Maledetti bloggers

Paolo Garimberti nel suo editoriale sul "Venerdì" di Repubblica di questa
settimana mette in guardia i lettori dai bloggers:

"I blog sono benedetti se restano la versione internettiana di quello che
era il celebre Hyde Park Corner. Possono diventare maledetti se invece
diventano l'alternativa dei reporter e delle redazioni"
[articolo "Blog e notizie: maneggiare con cura"]

Mi pare francamente una solenne sciocchezza. I dinosauri del giornalismo
italico come al solito non perdono occasione per dimostrare la loro
ignoranza di internet, che si manifesta in modo penoso soprattutto in
queste goffe difese della loro corporazione.

E' sufficiente in realtà che il navigatore abbia un'informazione
elementare, ovvero che cos'è' un blog: una sorta di diario personale
pubblico. Punto. Non serve sapere altro. Ciascuno scrive le proprie
opinioni personali e di quelle eventualmente ne risponde. Nessuno pretende
che un blog sia la bocca della verità: forse che i giornali e i
giornalisti certificati dall'Ordine professionale lo sono? Figuriamoci!

Premesso questo, non si capisce perché un blog non potrebbe fare anche del
sano giornalismo: il blog anzi è il luogo ideale in un cui una notizia,
magari quella ufficiale data dall'informazione ortodossa, viene smontata,
analizzata e confrontata con molte altre fonti.

Accusare i bloggers di non avere l'autorevolezza della fonte ufficiale,
sancita dall'Ordine dei Giornalisti, è ridicolo.
Siamo bombardati tutti i giorni 24 ore su 24 dalla propaganda, dai
giornali e da tv di partito più o meno occulto.

Sono state raccontate al mondo balle colossali riguardo all'Irak, grazie
alle quali si è scatenata una guerra insensata che ha provocato decine di
migliaia di morti innocenti.

Ben vengano dunque i blog, fonte alternativa non per conoscere la verità
rivelata propinata dai tiggì 1, 2, 3, 4, 5 e 6, ma per riflettere,
discutere, confrontarsi, insomma ragionare.