Egregio Dott. Tizio, mi consenta (was "intestazione mail..")

Egregi listaroli, attivi e passivi, da un po' di tempo a questa parte Vi
leggo senza intervenire, poiche' il tempo (aime') tiranno mi costringe a
fare scelte non sempre gradite. Ho letto di recente il dibattito
sull'intestazione delle email e, volendo estendere l'argomento, sul "tono"
piu' o meno formale dei messaggi di posta elettronica in ambito
lavorativo.

Che effetto vi ha fatto il mio saluto "Egregi listaroli" e che effetto
avrebbe potuto farvi il mio (piu' usato) "Ciao listaroli"?
E' ovvio che all'interno di una community come quella di Mlist e'
possibile utilizzare un tono meno formale e piu' diretto, ma quale regola
non scritta ci obbliga alle formalita' (per altro spesso inutili) in
ambito lavorativo?

Una delle caratteristiche che piu' amo della Rete e' proprio quella di
avere contribuito a sfrondare le nostre comunicazioni, soprattutto quelle
di lavoro, da tutte quelle inutili e fredde regole della comunicazione
commerciale che ancora oggi viene insegnata nelle scuole che sfornano
perfette (o quasi) segretarie (ormai piuttosto inutili visto che quasi
tutti gestiamo direttamente la nostra corrispondenza)!

La scelta poi e' sempre soggettiva e ci sono molte valutazioni da fare
perche' ogni caso e' diverso, ma ammettiamo che ci sentiamo piu' liberi
quando comunichiamo attraverso l'email e continuiamo a sentirci
intrappolati in un freddo gergo quando siamo costretti a scrivere una
lettera! Dovremo semplicemente usare toni piu' umani, quasi colloquiali,
un dialogo piu' diretto, restando comunque "professionali" e cercando di
non superare mai il limite oltre il quale il nostro interlocutore
potrebbe percepire una mancanza di rispetto.

E non e' detto che la soluzione sia dare del "tu", ma basta il semplice
utilizzo del "lei", come suggerito da Alessandra, con un "Salve Luigi" o
"Salve Dott. Tizio"! Eliminare l'"egregio" non toglie nulla al rispetto
che portiamo verso il Dott. Tizio, anzi, secondo me dimostra
semplicemente l'apertura e la volonta' di costruire un rapporto piu'
diretto.........insomma, potremmo dire che l'"egregio" sta al semplice
"salve" come il baciamano sta alla solida stretta di mano. Quale preferite?

Vi riporto un brano tratto da una bella intervista di Repubblica a Umberto
Eco e Roger Chartier del 12 maggio 1999, che la brava Luisa Carrada
riporta interamente sul sul sito ( www.mestierediscrivere.com ) :

"(U.Eco) Cosa fa l'e-mail? Prima soluzione: in un universo in cui non si
scrivevano più lettere e si telefonava, adesso la gente scrive. Seconda
soluzione, opposta: quando rispondevo a una lettera, io prima scrivevo:
"Caro monsieur Chartier, ho ricevuto la suo graditissima lettera con
l'invito a partecipare al convegno. Sono estremamente dolente di doverle
dire che non posso venire, eccetera". Adesso, con l'e-mail, scrivo: "Non
posso". E lui non si offende, perche' questo fa parte di una nuova
etichetta. Allora, e' vero che l'e-mail riduce l'epistolografia, pero' e'
anche vero che con l'e-mail possiamo scriverci ogni giorno, mentre prima
ci saremmo scritti una volta l'anno. Recentemente, a un mio collega che
via e-mail mi invitava a un convegno, ho risposto che quel convegno mi
sembrava una stupidaggine. A sua volta, lui mi ha risposto insultandomi.
In breve, e' venuto fuori un epistolario filosofico, e entrambi ci siamo
chiesti: perche' non pubblicarlo in luogo del convegno? Dunque non si sa
se l'e-mail sia l'azzeramento della corrispondenza o il ritorno alla
corrispondenza, la compressione fino all'essenziale della lettera o la
nascita di una nuova epistolografia. O tutt'e due le cose insieme."

(trovate tutto il testo seguendo questo link
http://www.mestierediscrivere. com/testi/eco.htm )

Un cordiale, caloroso e tuttavia distinto saluto a tutti i listaroli!

Simonetta Zandiri
http://www.strategiedigitali.i t
************************ * *********************** *
"Niente costa piu' caro agli uomini di una liberta' a poco prezzo"
(Friedrich Durrenmatt")
"Sostenere che gli asset tangibili dovrebbero essere misurati e
valorizzati, mentre quelli intangibili no, equivale a sostenere che le
"cose" hanno valore mentre le "idee" no."
(Baruch Lev; New York University)