Incompetenza imprenditoriale...

Ciao a tutti,

prendo spunto da un passaggio di Luca Cenci per lanciare una discussione
molto importante sulla competenza imprenditoriale e sulla valutazione del
web.

Luca Cenci wrote:

<< Io credo, essendo uno che più di dieci anni fa ha buttato alle ortiche il
posto fisso per provarci da solo, che qualunque dipendente debba valutare
la società in cui va a lavorare.>>

Parto da questa considerazione fondamentale. In un mercato "normale" è il
dipendente che decide la propria mobilità. Ma questo in un mercato
normale: il nostro non mi sembra un mercato del lavoro equilibrato.
Soprattutto nel campo del web c'è un'ottica di sfruttamento delle
competenze altrui che è spaventoso. Contestualmente le imprese hanno una
grossa colpa: non sono capaci di valutare il proprio personale. Posso
portare alla lista un esempio personale.

In una delle mie ultimissime esperienze professionali, ho conosciuto un
giovane che ricopriva nell'azienda in questione il ruolo di responsabile
web. Questa persona ha una grande capacità che alla fine gli riconosco: è
riuscito in tre-quattro anni a superare una serie di difficoltà vendendo
fumo al datore di lavoro azienda. L'impresa infatti ha sempre considerato
il web come un optional di lusso. Se non crea costi aggiuntivi, si può
tenere:)

Ad un certo punto, seguendo la strategia delle "pecore" anche l'azienda ha
deciso di seguire con maggior decisione la strada della rete internet. E
qui sono incominciati i "dolori" per il giovane venditore di fumo. Però,
il nostro protagonista è un furbetto: riesce così a farsi assegnare una
persona molto valida, alle sue dipendenze esclusive e senza possibilità di
contatto con la direzione aziendale, con la qualifica di webmaster.

Passa un ulteriore anno è la strada del web va seguita con decisione: a
questo punto anche la copertura del webmaster rischia di saltare, non
avendo alle spalle una guida organizzativa valida. Tutti i colleghi di
lavoro comprendono che il giovane venditore di fumo non è stato così
intelligente da usufruire degli insegnamenti del suo collega. Tutti tranne
la DIREZIONE che continua a brancolare nel buio.

A questo punto, il mago della rete entra in contatto con il sottoscritto
che ricopre nell'azienda un ruolo che ha diversi legami con il web. In
tutta buona fede cado anche io "nella cortina di fumo" dando numerose idee
e contributi (accecato dal mito dell'interesse aziendale) al furbetto che
riesce così a fare qualche passo avanti. Un giorno però la direzione mi
chiede buone nuove sul lavoro svolto, ed io in questa occasione accenno
del lavoro sul web. A questo punto la sorpresa è per entrambe le parti:

  • la direzione non sa del lavoro svolto;
  • io non sapevo che la direzione non sapeva.
  • Le sorprese non sono finite: dopo un paio d'ore il furbetto mi chiama
    pregandomi di non interessarmi più della questione web, occorrendo un solo
    referente!?!?!? La mia risposta è che del mio lavoro sono io il referente
    e nessun altro. Allo stato attuale, l'azienda ha soltanto "intuito" che
    questa persona non è in grado di svolgere il proprio ruolo.

    La piena conferma della totale incapacità professionale della persona,
    avrà effetti gravissimi per l'impresa: un sicuro sfascio sulla rete (con
    conseguenze gravissime in termini pubblicitari).

    Questo semplice esempio, classico della vita aziendale, è rappresentativo
    di uno stato di fatto: le imprese non riescono a valutare adeguatamente il
    proprio personale e considerano la rete internet e il web come un qualcosa
    di aggiuntivo.

    Mi piacerebbe conoscere vostre valutazioni in merito.

    Grazie
    Leonardo Lasala