E-mail e Grande Fratello

Buon giorno a tutta la lista da Federico

intervengo per segnalarvi questo articolo di Luca Sofri pubblicato su La
Repubblica.

E' un po' lungo ma se vero quanto scritto è incredibile... mi piacerebbe
sentire il parere di qualche esperto

a voi la palla...

Federico
io@federicofontolan.it

** Inizio articolo**

Può bastare una semplice email per mandare
in giro appunti e dati personali

Ecco il Grande Fratello
è nascosto nel computer


DOMENICA ho pensato di mettere ordine nel mio computer. C'erano in giro
documenti di cui non ricordavo più il contenuto, e programmi che avevo
scaricato dalla Rete per curiosità si sparpagliavano per la scrivania da
mesi. Ho cominciato ad aprire i documenti per decidere cosa farne.
Meccanicamente, aprivo, controllavo e trascinavo in una qualche cartella o
nel cestino. Ero già a buon punto quando ho maldestramente trascinato una
breve lettera di Michele Serra di auguri natalizi - un documento Word di
appena sei righe - sopra un'altra icona, invece che nella cartella a cui
avevo deciso di destinarla.

Si è dispiegata sullo schermo una pagina di numeri e segni indecifrabili.
Il programma che avevo involontariamente aperto è un hex editor, un
semplice software che permette di leggere e modificare i codici
esadecimali di cui sono composti i file: una sorta di macchina per le
radiografie che avevo trasferito da Internet quasi un anno fa dopo aver
letto un articolo che ne spiegava le funzioni. Lì era rimasto, senza mai
servire alle mie inadeguate competenze.

Adesso mi mostrava lo scheletro del messaggio di Michele Serra: numeri e
numeri e lettere, e una colonna di testo leggibile ma un po' scombinato
che è la traduzione di quei codici, ovvero le sei righe di auguri di
Natale.
Anzi, no. In quella colonna ora vedevo: un articolo di Serra su Mario
Martone che mi ricordavo di aver letto su Repubblica, una recensione di un
libro di Vincenzo Cerami, una sorta di curriculum di Serra, un testo
indirizzato all'assessore alla cultura di Monsummano Terme, un lungo
articolo sulla situazione dell'Unità e infine, il mio messaggio di auguri.

Oh-oh.

Riapro il documento con il suo programma, Word: sei righe. Nient'altro.
Cosa sta succedendo? Trattengo per il momento i pensieri inquietanti su
cosa questo può significare per il povero Michele Serra: del quale,
imbambolato di fronte al monitor, sto leggendo codice fiscale, partita Iva
e indirizzo.
Oh-oh: se è chiaro quello che intendo.

Mi pare di capire che lo stesso documento abbia ospitato successivamente
testi diversi, e a ogni rimpiazzo abbia conservato invisibile la memoria
dei precedenti. Decido di fare delle verifiche. Apro dei miei documenti di
Word con lo stesso hex editor. Del primo, accanto alla nebbia di cifre e
maiuscole scompaginate, vedo semplicemente il suo contenuto più altri
brandelli di parole senza senso.

Stessa cosa per il secondo, e il terzo.

Sto cominciando a pensare che il guaio sia concentrato solo sulle pendici
bolognesi, quando eccolo qua. In un appunto di tre righe su una storia che
avrei voluto scrivere e ho lasciato in sospeso qualche mese fa, trovo un
capitolo di un libro di geografia che scrissi per la Zanichelli nel 1996.

Insisto, a tappeto, tra il panico e l'eccitazione. La cosa si stava
rivelando divertente e da brividi insieme: perché tutte queste cose sono
state spedite in giro, naturalmente. In una lettera privata a un amico
trovo un pezzo di una traduzione che feci qualche anno fa. E sapete che
c'è? Che io non ho mai sovrascritto lo stesso documento. Quindi i files si
sono contaminati, in qualche modo. Ma il peggio deve ancora arrivare.

Ed è quando esaminando un articolo per il Foglio di tre mesi fa ci trovo
dentro una quantità di parole familiari ma di cui non capisco l'
associazione tra loro. E invece sì: sono appunti di mie misere
contabilità, lavori fatti e promemoria di pagamenti, conti bancari, note
spese. So da dove vengono. Sono in un file di Excel dove raccolgo questo
genere di cose.

In un file di Excel. Non le ho mai scritte in Word. La situazione è
abbastanza preoccupante. Il redattore a cui ho mandato a suo tempo il
pezzo può fare la stessa cosa che sto facendo io e leggersi i miei conti.
Niente di gravissimo.

Ma se questa cosa vale sempre, una volta o l'altra si troverà a poter
leggere brandelli degli apprezzamenti smodati sulla sua fidanzata che ho
scambiato con un nostro comune amico. E ognuno si può figurare gli scenari
che lo riguardano. Perché non siamo solo io e Michele Serra a infestare il
mondo dei fatti nostri, come scopro studiando le cose.

Le memorie dei supporti informatici (floppy, cd, hard disk) sono ripartite
in unità minime. Vuol dire che non si tratta di vasche in cui i dati
fluttuano e vanno ad occupare ogni minimo interstizio. Piuttosto di grandi
arnie divise in scomparti. O di cantine affollate di bottiglie. Ogni volta
che lavoriamo al computer, lui ospita la nostra opera in corso in zone di
memoria temporanea - cantine piene di bottiglie - che poi vengono
trasferite al documento salvato.

Ma non vengono svuotate: il loro contenuto sarà rimpiazzato da nuovi dati
temporanei alla prossima occorrenza. Ma se quei dati saranno insufficienti
a colmare l'unità minima costituita dalla bottiglia, parte del contenuto
precedente resterà al suo posto. O, se quella bottiglia era vuota, sarà
colmata con dati pescati altrove, dove capita. Al momento del salvataggio,
tutto il contenuto - nuovo e vecchio - sarà trasferito al documento
salvato.

Ecco fatto. E non ci siamo accorti di niente.

Il problema, chiamato "memory slag", è noto da molto tempo e riguarda
diversi software. La Microsoft ne è stata la più preoccupata, soprattutto
a causa della grande diffusione dei suoi programmi, e alcuni anni fa ha
cominciato a modificarli. In parte ha funzionato. Ma per il concorso di
varie ragioni, non del tutto: come dimostra il mio tranquillo weekend di
paura.

D'altronde, chiunque sia riuscito a recuperare dei documenti che credeva
di avere distrutto - grazie a programmi appositi - sa che niente può
considerarsi mai eliminato con sicurezza. Senza fare del terrorismo, è
superfluo spiegare che conseguenze questo possa avere se associato alla
frequenza di trasferimento dei documenti via posta elettronica: il
procedimento può coinvolgere non solo scambi di dati tra i vostri
documenti, ma anche con quelli altrui.

O come solo una completa riformattazione dell'hard disk possa rassicurare
chi voglia far sparire documenti compromettenti. O come i riferimenti ai
siti porno che avete visitato, possano essere usati per colmare un'altra
bottiglia e rimanere in giro anche dopo che avete cancellato la cache.

Eccetera: "Quando riceviamo un curriculum da qualcuno, lo apriamo sempre
con un hex editor per vedere cosa ci può essere rimasto attaccato", è il
parere depositato su un sito web dal direttore del personale di una
società americana. Finito di scrivere questa storia, mi metto a lavorare
su un articolo di mio padre per Repubblica.

Lo salvo e per curiosità lo apro con l'editor. Dentro ci trovo tutto il
testo che state leggendo. Oh-oh. Eccolo qua, il Grande Fratello. Siamo
noi, e i buchi nelle nostre tasche. Una subconscia tendenza a sparpagliare
e rendere pubbliche parti di noi, a casaccio, a chi abbia la pazienza di
leggerle e un hex editor. Io, a partire da questo pezzo, smetto di mandare
files in attachment.