Marketing: la teoria e la pratica - was Marketing NON è vendita

Salve a tutti,

intervengo su Piero, che cerca di definire che cos'è adesso il marketing:

Visto che sappiano cosa il marketing "non è", mi sembrava interessante
approfondire "cosa é" o, meglio, cosa sta diventando il marketing.

e lo fa bene, citando esempi validi di differenziazione e diversificazione
del prodotto, nonché di mutato atteggiamento del mercato, che trasforma la
scarpa sfigata in scarpa figa.

Tutto vero, tutto bello.

Io però voglio fare il guastafeste, e anziché distinguere tra
vendita=pratica e marketing=teoria, vorrei distinguere tra marketing
teorico, ovvero il Kotler, le società di consulenza, i case study etc e il
marketing pratico, ovvero quello fatto negli uffici preposti dalle diverse
aziende che ne hanno uno. Anzi, forse ne hanno due, tre, quattro, cinque...
anche se (per fortuna) la tendenza alla moltiplicazione va scemando. E
raccontare che cos'è il marketing *da un pò di tempo a questa parte*.

Chi ha lavorato in un reparto marketing di una qualunque azienda di largo
consumo negli ultimi dieci anni, sa benissimo come vanno spesso le cose:
c'è bisogno di lanciare, c'è bisogno di creare nuovi prodotti, ci si
attacca come zecche al minimo bisogno latente segnalato da una ricerca, e
si differenzia tutto il differenziabile, se un brand va bene o ha
semplicemente un indice di notorietà alto, ci si sbatte sotto di tutto!!!

E nasce una vera e propria proliferazione di prodotti inutili, dannosi,
che hanno una vita a scaffale limitata e spesso inesistente, costano
all'azienda in termini di risorse umane, investimenti produttivi e di
listing, ma nessuno li comprerà mai: ma le vendite vogliono le novità,
quattro-cinque referenze all'anno vanno lanciate, in pochi hanno il
coraggio di tirare fuori idee veramente nuove.

Ecco che Michele Ferrero può tranquillamente parlare di Langhetingh senza
esser preso per scemo, come il mio ex Amministratore Delegato mi diceva
"Paolo, parla semplice, che io son di campagna..." e mi strizzava
l'occhio: l'imprenditore è colui che innova, ovvero colui che rischia
mettendo in pratica le sue idee, il marketing dovrebbe essere all'interno
dell'azienda il "motore dell'innovazione" ovvero una struttura che,
conoscendo il mercato meglio di chiunque altro, possa generare nel tempo
idee di prodotto/servizio intelligenti.

Ma sempre più è ridotto, a causa secondo me della scarsa cultura e della
paraculaggine (scusate il termine) di chi lo fa, a ufficio proliferazione
idee inutili. E non mi si venga a dire che nelle multinazionali è diverso:
io, ogni volta che vado al supermercato, e guardo gli scaffali, e guardo
che c'è di nuovo, mi viene una crisi di nervi....

Quello che serve è veramente pensare ai mercati e alle persone che li
compongono, dimenticandosi dei propri prodottini o dei buchi di produzione
nelle linee produttive, cercando di essere "rigorosamente creativi".
Altrimenti si genera inefficienza, spreco di soldi, crescita di brevissimo
periodo.

Scusate lo sfogo, ma mi è venuto così... d'istinto!

Paolo Malvaldi