Imbrogli e pecunia

Mi sembra di cogliere un odorino strano nel dibattito sulle graduatorie
truccate nei motori di ricerca. Dobbiamo, anche questa volta, "turarci il
naso" in base al principio che "pecunia non olet"?

Correggetemi se sbaglio... ma a me sembra che "motori" storicamente
affermati si siano suicidati per ingordigia vendendo le "graduatorie" e di
conseguenza funzionando sempre peggio. Cosi' arriva Google, che promette
di non farlo - e, per quanto ne so, mantiene la promessa. Questo e' uno
dei motivi per cui Google li ha sbaragliati tutti. E, se non sbaglio, e'
in buona salute anche economica.

So che l'etica e la correttezza non sono di moda, ma non credo che sia
sensato confondere i valori. Si puo' diventare ricchi in tanti modi, ma
non mi sembra un buon motivo per confondere mercato con corruzione,
marketing con imbroglio. Ne' mi sembra confermato che l'unico modo per
fare "buon business" sia trattare i clienti da cretini.

Vi risulta che Amazon per fare profitti si sia messa a vendere le
recensioni e valutazioni dei libri o a truccare il "search" facendosi
pagare dagli editori? A me pare di no... ma, se cosi' fosse, sarebbe il
momento di abbandonarla. E sarebbe un'ottima occasione per qualcun altro
che volesse farle seriamente concorrenza.

Ogni tanto i nodi vengono al pettine. Vedi Enron, vedi Andersen,
eccetera.

Ci sono stati, e temo che ci siano ancora, medici che fanno le ricette non
in base a cio' che serve al paziente ma ai soldi che prendono dalle case
farmaceutiche. Ma quel comportamento non si chiama medicina, si chiama
comparaggio. Ed e' giustamente considerato criminale.

Insomma a me piace la chiarezza. Marketing e' un concetto (e un mestiere)
sostanzialmente diverso da quello che in gergo si chiama marchetting, con
l'accento sulla e.

Ciao Elena, ciao tutti

Giancarlo Livraghi