Incompetenza imprenditoriale o training autogeno?

Ciao a tutta la lista.

Condivido pienamente quanto dice Leonardo Lasala e la serena visione "anni
'70" di Eleonora Rambaldi (anche se personalmente sono un po' più
individualista e convinto che ciascuno paga, o incassa, le scelte che fa
indipendentemente dalle aziende che frequenta).

Il fatto è che, in periodi di vacche grasse, gli incompetenti prosperano e
tutto è facile.

Proprio perché "è di moda e se non costa fa fine" non solo sedicenti
esperti web ma anche sedicenti agenzie, improvvisati webmaster e
"facitori" di siti hanno prosperato come gramigna sulle spalle delle
aziende (concimati da management più o meno fessacchiotti e trascinati
dall'onda web).

Mi ricorda un po' gli anni d'oro della "réclame" (i '60/70) in cui
qualunque pittore era un art director e qualunque venditore di spazi
pubblicitari parlava di strategie perché era un eletto del magico mondo
(non divago anche sull'House Agency, ma i fallimenti di progetti del
genere sono innumerevoli, perché alla fine il dipendente interno si
"siede" perché non ha mai l'ansia di dare il meglio che ha un esterno che
sa di poter essere congedato in qualunque momento).

E proprio perché era "il futuro che non c'era" molti giovani (ma non solo:
anche dirigenti di prim'ordine di mia conoscenza) hanno abboccato a Blu.

La domanda da farsi è: gli azionisti di Blu sapevano di truffare i propri
dipendenti raccontando una favoletta che "non c'era" (modello Ken Lay in
Enron) o, cosa ancor più tragica, si raccontavano anche loro da soli la
stessa favoletta allo specchio al mattino? Temo di propendere per questa
seconda ipotesi.

Luca
lcenci@vesperteam.com