Il consumatore e il doganiere...

Anche se nella mia esperienza l'acquisto di libri, dvd e materiali
vari dall'estero e' spesso soddisfacente, trovo molto interessante
questa testimonianza di un mio amico alle prese con l'archeologia
burocratica italiana.

Gianni Lombardi


Testimonianza di un consumatore italiano che ha ordinato alcuni dvd
da un sito americano. Arrivato in pochi giorni in Italia, il
pacchetto si e' arenato in dogana...

"Stamattina sono andato in dogana a prendere il mio pacchetto che
giaceva lì da un mesetto (me lo ha suggerito l'impiegata delle poste
al telefono, ventilandomi un ulteriore mese per la consegna
dall'areoporto a casa mia). Un'esperienza mistica.

La dogana è un gran capannone di cemento, pieno di gabbioni metallici
stipati di pacchi. Su un lato c'è uno sportello tipo ufficio postale,
sull'altro alcune scrivanie.

Ho fatto la coda allo sportello, l'uomo ha esaminato le mie carte
chiaccherando di calcio col collega che beveva il caffè, ha compilato
e timbrato delle scartoffie e poi ha chiamato un ulteriore collega a
voce alta chiedendogli di prendere il pacco n.xxxxxxx.

Il collega è arrivato con calma, ha preso il foglietto col numero e
si è perso tra i gabbioni. Dopo un po' è riapparso col cartone tra le
mani e lo ha appoggiato su un tavolino dietro lo sportello.
L'impiegato mi ha guardato negli occhi famelici e poi mi ha detto che
prima dovevo andare alla scrivania dall'altra parte del capannone per
il rilascio della bolla e il pagamento dell'Iva e del dazio.

Altra coda. Quando tocca a me capisco perchè. Seduto di fronte a me
un signore dai capelli crespi, polo rosa e le chiazze sotto le
ascelle, lo osservo mentre tira fuori un librotto fatto di moduli
risalenti credo agli anni 40. Stampati su carta ingiallita dal tempo,
scritti in bodoni smangiucchiato, quel tipo di cancelleria che ci
riporta ai libretti delle assenze delle elementari negli anni 50-70.

Lui ci mette la CARTA CARBONE in mezzo e li compila a mano, in bella
scrittura. Fa i conti su un foglietto a parte e poi ribatte tutto
sulla calcolatrice. Strappa lo scontrino dalla calcolatrice, lo mette
sulla scrivania ci mette sopra due pesini (un timbro e una gomma) per
farlo stare steso e lo ricopia a mano.
Timbra a destra e a manca e poi mi da il resto, cercandolo in una
grossa busta gialla che ha nel cassetto, piena di euro di tutti i
tagli, accartocciati a cazzo. Non ha le monetine.

Mi chiede se posso cambiare io dai doganieri all'ingresso.
Vado. Cambio. Torno. Pago 20 euro e 52.

Ora lui pinza fotocopie di miei documenti al modulo medievale appena
compilato.
Poi mi da una ricevuta e mi prega di ritornare allo sportello
dell'inizio per pagare 1 euro e 25 di spese postali.
Vado, piccola coda, pago, compilo, consegno.
L'impiegato prende il pacco di carte e le fotocopia tutte, poi allega
le fotocopie ad altre che stanno in una cartelletta verdina. Poi mi
da un registro da firmare.

Poi il pacco. Chiuso. Mi dice: "Che c'è dentro, film?"
Io faccio si con la testa e lui: "Quelle robe lì di Star Trek?"
Io dico : "No, polizieschi giapponesi:"
Lui fa un cenno con la testa come uno che la sa lunga.
Esco. La dogana è dietro l'aeroporto. Il taxi che mi ha portato lì se
ne è andato, ovviamente. Ci ho messo 50 minuti. Mi attende un
chilometrino sotto al sole fino al parcheggio taxi.

Arrivo in ufficio e appendo accuratamente la mia copia del modulo
antico ( si chiama FIGLIA, dice il severo bodoni dell'intestazione)
sopra il Mac. A futura memoria. Come deterrente nel caso volessi fare
ancora il ragazzo moderno e fare shopping in America sulla rete come
ti fanno vedere nelle pubblicità."