Il mito ha solo "tremato"

Buongiorno a tutti.

Visto che si parla della categoria a cui appartengo (non corporazione
anche se a qualcuno sarà venuto in mente), stavolta gioco in casa quando
si parla di tempi di reazione dei media nella notte del terremoto.

1) I presìdi notturni nelle redazioni sono ridotti all'osso, soprattutto
per problemi di costo legati al contratto nazionale (si paga un
supplemento a chi è in redazione dopo le 23). Non c'è nulla di male a
essere in pochi: se la notizia c'è, si richiama la gente al volo.

2) L'elemento chiave della vicenda è il caporedattore presente in
redazione al momento dell'evento: il classico "kiulo di pietra". Non è un
termine offensivo ma un modo colorito per definire un giornalista di
grande esperienza dotato di capacità organizzativa e di uno sviscerato
senso della notizia. E' lui che decide se e come "coprire" l'evento.

3) Protezione civile & C. non hanno il compito di informare
giornalisticamente: non stavamo parlando di media?

Quindi,come giustamente ha scritto Luigi, è solo una questione di risorse
umane... Al Corriere on line c'era di turno al desk uno sveglio, a
Repubblica hanno "bucato" la notizia per quasi un'ora (e dovrebbero
chiedersi il perchè) e all'Ansa (sicuri fosse loro il primo lancio?) non
c'è collegamento tra redazione news e pubblicazione on-line (e anche
questo dovrebbe far riflettere, e tanto).

Al TG5 hanno raggiunto un inviato (della redazione di Milano) che era in
giro per i fatti suoi e lo hanno spedito nel bresciano alle 2 di mattina
("è la stampa, bello" direbbe Bogart).

L'organizzazione del TG5 è ancora molto legata al modello Mentana!! Alla
Rai non è così semplice trovare qualcuno che si prenda la responsabilità
di mandare anche solo un "sottopancia" in video con l'annuncio della
notizia.

Luigi scusa ma Brescia o Abruzzo non c'entra proprio niente: stiamo
parlando di testate nazionali con una rete di corrispondenti e redazioni
locali.

Credi davvero che Repubblica (Gruppo Espresso) non abbia nessuno a Brescia
e che i loro giornalisti non sappiano chi chiamare in zona o che, peggio,
possano arrivare dopo solo perchè sono a Roma?

Cristiana io non trovo nulla di giornalisticamente deludente: questi sono
i tempi di risposta delle persone presenti nelle redazioni in quel momento.
Ognuno di loro ha impiegato un certo tempo per verificare la notizia
(sentire ballare la sedia è un po' poco, così come l'impazienza -
tipicamente interista - non giustifica una notizia inesatta o incompleta),
scriverla, avere il via libera dal responsabile e pubblicarla. E' un tempo
tecnico che, quando le persone sono professionalmente preparate, fa la
differenza tra un prodotto (inteso come testata) e un altro.

Grazie dell'attenzione.

Enrico Ravini

P.S. Non ho capito (colpa mia e me ne scuso ma l'interessato può sempre
mandarmi un fax in redazione per spiegarmelo!!!), il riferimento alla
crisi del Corriere fatto da Riccardo Garavaglia in questo contesto.

Leggendo le pagine di economia dei principali quotidiani nazionali,
(specialmente quelle della primavera scorsa) e bazzicando un pò il settore
a cui fa riferimento Prima Comunicazione, ero convinto che la vicenda
"Corrierone" fosse molto molto più lunga e complessa. Sarebbe interessante
discuterne, magari solo analizzando le strategie di marketing di RCS degli
ultimi dieci anni (perchè il Corriere on line è arrivato con quasi due
anni di ritardo?) ma questo ci porterebbe fuori tema.