Il problema dell'opt-out nelle direttive europee

Rispondo a GianMarco Gabrieli

E' stato varato un documento, da parte dell'organismo comunitario per la
messaggistica della UE, che esclude la necessità del consenso preventivo
per azioni di marketing, ponendosi in contrasto con le leggi italiane che
invece richiedono l'opt-in.

Sono d'accordo con la tua perplessità: l'apertura ai contatti non
richiesti possa portare ad acuire fenomeni di spamming o analoghi. Mi
consola però pensare che l'effetto di un impiego selvaggio di questa
opportunità può avere effetti addirittura contrari a quelli desiderati.

Se dovessi trovare fra mia posta elettronica un messaggio che mi avvisa di
essere iscritto ad una newsletter di una azienda sconosciuta, rimarrei
inizialmente sorpreso, poi infastidito per l'utilizzo improprio del mio
indirizzo di posta, recuperato chissà dove. Se invece ho comprato un libro
tramite un sito e questo, dopo alcune settimane, mi manda una e-mail
indicandomi che è ora possibile leggere un'intervista rilasciata
dall'autore, questo forse mi potrebbe interessare.

Volendo analizzare questi due esempi, si potrebbe dire che un messaggio
opt-out è tanto più efficace:

  • quanto più è targhetizzato;
  • quanto meno assomiglia a pura pobblicità e offre invece un servizio;
  • quanto più è nota (o intuibile) la fonte alla quale il mittente ha
  • attinto il nostro indirizzo.

    Se queste sono le condizioni perché l'opt-out sopravviva, forse può essere
    persino accettabile.

    Opt-in oppure opt-out? Questo è il dilemma!
    http://www.timetomarket.it/art _ne1_06-07-01.htm

    Marco Canazza
    marco.canazza@tin.it
    www.timetomarket.it