io parlo tu ascolti, tu ascolti e io parlo

La promessa fatta da Giulio Malgara e dagli altri membri del comitato di
presidenza dell'ormai imminente Congresso della Pubblicità in occasione
della presentazione dell'evento, lo scorso 10 ottobre, è stata mantenuta.
Allora, il presidente di Upa, e quelli di AssoComunicazione e Tp, Enrico
Montangero e Gianni Cottardo, avevano preannunciato una campagna a
favore del rilancio dei consumi. E in questi giorni, l'iniziativa prende
il via, sui quotidiani, con un annuncio che durerà fino al Congresso
romano. A firmare la creatività è Emanuele Pirella, che ha già ideato il
marchio del Congresso stesso. "I nuovi annunci - spiega Malgara - sono
ispirati proprio al logo del Congresso, "Io parlo, tu ascolti. Tu parli,
io ascolto", presentandone la variante: "Io consumo, tu cresci. Tu
consumi, io cresco",

scusate ma, nella mia incommensurabile ignoranza, dubito assai che il
"rilancio dei consumi"
possa dipendere dalla pubblicita' e dai pubblicitari in genere.
Ci vuole ben altro! :)

e suggerendo che la pubblicità è una ricchezza per l'economia.
Il messaggio che desideriamo lanciare a Roma è che la società, i
consumatori, devono trovare un valido alleato nella pubblicità nel loro
desiderio di reagire alla situazione depressiva che rischia di
svilupparsi di fronte alla crisi internazionale e alla recessione
economica. La pubblicità deve e può svolgere un ruolo decisivo in questo
contesto, rinnovando l'interesse per i consumi: non solo come atti di
acquisto, ma anche come voglia di uscire, comprare libri, andare al
cinema, alle mostre e nei ristoranti.

sono stupidaggini. La gente spende se ha i soldi, o se prevede di averne
:) Esce se ci sono posti decenti e vivibili in cui andare, non se glielo
dice la pubblicita'. Consuma se ha fiducia nella societa' in cui vive, se
fa progetti, non se deve tirare a campare...

Quella della pubblicita' come "alleato dei consumatori", poi, è un'idea
ridicola, specie in Italia.

Signori, di quale "alleato" si va cianciando? Ma lo sapete che nel nostro
paese non esiste neppure una seria legislazione che PUNISCA la pubblicita'
ingannevole? Uno straccetto di legge e' arrivato nel 1992 [D.L. 74/92],
cioe' otto anni dopo la direttiva europea [84/450/CEE]. Ma il
"recepimento" e' stato fatto, come sempre, all'italiana. In sostanza chi
fa pubblicita' ingannevole, qui da noi (all'estero non so) non rischia
*nulla*.

L'Authority interviene in tempi biblici (leggi a campagna conclusa) e con
provvedimenti ridicoli, tipo la pubblicazione del trafiletto su un
giornale. Solo nel caso della reiterazione della campagna ingannevole,
nonostante la diffida dell'Authority, "scattano" le sanzioni di... qualche
milione di lire!

Immaginatevi quale terrore possano suscitare due o tre milioni di multa in
aziende che fatturano migliaia di miliardi l'anno. Il gruppo Telecom
Italia, tanto per non far nomi, ha collezionato centinaia di condanne
negli ultimi anni, eppure continua imperterrito a collezionarne ancora,
come se nulla fosse. Tanto cosa rischia? Niente.

Non so dove vivano i signori pubblicitari ma, se vivono su questo pianeta,
mi pare che abitino ben lontani dal piano terra.