La situazione del Venture Capital

Buongiorno a tutti,

Mi inserisco per confermare alcune delle osservazioni che sono state fatte
in merito all'attuale situazione del Venture Capital.

Sono molti gli operatori a ritenere che il rallentamento degli
investimenti di Venture Capital registratosi nei primi sei mesi di
quest'anno non sia una crisi, ma, un positivo ritorno alla normalità, ed
ai livelli del 1999, dopo lo sgonfiamento della bolla Internet.

Occorre, prima di tutto, distinguere il mercato statunitense da quello
europeo, meno maturo e nel quale il rallentamento ed i cambiamenti saranno
meno accentuati.

Secondo la National Venture Capital Association, nonostante una caduta
degli investimenti di oltre il 50% rispetto all'anno precedente, il 2001
sarà il terzo anno per ammontare investito nella storia del Venture
Capital Usa, dopo il 2000 ed il 1999.

In Italia, dopo dieci anni di costante crescita, i primi sei mesi del
2001 hanno fatto registrare la prima battuta d'arresto, con un
ridimensionamento del 49% dell'ammontare investito, anche se il numero di
operazioni realizzate si è mantenuto su un livello tendenzialmente stabile
(+2%), si è quindi ridotto notevolmente l'investimento medio per deal.

Il settore Hi-Tech continua a raccogliere oltre i due terzi del capitale
investito, anche se le biotecnologie stanno ricoprendo un ruolo sempre più
importante attestandosi intorno al 10%.
In Italia gli investimenti Hi-Tech si mantengono sugli stessi livelli del
2000 attestandosi al 47%, contro il 51% dell'anno precedente.

Il Venture Capital è ancora forte, c'è stata una pulizia che ha colpito
soprattutto quelli che si sono improvvisati Venture Capitalist nella
speranza di facili guadagni. Uno studio condotto da Bain&C. su un campione
di circa 200 attività di Venture Capital sorte tra il 1996 ed il 2000, ha
dimostrato che ben il 45% di esse ha chiuso i battenti nel
2001, e ancora molte sono alle prese con tagli di costi, razionalizzazione
del management team, ulteriori investimenti in partecipate ancora
bisognose di fondi o fusioni tra società investite.

E' certamente cambiato il modo di operare, c'è molta più attenzione e
cautela, si è passati da un tipo di business sprovveduto a uno molto più
selettivo: valutazione più attenta dei business plan, orientamento degli
investimenti verso compagnie solide e con clientele acquisite da anni.

Le way out, infine, sono sempre le stesse: IPO, trade sale, buy out, ma,
mentre nel periodo 1998-2000, il lasso temporale intercorrente tra la
fondazione di una società e la way out era di circa due anni (ciclo
accelerato), ora si è ritornati ad un periodo di tre o quattro anni (ciclo
tradizionale).

Spero di non essere stato troppo noioso... a presto!

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Claudio Gionti
E-Business Analyst
TELECOM ITALIA LAB
Venture Capital Management