La rivoluzione dei blog

Ciao a tutti,

dell'intervento di Mafe de Baggis, tralascio alcune
perplessita' che mi hanno suscitato i suoi ragionamenti
sul Roi, dato che di economia, ai tempi, ne avevo
studiata poca. Colgo pero' la provocazione che mi
rivolge direttamente:

Eh, ma perche' tu ti ostini a fare lo snob con i blog, che invece sono
maledettamente interessanti :D

Mafe, non ho mai detto che non sono interessanti. Dico
solo che non sono 'maledettamente' interessanti.

Di fatto, i blog io li frequento, come sai benissimo, e non
sono per nulla snob. Non ne apro uno mio per pigrizia e
per mancanza di tempo, o perche' mi diverto di piu' a
saprofitizzare quelli altrui.

Dei discorsi che si fanno sui blog, contesto pero':

1) che siano la killer application dell'Internet di oggi
('maledettamente' interessanti, appunto);

2) che migliorino l'informazione (nel senso spiegato
da Dan Gillmor, o anche da Joi Ito, e con una certa
moderazione, ma spesso ripreso senza moderazione
ne' ritegno da molti bloggher, anche nostrani).

Sul punto uno, non nego che i blog abbiano reso il
Cms - e quindi la pubblicazione personale su Web -
accessibile a tutti e a costo quasi zero, in un panorama
dove prima esistevano solo strumenti professionali da
80 mila dollari per installazione. Ma gli strumenti in
Internet diventano sempre piu' numerosi e la storia
finora dimostra che quelli nuovi si affiancano a quelli
vecchi, senza sostituirli.

Persino Irc e i newsgroup, seppure ripiegati al ruolo
di strumenti molto elitari (ma non molto piu' elitari dei
blog, direi, anche se non ho voglia di fare mente locale
sui numeri dei rispettivi utenti attivi) esistono e prosperano
ancora. Allo stesso modo, i blog non rimpiazzano nulla
di preesistente, neppure le classiche home page statiche,
e sono solo uno strumento tra i tanti oggi disponibili
on line. Insomma, se si desidera pubblicare contenuti
in Rete, e con una struttura ad articoli, allora e' probabile
che sia utile usare lo strumento blog. Stop.

Del resto, mi pare di avere gia' osservato sul tuo blog
che dal punto di vista della comunicazione i blog e i
forum, tutto sommato, non sono poi cosi' diversi; oppure,
come dico sempre, io uso i commenti dei blog come
se fossero liste di discussione. Quindi gli strumenti
oggi sono cosi' versatili da diventare in molti casi
intercambiabili, mode a parte.

Sul punto due, ribadisco ancora una volta: a me, come
giornalista che si occupa di Ict, i blog servono veramente
a poco. E, ovvio, non chiamiamo blog, in questo caso,
la pagina di una rivista tecnica che e' stata ridisegnata
in formato blog, perche' quella resta pur sempre una
rivista on line, con tanto di redazione piu' o meno seria,
e non un blog. Tra i blog veri e propri, in Italia di interessanti
per l'Ict non ce ne sono (e chiedo sempre di segnalarmene)
e anche a livello internazionale non sono molti e sono
comunque seppelliti da una valanga di post rumorosi e
inutili, tanto che di solito e' meglio farne a meno.

Per il grande pubblico - me compreso quando cerco
informazioni non sulla mia materia - di nuovo, i blog
costituiscono una massa informe, non informazione.

Il problema della valutazione delle fonti e' sempre
esistito, anche prima di Internet e di certo in Rete e'
diventato importante gia' con la diffusione del Web, prima
dei blog, eppure con i blog, dove e' costume non tenere
dei blog specializzati e mescolare piu' argomenti, con sia
i post "fuffosi" sia quelli seri, e ancora dove chiunque si
sente in diritto di parlare con tono anche autorevole di
qualsiasi tema (e da notare: questa tendenza secondo me
e' decisamente maggiore sui blog che sulle pagine Web
tradizionali o persino su una mailing list), per un lettore
che cerchi informazione su un determinato argomento senza
esserne un esperto e' il caos.

Quanto alle reti di reputazione che risolverebbero tutti
questi problemi, ho gia' scritto piu' volte cosa ne
penso: una minoranza di utenti di Internet (i bloggher piu'
attivi, appunto) sta prendendo l'abitudine di dare credito
solo agli altri bloggher che secondo loro sono i piu' simpatici,
ripudiando le altre fonti di informazine e ricreando di
fatto - in un mondo globalizzato! - dei meccanismi simili
a quelli che esistevano nei villaggetti sperduti di qualche
secolo fa, dove solo chi era conosciuto veniva ascoltato.

Che tutto questo venga descritto come un fenomeno che
sara' destinano a rivoluzionare il sistema complessivo
dell'informazione, e anzi, che gia' lo sta rivoluzionando,
a me francamente pare ridicolo.

Internet sta rivoluzionando l'informazione, certo. Ma non
sono i blog a farlo. E' una rivoluzione che e' data da un
lato dalla disponibilita' delle fonti on line (che non sono
quasi mai dei blog) e dall'altro lato dalle infinite possibilita'
di comunicazione offerte dalle Rete (con una conversazione
globale di cui i blog non sono che una parte ancora molto
piccola).

Ben vengano i blog, quindi, con cui ci si puo' divertire,
si puo' pubblicare facilmente on line qualsiasi cosa,
con i quali a volte si puo' anche trovare qualche
informazione interessante, ma, please, non parlatemi
di 'rivoluzione' o di strumenti 'maledettamente' interessanti.

E ci sarebbe un terzo punto, da considerare: i blog
come strumenti comunitari. Anche qui, a me pare che

  • soprattutto in Italia - si siano creati solo piccoli villaggi
  • ancora elitari, molto autoreferenziali, tendenzialmente
    chiusi e un po' sclerotici, non grandi e vivaci comunita'
    aperte. Ma questo discorso sarebbe troppo lungo e molto
    soggettivo. E poi i blog sono ancora giovani, forse devono
    ancora crescere.

    Ciao a tutti, Fabio.

    -- Fabio Metitieri - Icq n. 8312289
    "Take me to the movies, 'cause I like to sit in the dark" (Laurie
    Anderson)