La "napsterizzazione" della giustizia.

Cari listaroli, e' di questi giorni l'accesa discussione intorno alla
sentenza "Napster" (sulla quale credo siate tutti superinformati...), e
una recente notizia riportata su La Repubblica (12-2-2001) mi rende
particolarmente orgogliosa di essere italiana, essendo proprio italiano
il caso di "napsterizzazione della giustizia"!!

Il caso in questione e' un'assoluzione (totalmente in contrasto con la
nuova legge anti-pirateria) di extracomunitari costretti, per necessita'
(alias sopravvivenza) a vendere in strada le copie degli ultimi successi
musicali. Una sentenza controcorrente, ma perfettamente in sintonia con la
"New Economy", emessa dal giudice del Tribunale di Roma Gennaro
Francione, che ha deciso di non processare quattro venditori ambulanti
senegalesi fermati mentre vendevano compact disk "fuorilegge" nelle vie
del centro di Roma.

Ecco le motivazioni del verdetto (riportate dall'articolo):"La legge e la
giustizia vanno applicate in nome del popolo al quale spetta la sovranita'
e il metro di queta sintonia e' proprio la rispondenza piena del popolo
alle leggi penali emanate dal Parlamento, il quale puo' andare
controcorrente quando contraddica lo spirito del comune sentire,
incorrendo in tal maniera di fatto nella disapplicazione della norma
scritta. Nel caso specifico la norma repressiva e' desueta di fatto per
l'abitudine di molte persone di tutti i ceti sociali che ricorrono
all'acquisto dei cd per strada o li scaricano da Internet (n.d.r. non i
cd, ma i file MP3). Inoltre (rileva il magistrato) nella vendita dei cd
falsi il danno sociale e' in concreto inesistente per analogia con la
diffusione anticopyright dell'arte libera e gratuita in rete."

Ovviamente il giudice non esclude che vi possa essere un risarcimento
civilistico alla SIAE, e dispone il sequestro e la distruzione del
materiale. Citando poi il caso Napster afferma "Anche grossi network come
Napster si sono mossi da tempo in senso anticopyright ed hanno permesso
copie di massa". Nel verdetto viene sottolineato anche come le case
discografiche siano "oligarchie produttive di arte che impongono prezzi
alti, contrari ad un'economia umanistica, con economia anzi diseducativa
per i giovani spesso privi del denaro necessario per acquistare i loro
prodotti preferiti e spinti a ricorrere in rete a forme diffuse di
pirateria riequilibratrice".

Se questa sentenza vi lascia piacevolmente stupiti, non pensate che sia
scontato che ve ne siamo altre in futuro, vista la particolarita' del
giudice in questione, Gennaro Francione, noto scrittore di romanzi e
saggi, oltre che fondatore del Movimento Medioevo Atomico fondato
sull'Antiarte
2000 e sulla Fratellanza del Libero Spirito Artistico, cui hanno aderito
anche personalita' illustri del panorama culturale e artistico
internazionale.

Si tratta in ogni caso di una sentenza che potrebbe essere un punto di
partenza o restare una "provocazione" inutile. Napster ha cambiato il modo
di concepire (e sfruttare) il copyright e anche se piacerebbe a ciascuno
di noi che 54 milioni di utenti (quelli di Napster) costituissero quello
che il giudice Francione chiama lo "spirito del comune sentire", di fatto
la legge continua a tutelare (e proteggere) le grandi multinazionali,
piu' che l'autore o il cittadino stesso.

Viva l'Italia e Viva Napster! :-)))
E-ntusiasticamente,
Simonetta