E se andassimo oltre.......

Tempo fa, ( i famosi anni Internet) partecipai a questo forum di
discussione in maniera provocatoria e critica. Non ci voleva molto,
almeno dal mio punto di vista, a capire come si sarebbe risolta la
partita tra neo
cultori del "new" a qualunque costo e professional "dell'andar lento".

Facevo riferimento, in quel buco spazio - temporale che è stata la new
in Italia, alle caratteristiche strutturali del sistema imprenditoriale
italiano. Chi si occupa a qualsiasi livello di imprese, sa per
esperienza quanto difficile, pericoloso e molte volte inutile sia
l'andare a promuovere
iniziative che insistono su aspetti e dimensioni di conoscenza. Il
nostro capitalismo, detto altrimenti, è strutturalmente "old" cioè si
basa su una centralità della cultura del lavoro di tipo fordista dove
termini come fatica, sacrificio, tangibilità, fedeltà, et,, etc. sono i
veri elementi "fondativi" dell'impresa e del sistema. D'altra parte,
basta osservare l'agenda politica di questo paese per capire dove
l'Italia sia posizionata rispetto alla freccia dell'innovazione. Un
dibattito ancora largamente pervaso da quel linguaggio anni '50 che
prevede la costruzioni di infrastrutture pubbliche come autostrade,
porti, interporti, ponti.

Vorrei, per opposto ricordare che Al Gore, nell'amministrazione Clinton,
si occupava di ambiente, di qualità della vita e (guarda caso) di autostrade
informatiche. Ma tant'è, ognuno (forse) ha quel che si merita, e quindi
mi pare in un certo senso con-sequenziale che oggi l'immagine del
confronto e dello scontro sociale assuma la fisionomia di due archetipi:
i Berluscones che vogliono "sviluppare" il paese con ponti, falsi in
bilancio e capitali "rientrati" di incerta provenienza e i romantici
Cofferatiani che sognano un paese che (forse, purtroppo?) non esiste più.

Di certo, in tutta questa complessa vicenda, vengono in
superficie i limiti
della nostra classe dirigente che non è stata (salvo qualche raro caso)
neppure in grado di formulare la prima ed elementare domanda "ma che
cos'è la new economy?".

Tutto questo per dire che oggi, credo, vi sia la possibilità di iniziare
a riannodare il senso di un discorso per cercare di fare sintesi e
valorizzazione delle esperienze fin qui maturate e in questo percorso mi
sento di fare una domanda: "ma perchè non organizziamo un evento pubblico
(senza sponsor, senza autorità, senza soloni universitari, etc.) di
confronto e di discussione sulle forme della new economy in Italia?"

Un abbraccio

GianMario Folini