Librerie, e-commerce e "portali"

Scusatemi per un messaggio "non breve". Ma credo che l'argomento meriti
qualche meditazione.

Per quanto ne so... pare che la chiusura di Zivago sia una bufala. Del
resto la fonte da cui proveniva la notizia non brilla per attendibilita'.

Ma il silenzio che circonda questa situazione fa pensare che stia
succedendo *qualcosa*. Si possono fare varie ipotesi...
Ridimensionamento? Riorganizzazione? Accordi e fusioni? O un misto di
queste cose?

Se mi permettete di lavorare un po' di fantasia... potremmo immaginare uno
scenario molto interessante. Immaginiamo che un sistema di intese e di
logistica intelligente porti piu' "vicino" per tutti noi l'acquisto online
di libri in inglese, francese, tecdesco, spagnolo e altre lingue. Con
consegna piu' veloce e meno costosa grazie a un magazzino di smistamento
in Italia. E contemporaneamente diventasse piu' agevole l'acquisto dei
libri in italiano per i molti italiani all'estero e per altre persone in
giro per il mondo che conoscono la nostra lingua. Possibile? Certo. Ma
non facile. Le tecnologie di rete sono banali... ma sono molto meno
semplici le questioni organizzative e logistiche.

Qualcuno lo sta progettando? Chissa'... Si parlava di uno sbarco di
Amazon in Italia, ma a quanto pare si sono limitati alla Germania e alla
Francia; e in questo periodo hanno altre rogne da grattare. Probabilmente
un giorno qualcuno arrivera' a un sistema veramente efficiente di libreria
"muiltilingue". Ma e' difficile capire se ci vorranno sei mesi o cinque
anni.

A proposito di liberie, tre anni fa avevo preso una cantonata. Immaginavo
(o speravo?) che la nascita di grandi librerie online anche in Italia
fosse un "apripista" che, nel giro di un anno o due, potesse favorire un
vero "decollo" del "commercio elettronico". Per i motivi che ben
conosciamo, sbagliavo di grosso.

Intanto circolano di nuovo notizie allarmistiche su Amazon. Vedi per
esempio l'articolo di Pino Laurenza
http://puntonet.netfirms.com/i t/itin0302.htm (nello stesso numero di
Puntonet c'e' anche un'ennesima allarmante notizia sulle scorrettezze nel
commercio di dati personali... ma di quello parliamo un'altra volta).

Una cosa che non ho mai capito e' se Amazon sia "costretta" ad allargare
la sua attivita' perche' con libri e cd non copre i costi - o se sia una
loro scelta strategica (come Jeff Bezos aveva indicato fin dall'inizio)
voler puntare sull'espansione per valorizzare la base di clienti che hanno
consolidato negli anno offrendo (questo va comunque riconosciuto) un
ottimo servizio. Sarebbe ironico se, nonostante tante dichiarazioni in
contrario, Bezos fosse caduto anche lui nella trappola della "gatta
frettolosa".

Non credo che sia davvero di attualita' l'ipotesi di un "fallimento" di
Amazon. Ma se chudessero (o anche solo se tirassero troppo i remi in
barca o se facessero troppi trucchi per raggranellare quattrini) sarei
molto preoccupato. Non solo perche' mi mancherebbe (o perderebbe
qualita') un servizio che uso da sei anni (sono stati loro a ricordarmi
che sono uno dei clienti "delle origini") ma perche' sarebbe un colpo
grave da molti punti di vista - non solo per l'e-business.

Quanto ai "portali"... non vorrei ripetere cose che sto dicendo e
scrivendo da piu' di due anni. Ma i motivi per cui i "grandi portali"
sono in difficolta' erano evidenti fin dall'inizio. In Italia e' molto
difficile (probabilmente impossibile) ricostruire un modello come quello
di Compuserve, Prodigy o AOL (che ha comprato Compuserve). Quei "grandi
BBS commerciali" avevano milioni di utenti negli Stati Uniti dieci anni
prima che si diffondessero gli accessi all'internet. Non ha senso
riproporre un'idea del genere, in un paese diverso, vent'anni piu' tardi.

E se (come e' accaduto in Italia) sono in dieci, venti o trenta a voler
essere "il" portale... e' abbastanza ovvio che nessuno ci puo' riuscire.
Anche senza rivangare storie "antiche", come il tentativo di applicare un
modello televisivo all'internet, che fece nascere morto il progetto VOL di
Nichi Grauso... molti mega-progetti online sono nati dalla convinzione
che ci fosse un "mercato dei portali" che non c'era e probabilmente non ci
sara' mai; e che comunque non puo' offrire "ritorni" cosi' grandi e cosi'
veloci come speravano. Non ho ancora avuto il tempo di approfondire
alcuni dati recenti, ma non mi sembra che sia cambiata la situazione che
stiamo constatando da due anni. La "fedelta' totale" ai "portali" non
esiste. Ci possono essere siti di "grande traffico", ma nessuno e'
riuscito a imprigionare la rete o a "monopolizzarla". E credo (o almeno
spero) che nessuno (nemmeno il nuovo "mostro globale" AOL - Time Warner)
ci riuscira' mai.

Scusatemi ancora per la lunghezza... e ciao a tutti

Giancarlo Livraghi