e-work

Ciao a tutta la lista,

leggendo una famosa rivista del settore sono venuto a conoscenza della
profonda contraddizione, in merito all'e-work, tra America ed Italia:
nella prima c'è un problema di esubero quantificabile in migliaia di
unità, nella nostra amata patria, invece, il problema è reperire
lavoratori qualificati per le mansioni offerte dallo sviluppo della new
economy (ricordate l'articolo "caccia grossa" di Business 2.0?).

Ora mi chiedo: se l'Italia viene definita "indietro" di almeno tre anni
rispetto all'America, in tema di economia "targata internet", dovremo
aspettarci anche noi una siffatta percentuale di licenziamenti? E se ciò è
vero, come può Bill Gates venire in Europa e dire che "dovremmo" copiare
il modello americano per quanto riguarda gli investimenti in formazione?

Di sicuro adesso c'è un problema di recruiting legato alla scarsa presenza
sul mercato di lavoratori abbastanza qualificati, ma presto potrebbe
nascere il problema opposto. Quindi le aziende e gli aspiranti e-worker
come devono regolarsi? Stanno spuntando corsi di specializzazione qua e là
come funghi (alcuni dei quali a costi veramente eccessivi rispetto ai
contenuti, e vi invito a visitare il portale studenti.it dove a riguardo
c'è un articolo sulle certificazioni MOUS), ma ciò è dovuto ad
un'effettiva esigenza o alla rincorsa ad un business di sicuro guadagno?
Di certo non si può fare di "tutt'erba un fascio", ma io quest'ultima
ipotesi non la scarterei.

Sarei interessato a conoscere l'opinione degli iscritti alla lista. Ciao

Gemino Di Giuliano
Studente di Economia
gemdig@tin.it