Informazione, giornalisti, venditori e communities (was: complimenti a Giovanni Padula)

Cara lista (per non far torto a chicchessia),

alcuni interventi degli ultimi giorni mi provocano, e io ti scrivo.

Giornali VS newsgroups? Giornalisti VS membri delle communities?
E perchè? Per cambiare il sistema dell'informazione? Per avere
informazione non filtrata? Per poter dire la propria?

[Marco Basile]
Anch'io non sono d'accordo sull'affievolirsi dell'importanza delle
professioni giornalistiche tradizionali in seguito all'affermarsi delle
community. Anzi la realtà filtrata attraverso una linea editoriale,
piuttosto che dal pensiero del singolo giornalista, è il sale delle
discussioni e l'inizio di analisi critiche che sono alla base dello
scambio di idee.
Da utente/lettore sono convinto che uno dei compiti degli organi di
informazione, grazie alla pluralità delle loro fonti, è quello di
portare alla mia attenzione una serie di notizie.

Certamente detta così... Come si fa? Dove andremmo a leggerci non solo le
notizie, ma anche quei commenti (editoriali, articolesse, elzeviri...) che
tanto ci piacciono, anche solo per entusiamarci di Tizio e/o arrabbiarci
con Caio? Come peraltro fanno gli italiani che leggono i giornali.

[Fabio Metitieri]
Gia'. E sarebbe ora di dirlo: i newsgroup, le liste, ecc. (che spesso non
sono neppure comunita') non sono fatti per produrre informazione, ma per
dare spazi di interazione e di discussione. Farei forse un'eccezione per
le liste editate o almeno moderate che sono gestite da professionisti di
un determinato settore

Attenzione: pur essendo condivisibile in linea generale il contenuto di
questa frase (e di molte che seguono) scritte da Fabio, la presunta (e
presumibile) confidenza dei membri di questa lista con la rete e con i
suoi molteplici e multiformi aspetti ci fa porre dei necessari "distinguo".

Distinguo tra montagne di "fuffa" pubblicata in rete (e su molti giornali,
of course, da gente che passò un esame nel millennio scorso e ritenne poi
che il mondo si fermasse ad Archimede, Aldo Moro, Benedetto Croce e Meucci
/ Bell) e montagne di "perle" pubblicate in rete (da gente cui nessun
editore o direttore chiederebbe di scrivere un articolo) e sui giornali
(ovvio!).

Esistono newsgroups, liste e anche (!) siti aziendali dove l'informazione
è precisa, esauriente, aggiornata (un esempio? it.comp.as400).

Molta informazione tecnica, ad esempio, si trova nelle communities, a
prescindere dalla definizione (di Fabio, di Mafe, di chiunque) perchè
quello che ci frega (tutti) è l'intento classificatorio che rende vecchio
stasera quel che io scrivo oggi.

La qualità dell'informazione è il problema, sia nelle risorse libere della
rete che sui giornali (ah, i capiredattori di una volta...).

E se un'azienda, per vendere meglio il suo prodotto o per assistermi
post-vendita, mi offre notizie continuamente aggiornate (che troverei
certamente altrove, sia chiaro) e precise, le dico grazie. E se un
appassionato di tennis realizza un sito unofficial aggiornato tutte le
sere, e copre un buco che i giornali lasciano? E se alcuni maniaci ti
informano tramite newsgroup della ripresa del tuo serial preferito che la
tua rete preferita non ha ancora annunciato?

Concludendo: tutti vendiamo qualcosa (beni servizi informazione
comunicazione consigli pareri opinioni) anche quando scriviamo alle
communities, cambia solo la moneta (lire sterline dollari cambiomerce,
oppure notorietà soddisfazione autocompiacimento stima e/o
affettodeglialtri) con cui siamo ricompensati. Non nascondiamoci dietro
alle polemiche sulle professioni (anche quelle di fede) e le
professionalità o i dilettantismi, e cechiamo di essere laici, pragmatici
ed intellettualmente onesti. Se non esistessero "alternativi", saremmo
tutti figli e figliastri di Mamma M*soft e zio Silvio (con tutto il
rispetto per chi lavora e produce, e con tutto il disprezzo possibile per
chi crede che la ragione stia sempre da una parte sola).

Sempre disponibile a proseguire la discussione, con stima per tutti

Matteo Lucchini