Industria cinematografica: Scelte obsolete

Ciao Elena e un ben ritrovati a tutti.

Desidererei aprire con voi la questione: "Cinema, ma il marketing
esiste?"...

L'industria cinematografica sta continuando a perpretare dei modelli
distributivi obsoleti. Se si osservano le programmazioni delle sale
http://www.mymovies.it permette di monitorare le sale di tutta Italia) si
nota immediatamente come tutte presentino la medesima programmazione.

Quando si differenzia minimamente, è perchè un altro cinema dello
stesso gruppo compensa il vuoto.

Perchè lo fanno? Da un lato le case distributrici spingono più alcuni
titoli di altri, dall'altro c'è l'ansia di riempire i posti. Succede
così che, fatta eccezione per l'uscita di quei 3-4 collossal all'anno
(siamo sicuri, poi, che siano così tanti?), ci si ritrova con le sale
mezze vuote pur avendo un'offerta di 10-15 titoli. Si hanno i dati
Istat che mostrano una disaffezione crescente al cinema, i dati sulla
pirateria sempre più preoccupanti (dove la maggior parte di download
stanno in film che non arrivano nel circuito distributivo) e il settore
in crisi nera (se aggiungiamo la produzione nazionale arriviamo al
suicidio).

Ciò che non va nel modello sono i circuiti cinematografici che, per
incapacità o mancanza di volontà, non fanno strategia di offerta e,
anzi, la subiscono pesantemente dalle Major.

Inoltre proprio le Major,
per spingere meglio le proprie produzioni, creano i propri circuiti
cinematografici. Si ha, quindi, da un lato le grosse catene
cinematografiche (controllate dalle major) che offrono una determinata
linea di prodotti e dall'altro i piccoli che cercano di rosicare un po'
della torta riservata alle grosse sale, proiettando gli stessi film.
Così in inverno ed in estate tutti avranno le sale mezze vuote.

Ecco che la sopravvivenza arriva cercando nuove strade e nuove
strategie di offerta. Attuare una vera politica di differenziazione non
significa non proporre "il Codice Da Vinci" di turno, bensì creare
un'offerta  ralmente verticale e segmentata su target specifici. La
classica segmentazione per fascia di età (cinema dei bambini, cinema
adolescenziale, cinema adulto) non è più sufficiente. Esistono dei
profili di "consumatori-spettatori" che sono accomunati, più che da
stili di vita e caratteristiche demografiche, da vere e proprie
passioni, da medesimi interessi culturali, ecc. E' possibile andare a
catturare quei cinefili che oramai i film se li guardano in DVD
importati o, peggio, in DIVX scaricati dalla rete (perchè in italia non
li trovano).

Per le stesse Major rappresenta un'opportunità di business, un nuovo
segmento di offerta che non va in concorrenza con i loro big. Lo
sviluppo di un segmento d'avanguardia, permette inoltre la possibilità
di avere un costante focus group su nuove proposte che, qualora
funzionino, diventano filone di massa e quindi fa rientrare
ulteriormente degli investimenti.

Ciao a tutti e a presto

Simone Favaro