fenomenologia della chat

Mi piace la chat perché dentro c'è il mondo a portata di mano.

Un giorno mi si è aperta una finestra ed è apparsa una voce che chiedeva
«Mi parli di Feuerbach?»

Così ho risposto che mi sarei dovuta schiarire un po' le idee perché
Feuerbach proprio erano più di 10 anni che non lo sentivo nominare.
Ma la cosa era interessante, e diversa dal solito. Così volevo
approfondirla.

Non immaginavo ancora quale tipo di associazioni avrei trovato nel
dimenticato filosofo e di come il pensiero di quell'uomo avesse attinenza
con la chat.

Inquadriamo un attimo il soggetto: Sinistra hegeliana, Feuerbach, problema
della religione.

Marx e Feuerbach si chiedono "Perché l'uomo inventa Dio?" E si rispondono:
"Perché ne ha bisogno". In particolare ha bisogno di trovare L'INFINITO
NEL FINITO.

Ha bisogno di aprire un varco, di abbattere un limite, di nutrirsi di un
frammento di immortalità.

Possiamo azzardare un paragone?
In primis la religione, oggi, è molto meno oppiacea di 100 anni fa.
Da sola non basta ad alleviare la monotonia di un quotidiano meno duro a
livello di fatica ma più forviante sul piano etico.

Meno strade tracciate, meno capacità di sopportazione, più imbarazzo della
scelta, più bisogno di emozioni, ecc. fanno si che diventi improponibile
rivolgersi alla religione che in se tende a proporre modelli assoluti.
Dunque dove si va a cercare l'infinito?
In quale finito apriamo il varco?

La risposta può essere solo una: nell'immaginario.

Conoscere l'atro attraverso la chat significa innanzi tutto immaginarlo.
Tramite la chat conosciamo parti per il tutto.

Parti di vita, di storia, di case, di studi, di persone. Parti di realtà,
parti di interno e parti di esterno.
E quel che manca. lo inventiamo!

Siamo autorizzati a farlo. Perché tutti lo fanno. Gli altri a noi e noi
agli altri.

Dunque quando la quotidianità diventa insopportabile e il bisogno di
infinito si fa pressante. ecco che la chat può favorire l'evasione, come
l' oppio dei popoli.

Laura Vaioli
www.dum.it
l.vaioli@mamabit.com