Esperti de che ?

Ciao Elena, ciao Lista.

Sono in perfetto accordo con quanto afferma Sofia Postai, ciascuno deve
fare il proprio mestiere, esercitare la propria arte. Faccio un esempio
pratico: noi produciamo una newsletter cartacea per la comunicazione
interna di una grande azienda multinazionale.

Il nostro lavoro consiste
(oltre a sostituirli in tutte le scelte "tecniche": impaginazione, colori,
grandezze, percorsi, immagini...) nel CONSIGLIARE l'azienda sui temi che
essa vuole trattare (opportunità di non accostare alcuni argomenti nello
stesso numero, dare maggior "peso" a uno di questi, affrontare subito un
tema...) MAI nel proporre gli argomenti.

I contenuti provengono
dall'interno, tanto è vero che stiamo formando una redazione fissa, che
deciderà la linea del giornale. Certo, poi produciamo anche una rivista
mensile per un editore e ne curiamo tutto, dalla linea editoriale al
coordinamento redazionale alla distribuzione alla pubblicità, ma si tratta
di un mandato preciso, fiduciario, non facilmente riscontrabile altrove,
voglio dire al di fuori di quella situazione, molto particolare.

Sono convinto che ciò (la distinzione delle competenze) valga specialmente per
un Sito aziendale. Anche se non ritengo impossibile l'eventualità di un
incarico globale (ma non mi riesce facile immaginarlo, qualcuno me ne può
citare l'esistenza?)

Un Sito è una realizzazione che deve coinvolgere
l'essenza di una azienda, che ne deve modificare l'attività, la vita, i
ritmi, le prospettive. C'è una sola persona che può influenzarle: chi ne
deve definire le strategie, il Capo. Il consulente di comunicazione può
solo CHIARIRE al responsabile, quali siano i SUOI (del titolare) obiettivi
e fargli vedere quale è il percorso per raggiungerli, mai indicarglieli, o
riempire il Sito di contenuti che lui pensa possano interessare, magari
fuorviando pubblico e management. Può darsi che li si azzecchi per una o
anche cento volte, ma ci sarà sempre il pericolo di procurare danno.

Su questa Lista sono stati evidenziati, molte volte, difetti vari dei più
disparati siti delle più diverse aziende. Beh, che ne dite se affermo che
la perfezione non esiste (che mente, neh!) e che io, in fondo, posso
sopportare che il mio portale abbia i miei stessi difetti? Dopotutto non
potrò comunque piacere a tutti e, in più, i dibattiti (vedi Mlist) sono il
sale dell'esistenza. Voglio dire che ogni realizzazione avrà le medesime
caratteristiche "genetiche", l'imprinting di chi me la ordina. Il VERO
problema esiste SE non vengono affrontati quei temi che Sofia ha indicato.

Lei li definisce usabilità e affordance. Non li ho ancora studiati come
vorrei; forse, se dovessi definirli adesso, senza una cultura specifica,
li chiamerei con altri nomi: chiarezza, disponibilità, facilità, capacità
di comunicare, apertura, trasparenza, possibilità di accesso, libertà
d'uso o che ne so...Quel che è certo è si tratta di qualcosa, li definirei
PRINCIPII con due i, che il consulente applica nel lavoro, mettendo a nudo
il nocciolo delle questioni che poi spiega al cliente, intervenendo solo
per rendere i contenuti compatibili con le giuste pratiche professionali.

Di sicuro sono temi che non incontri nel produrre una pagina
pubblicitaria, o, almeno, non nelle stesse categorie. Questo mondo viene
vissuto dall'esterno come veloce e per questo viene creduto più facile, o
più attrezzato, di quanto non sia.(le macchine ci sono, i programmatori
pure, l'esperienza ce l'ho...che ce vo? c'è chi lo ha detto, ma il cinismo
professionale, che è sempre in agguato, va evitato come la peste) In
realtà lo sto scoprendo molto complesso e pieno di interattività
insospettate a una prima (seconda, terza...) occhiata. Bisogna essere
molto più riflessivi, e più precisi, per ottenere risultati che siano
giudicati accettabili da parte un professionista della comunicazione.

Livia Ranieri dice di essere giovane e di avere tanto da imparare: beata
lei. Io ho il doppio (!) della tua età e nessun tempo per imparare. Per
farlo mi sto costruendo DUE siti: uno personale, per i miei interessi, e
l'altro professionale, per la mia agenzia. E vado agli incontri, e leggo,
e scrivo qui: per capire, per imparare in corsa. Almeno per sapere cosa
chiedere e a chi.

Il mio professore di Lettere, Michele Margadonna, ci
disse:< va bene, io vi insegno a pensare, ma sappiate che questa sarà come
una condanna, poi non riuscirete più a smettere.>

Ecco, in questo mestiere
non si smette mai, forse più che in altri, di pensare. Il primo volume lo
termino qui, vi tedierò ancora, è una promessa.

Che la Lista sia con Voi.
Riccardo Garavaglia.