Libero ma non troppo

Gli utenti di Libero da qualche tempo avevano notato inspiegabili
rallentamenti o, addirittura, blocchi delle navigazione allorquando
utilizzavano software p2p. Si sa com'è internet: il paese mormora e così è
saltata fuori la magagna. Libero “filtrava” le connessioni dei suoi ignari
abbonati impedendo l'utilizzo di software di file sharing.

Alle sacrosante proteste è seguita una (tardiva) giustificazione: le
strozzature al traffico p2p sono (sarebbero) una necessità per garantire
il “traffico convenzionale” dall’ingordigia di alcuni utenti “scorretti”.
Giustificazione bizzarra e in ogni caso inaccettabile: gli utenti chiedono
ai loro provider principalmente tre cose: banda larga, always on, fuori
dai piedi.

Potevano gli operatori nostrani preoccuparsi di offrire un servizio
decente anziché ficcanasare nel traffico dei propri abbonati per fare la
cresta sulla banda? Una pessima figura per Libero, che evidentemente
pensava di far passare sotto silenzio questa alzata di ingegno.

Comunque sia, è un altro illuminante esempio sulla situazione ADSL
italiana, conseguenza dell'arretratezza generale della telefonia nostrana
in cui imperversano le tariffe più cervellotiche del mondo, gli scatti
alla risposta, le fasce orarie, le “interurbane” che scattano oltre i 15
km, i “costi di ricarica” (maddeché), il traffico GPRS a 6 euro a MB
(!), la “liberalizzazione” col canone obbligatorio, le bollette pazze.

Abbiamo anche il record mondiale di abbonamenti ADSL a consumo, che è un
controsenso, un'assurdità tutta italiana. Mentre l'operatore dominante si
nasconde dietro la foglia di fico dei contratti bidone dalla banda tutta
virtuale “fino a 4 MB”.