Il bon ton, per i vertici aziendali, è un optional?

Salve a tutti! Sono una matricola per mlist e una veterana nella
Comunicazione d'impresa e marketing operativo: questo significa che da
oltre 20 anni entro nelle aziende italiane, soprattutto grandi e medie, più
qualche piccola. Il mio ruolo mi porta a conoscere abbastanza in
profondità gli aspetti che attengono a strategia, organizzazione e
politica aziendale...ma soprattutto alle magagne.

In questi vent'anni tre sono gli aspetti che permangono profondamente
radicati e che ormai dispero di veder attenuarsi: la richiesta di miracoli
(ma come? non avete neanche uno straccio di bacchetta magica?),
l'incompetenza più o meno accentuata (le eccezioni però ci sono,
altrimenti mi sarei già fatta missionaria laica) e l'assoluta mancanza di
galateo aziendale. Poichè amo il mio paese nello
stile britannico (right or wrong, it's my country) mi struggo dal dover
ammettere che i dirigenti italiani troppo spesso si comportano da zoticoni.

Questo è un lungo discorso che non esaurirò certo in un messaggio, ma
stasera ho proprio bisogno di togliermi un sassolino dalla scarpa, che si
riferisce al terzo "neo" della lista: il savoir-faire ...e vivre del
manager italicus.

Qualche mese fa in una occasione di networking (a proposito: anche questo
è un argomento del quale mi piacerebbe discutere con voi: utilità, come e
dove, etc) conosco i vertici della filiale italiana di una nota società
del settore automobilistico. Facciamo quattro chiacchiere, loro
manifestano interesse per una eventuale collaborazione, ci scambiamo i
biglietti da visita e ci risentiamo al telefono. Pare che abbiano dato
incarico recentemente ad una società di Roma per una campagna di leads
generation, che però non sta dando alcun risultato (in oltre un mese di
lavoro).

E' la solita storia: la società precedente non era andata male, ma per la
comune tendenza di voler comprare un buon servizio al prezzo
di un cocomero e un peperone, ne hanno cercata un'altra,
che ha offerto prezzi stracciati ma risultati zero.

Eravamo rimasti d'accordo che quando avessero deciso di
chiudere il rapporto con la seconda società, ci saremmo incontrati per
concordare un test (mica pretendiamo che i clienti comprino a scatola
chiusa! Noi partiamo sempre da un sano, sacrosanto test che serve anche a
"prendersi le misure" reciprocamente). Qualche mese dopo ci chiamano, ci
dicono che sono pronti al salto di qualità e ci fissano un incontro (noi
stiamo a Milano e loro a Roma). Pur avendo una profonda, viscerale
avversione per i mezzi volanti, sfidando la morte (il testamento già l'ho
fatto da tempo: mi sono quindi limitata a raccomandare il gatto a mia
madre...) salgo su un aereo e li raggiungo. Il tipo con cui eravamo in
contatto più stretto arriva un'ora dopo e nel frattempo ci mollano ad un
personaggio ignoto, ma che almeno aveva un ruolo adeguato nella faccenda.

Avrebbe dovuto esserci anche l'Amm.re Del., che però pare sia blindato in
una riunione con l'agenzia di pubblicità per la presentazione della
campagna ed esce mezzo minuto per salutarci e scusarsi. Vabbe', cose che
capitano, ma quando il tuo parigrado cioè amministratore perde una
giornata e si sposta per 800 Km, quantomeno la più elementare cortesia
imporrebbe di avvisarlo in anticipo e lasciar scegliere a lui se
posticipare la riunione o farla lo stesso parlando con gli operativi.

Facciamo buon viso a cattivo gioco, presentiamo la società, la campagna
che intendiamo proporre e via col briefing. Per la regola succitata del
Santo Test, di cui già avevamo i dati per presentarci con un preventivo
pronto da firmare (bhe', viste le location, non è economicamente
vantaggioso sprecare riunioni), lo tiriamo fuori e ci aspettiamo di
tornare all'ovile con le carte firmate (per la cronaca: le opzioni erano
due: da 5.000 e da 10.000 euro...non stiamo parlando di cifre importanti).
Imbarazzo: "abbiamo mano libera, ma per la forma...dovremmo almeno
mostrarlo all'Amm.re Del.....chissà, forse si libera nel pomeriggio.....

Bhe', il nostro aereo parte alle
21.00, decidiamo di andare a pranzo e vedere se la decenza suggerisce a
questi signori di approfittare della pausa per "salvare la forma".
Torniamo e naturalmente nessuno ha potuto distogliere due minuti
l'attenzione del Gran capo che è alle prese con un altro fornitore (non
con un Signor Cliente!). Ci assicurano che nel giro di 48 ore al massimo
avremo le carte firmate per iniziare subito la campagna. Questo succedeva
il 18 maggio. A tutt'oggi, non abbiamo ricevuto una chiamata, il Junior
partner (anche lui iscritto a mlist) ha tentato di contattarli ma si sono
sempre negati (a questo punto è chiaro che di negazione si tratta, dato
che non hanno mai richiamato), e io, da oculato amministratore nonchè
"sciur padrùn" penso che con la cifra impiegata per quella SOLA (visto che
di romani si tratta....) avrei potuto sponsorizzare un ricchissimo
cocktail per l'associazione pro-networking di cui facciamo parte, o anche
-perchè no?- portare i miei collaboratori in un bel posto fuori città o un
mucchio di altre cose più interessanti e più utili. Il punto dolente è che
in genere i dirigenti italiani sono abituati a scialacquare o addirittura
buttare dalla finestra i denari perchè non provengono dalla loro tasca, e
non rispettano nemmeno quelli degli altri, ma soprattutto IL TEMPO altrui,
che è quanto di più prezioso l'uomo possegga e che nel business ha doppio
valore. In una intera giornata si fanno moltissime cose e, perdiana, la
mia sul mercato vale 1500 euro.

Al di là poi del discorso economico, mi sembra che dal punto di vista
della correttezza e del comportamento civile a quei signori bisognerebbe
tirare le orecchie. Sono indecisa se far sapere al Big Boss inglese come
si comportano i loro affiliati italiani. Voi che ne dite?

Alla fin della fiera: mi chiedo quali siano le cause di questo nostro
generalizzato malcostume, di cui quello sopra descritto è solo uno tra i
numerosi episodi nei quali sicuramente ci imbattiamo tutti troppo spesso.
Tra i tanti corsi inutili aria-fritta per manager, perchè non lanciarne
uno che insegni la buona creanza e il giusto comportamento nell'area del
business? Ne avremmo proprio tanto bisogno. Almeno un libro! Potrei
pensare di scriverlo io....potrei chiedere al prof. Raffaele Morelli di
scrivere un capitolo sulle motivazioni psicologiche che agiscono alla base
del Manager Italicus Rusticus, specie -ahimè- ben lungi dall'estinzione....

Auguro una buona giornata (o serata) a tutti voi!

barbara

Barbara Coralli
Managing Director - Senior Partner - Studio Telemaco - Milano
coralli@studiotelemaco.it
www.studiotelemaco.it