La distrazione dei lettori italiani

Ciao a tutti,

Leonardo La Sala:

Fiducia alla gente dunque: chi vende la propria professionalità si
squalifica agli occhi del pubblico. Non c'è strategia di marketing che
tenga.
In merito mi piacerebbe ascoltare l'opinione dei giornalisti e
collaboratori giornalistici presenti su Mlist.

Come ho gia' scritto piu' volte su altre liste, considero
quelli italiani dei lettori particolarmente pigri e
disattenti, che di solito non notano la firma di un articolo
o non se la ricordano e che amano scrivere alla redazione
solo con la speranza di parlare con i grandi nomi per avere
un po' di gloria.

Scrivo a tempo pieno dall'inizio del 1997 (solo e sempre di Internet e di
informatica, non ho altre esperienze), ho pubblicato credo su una
quindicina di testate, sia consumer sia iper specialistiche, e ho prodotto
(contando le riedizioni) 4 libri.

Il tutto (quasi) sempre con la mia firma, molto di rado con pseudonimi e
spesso con a fianco l'indirizzo email. Da anni
ho comunque pagine on line rintracciabilissime (visto il mio cognome poco
comune) con email e (se cercate bene) anche
indirizzo e numeri di telefono e di cellulare. Da sempre
rispondo a tutte le mail personali che ricevo.

Bene, dal 1997 a oggi, forse ho ricevuto 10 (dieci) mail
da lettori dei miei libri o dei miei articoli (esclusi i diretti
interessati e gli addetti ai lavori, per i quali il discorso cambia).
Volendo, possiamo aggiungerci le mail di altri 20 laureandi o dottorandi
in cerca di bibliografie e consigli vari. Stop. In quasi sei anni e senza
contare quanto ho pubblicato per
hobby tra il 1994 e il 1997.

E non ditemi che non mi ha mai letto nessuno, perche'
se Week.it e' iper specializzata e in distribuzione controllata, testate
come Jack e Panorama Web tirano da 300 a
600 mila copie. Persino Virtual, dove tenevo una rubrica
di risposte ai lettori alla quale non scriveva mai nessuno,
tirava 45 mila copie.

Non mi risulta che i miei colleghi siano sommersi di posta.

Io potrei pensare che i miei pezzi sono sempre perfetti
e non hanno bisogno di critiche ne' di chiarimenti, ma piu' correttamente
interpreto il tutto come pigrizia e distrazione
del lettore medio italiano.

Il che del resto si traduce nella scelta di molte testate
diciamo "main stream" o "consumer" di utilizzare i
"piu' giornalisti" e i "non tecnici" anche per gli argomenti tecnici. E
negli svarioni che spesso si leggono in giro.

D'altra parte, gli esempi ormai classici per la nostra
categoria sono il "Negroponte inventore di Internet" di
Furio Colombo, molti anni fa, e il "teletrasporto" secondo Vittorio
Zucconi, piu' di recente. Dato che questi svarionisti
(e di certo altri, che non ho notato o non ricordo) sono,
detto oggettivamente e senza ironia, tra i piu' bravi professionisti sulle
scene italiane, i colleghi si adeguano...

Oddio, e' anche vero che ogni tanto qualche rivista
"finto-tecnicheggiante" perde quota e certi direttori,
teorici del "giornalismo puro e generalista", saltano,
ma capita abbastanza di rado e mai tra le lettere di
protesta dei lettori, che semplicemente passano a
un'altra rivista, senza dire nulla (e non e' detto che lo
facciano in nome della qualita' dei contenuti).

Insomma (ed e' giusto il periodo): viviamo nell'Italia dei calendari, no?
Si prende la Ferrilli e la "tiratura" si alza; quindi non importa se,
chesso', si presenta il Gprs come
un concorrente del Wap. Chi ci fa caso?

Alla pigrizia dei lettori e' molto facile che segua un po'
di riluttanza da parte dei giornalisti a studiare a fondo
le questioni che conoscono meno. Chi ce lo fa fare,
di perdere ore a studiare un'architettura o un protocollo,
a fare interviste o a farci dare i prodotti da testare,
quando tutto si puo' risolvere con un bel titolo a effetto
su I-mode che sbanchera' anche in Europa per la sua
superiorita' tecnologica, o sul Wi Fi che impedira' la
diffusione dell'Umts?

Detto questo, per tornare con piu' precisione alla tua
esatta domanda, credo proprio che il lettore medio
di una rivista, soprattutto nel caso di riviste non
specializzate, non sia in grado di riconoscere una
marketta. IMO non gli passa manco per l'anticamera
del cervello, a parte forse una minoranza di pessimisti
cosmici per i quali e' scontato che tutti i giornalisti
siano delle puttane.

Credo comunque che il peccato maggiore (parlo sempre
del mio settore, non conosco gli altri) non siano le markette,
ma lo svarionismo spicciolo e sempre piu' diffuso, che
nel 99% dei casi passa inosservato.

Ciao a tutti, Fabio.

-- Fabio Metitieri (yukali@tin.it) http://space.tin.it/computer/f metitie
"Adsl ergo sum" (f.m.)