Giornalisti, regali e miti anglosassoni

Ciao a tutti,

Marco Campagnolo:

Tra le altre cose, per garantire l'imparzialità del giornalista, negli
USA gli è fatto divieto assoluto di accettare regali o soggiorni
gratuiti.

Grasse risate..... Ma dove vivi?

In teoria anche in Italia e' vietato. Peraltro, mi
risulta che gli "eventi" organizzati per esempio a
Roma, e con tanto di regalino (me ne ricordo uno dove
ci hanno dato un Palm V), siano pieni di colleghi
statunitensi (erano la maggioranza, in effetti)....
non credo proprio che si paghino loro il viaggio, e
non li ho mai visti rifiutare il regalino con sdegno...
;-)

Non mitizziamo sempre questi stracazzo di colleghi
anglosassoni, per favore..... e lo stracazzo di mito
del giornalismo anglosassone, che spesso e volentieri
fa schifo peggio del nostro....

In Italia è uso normalmente accettato che le conferenze
stampa si svolgano in luoghi paradisiaci con il soggiorno
del giornalista pagato dalla ditta su cui dovrebbe scrivere.

Be', smitizza.... io viaggio in media una volta
al mese, ma i luoghi non sono paradisiaci e spesso
non li vedi. Sono stato a Londra tre volte, l'anno
scorso, ma di fatto non vedo nulla di Londra da
circa 15 anni, a parte l'aeroporto e un po' di
periferia. O, per farti un altro esempio, sono
stato a New York a novembre, ma di New York ho visto
solo una superstrada in provincia dove c'era il
nostro albergo e due delle sedi (altrettanto in
provincia) dell'Ibm. E poi, ovvio, di nuovo
l'aeroporto.

Dei regali non parliamone, perchè sono di uso comune.

Non so di che settore parli, ma per noi informatici
i regali sono sempre meno, e di solito non vanno al di
la' della maglietta e del cappellino. Le conferenze
stampa in cui regalano il Pda o un cellulare diventano
per noi leggende metropolitane di cui si parla per anni,
tramandando la leggenda di padre in figlio.

Dove sta quindi la garanzia di imparzialità garantita dall'Ordine?

Sta nel fatto che se anche mi fanno un regalo
nessuno mi vieta di scrivere merda dell'azienda
che mi ha invitato, oppure di non scrivere nulla
(contrariamente ai miei interessi, perche' se non
scrivo non mi pagano; e su questo i miei colleghi
di redazione, con stipendio fisso, sono molto piu'
duri di me) perche' secondo me non c'e' la notizia.

E la volta successiva, la mia redazione
proporra' all'azienda di nuovo me, tanto piu' se ho
scritto in modo molto critico: prendere o lasciare.

Sai, e' (anche) su queste cose che si gioca la
serieta' della rivista. Sia di fronte ai lettori
sia nei confronti delle aziende. E perdere la faccia
vorrebbe dire perdere pubblicita'. Allora: o decidi
che diventi una pubblicazione sovvenzionata dalle
aziende (e tanto vale farsi pagare piu' direttamente:
che cazzo te ne fai dei cappellini?), oppure
punti sui lettori, e devi conservare una buona
immagine, pena la perdita delle paginette pubblicitarie.
Ti e' chiaro?

Non esageriamo a sputare sempre e comunque sui
giornalisti. Non so, su riviste dichiaratamente
commerciali, _forse_, in certi settori (penso a
quello farmaceutico, del quale peraltro non so
nulla) puo' darsi che il giro dei regali e dei
soggiorni influenzi gli articoli, ma nell'ambiente
in cui lavoro io no.

Ti basti sapere che i viaggi sono appannaggio
dei free lancer come me, mentre redattori e
soprattutto capi servizio e capi redattori si
muovono di rado. Per non parlare dei direttori,
che secondo la tua teoria dovrebbero essere dei
piccioni viaggiatori in movimento continuo per
raccogliere chissa' quali ricchi premi e cotillon,
o in vacanza pagata in Polinesia con tutta la famiglia,
mentre preferiscono non staccare piu' il culo
dalla sedia e aggiornarsi leggendo gli articoli
dei collaboratori che loro spediscono in giro (in
viaggi impossibili, con aereo che parte alle
7:30 e ritorna alle 22:30 dopo avere fatto
15 minuti di intervista....)

(Senza offesa per i miei direttori.... ;-)
ma mi e' gia' capitato anche questo, per
esempio con quel (geniale) cafone di Mike Lynch).

D'altra parte, viaggiare a spese delle aziende
per noi e' assolutamente indispensabile, per
aggiornamento. Le nostre riviste non potrebbero
spedirci in giro per il mondo a loro spese,
credo, ma senza viaggiare si resta indietro....

Ti faccio un altro esempio. Sono stato al Cebit
a spese di Siemens, quest'anno. Oltre alle loro
conferenze stampa, avevo poco tempo libero. Bene,
sul Cebit ho scritto su di loro ma ho anche scritto
un pezzo, altrettanto lungo, su tutti i prodotti
presentati al Cebit dai loro concorrenti, dai quali
ho raccolto materiale nel poco tempo che avevo
a disposizione. E non crederai mica che Siemens si
offendera', per questo? No, fa parte del gioco.

Siemens mi paga il viaggio solo per avere la
garanzia che io abbia anche il materiale su di
loro, che altrimenti mi potrebbe essere sfuggito.
Il resto se lo devono giocare a livello di qualita'
dei prodotti e (soprattutto) di qualita' della
comunicazione. Perche' io e miei colleghi ai regalini
e ai gadget non facciamo molto caso, checche' ne
dica Mafe. Tanto, ce li fanno tutti, ma mai nessuno
ci infila in tasca qualcosa di interessante, perche'
sanno che non e' cosi' che funziona.

O... forse.... non sara' anche che, in fondo, noi
giornalisti, non siamo poi cosi' importanti? Siamo
solo dei travet delle conferenze stampa, non dateci
troppo peso, via...
;-)

Ciao a tutti, Fabio.

-- Fabio Metitieri (yukali@tin.it)
http://space.tin.it/computer/f metitie
"Adsl ergo sum" (f.m.)