Guerra all'ottimismo

Visto che ha scaldato così gli animi, vorrei intervenire anch'io sul caso
clinico che coinvolge un'agenzia ed un simpatico vecchietto.

Lo spot di unieuro e tonino guerra è la classica rappresentazione della
schizofrenia che pervade attualmente il mondo della pubblicità e, a
quanto pare, che divide sia pubblico che specialisti.

Io tengo una rubrica sulle nefandezze pubblicitarie e aveo notato lo spot
già da un annetto, anche de l'edizione iniziale era un po' diversa.

Qualcuno la ricorderà, il povero Tonino, nel finale si beccava una bella
cacchina di uccello su un occhio. E' dà lì che il vegliardo ha cominciato
ad essere ottimista. Poi qualcuno avrà detto ai responsabili (o è stata
fatta un approfondita ricerca di mercato -post) che si rischiava di fare
una figura di m... e do sicuro è stato chiesto all'agenzia di rimetterci
le mani.

Ma, chi ha ragione? chi definisce lo spot becero o chi lo definisce un
impero dei segni?

Tenere presente che l'agenzia che lo ha fatto crede nel valore del
testimonial tanto che quai tutti i suoi spot hanno testimonial più o meno
famosi, magari con didascalia. E' vero, Tonino guerra lo conoscono più gli
amanti dell'arte e del cinema che i clienti di un supermercato ma, volete
mettere? quale speaker darebbe tanto pathos ad un concetto così assurdo?

I concetti portanti, credo perfettamente compresi sia dai partecipanti
alla Mlist , sono proprio quelli che tutti hanno citato. Oggi si tende
molto a cercare di costruire una serie di segni portanti, senza
preoccuparsi se questo può dare un risultato gradevole o meno. La
schittata d'uccello era un segno forte, Tonino Guerra e la sua finta
innocenza sono un segno forte, l'ottimismo legato al commercio è
fortissimo. Dal punto di vista strategico tutto fila, l'azienda è contenta
e del pubblico alla maggior parte delle aziende, Unieuro compresa, sembra
non fregargli molto.

E' vero, lo spot fa schifo ma credo sia molto efficace dal punto di vista
teorico. Al pubblico ci pensa la reiterazione del messaggio. E a pensarci
bene, nel mondo della comunicazione pubblicitaria c'è ancora davvero molto
da fare.