    il resto un forum. Per avere un paragone il NG it.sport.tennis fa 10
    messaggi a settimana, noi ne facciamo 20 al giorno. Senza alcun tipo di
    promozione, e con contenuti quantitativamente ridicoli, abbiamo circa
    70.000 page view mese ed un migliaio di utenti registrati con un altissimo
    tasso di fidelizzazione. Alla base del "successo" credo che si sia stato
    il fatto di vendere un prodotto sì scarno, ma assolutamente senza inganni.

    Presto metteremo on line un interessante esperimento di community based
    portal. Vi farò sapere come andrà!

    Un saluto

    Andrea Denaro
    CEO
    Decnet


    a.denaro@decnet.net
    www.decnet.net