L'esempio di Esperya (was: Comunità virtuali per il business aziendale)

Gaia Provvedi scrive:

Per Antonio Tombolini
Grazie per il tuo intervento,
forse mi sono spiegata male io ma sono perfettamente d'accordo con la
tua opinione e l'approccio della mia tesi
è proprio quello di analizzare come questi fenomeni siano così
"naturali" nella popolazione di internet che andrebbero sfruttati dalle
aziende Se un gruppo di consumatori si organizza o aggrega in una
comunità è importante per l'azienda fornire gli strumenti di supporto
allo scambio di informazioni per beneficiarne lei stessa.

Io credo che Tombolini volesse sostenere proprio il contrario, a mio
parere la community di Esperya non è nata con l'intento di sfruttare
alcunché e la fedeltà dei suoi componenti va ben al di là di qualsiasi
intento commerciale.

Non vi trovo niente di "naturale", ma molto di sapientemente costruito e
non solo con il duro lavoro ma anche con tanta capacità di vendita e tanta
fantasia commerciale (il "Pacco del diffidente" è un invenzione geniale
nel campo dell'E-Commerce, altroche piani di marketing asettici costruiti
a tavolino, senza cuore e senz'anima!).

I danni cominciano proprio quando, come tu dici, è l'azienda dall'alto a
fornire gli strumenti di supporto allo scambio di informazioni "per
beneficiarne lei stessa". Se così fosse Esperya avrebbe dovuto continuare
tranquillamente anche senza Tombolini. Ma così non è stato, basta
confrontare il tristissimo forum post-Tombolini con l'allegro e
propositivo forum di Vyta. E Vyta per ore non offre niente di più di uno
spazio comune, senza fronzoli e senza pretese faraoniche.

Guai a chi vuole irrigidire e controllare questi fenomenti per
"sfruttarli" senza avere la fantasia e il talento emozianale necessari.

Tombolini ha questo talento e molto altro ancora ed è questo, a mio
modesto parere uno dei segreti del suo successo (un altro è quello di
essersene sempre infischiato di guru e guruese, il suo sito era quanto di
più lontano ci fosse dalle direttive dei santoni di usability e compagnia
bella, ma provate a chiedergli se i suoi utenti se ne sono mai
dispiaciuti).

Studiare e analizzare (con un minimo di onestà intellettuale ovviamente e
senza riserve mentali) un fenomeno come questo, secondo me aiuta a capire
molto di più che non tonnellate di noiosissime case history e di
improbabili business plan.

P.S. Non sono sul libro-paga di Tombolini ;-)

saluti a tutti e che la fantasia sia con voi

stefano govoni