Murdoch vs Google: la resa dei conti?

Qualche giorno fa ho letto una news che mi ha fatto riflettere e, se devo essere sincero, anche un po' sorridere.
Ben conscio della forzosa tendenza di tutti i mass media ad ingigantire le parole dette per generare ipotesi di scontro (che a detta degli editori fa tanto bene alle vendite), oltre alla "sparata" di Murdoch su Google e gli aggregatori ho letto anche quelli che sono stati i commenti in calce alle dichiarazioni, sia di autorevoli giornalisti, sia di lettori preoccupati o indignati dalla notizia.
Senza la volontà di riproporli tutti, concordo con chi ha visto un prosieguo della vecchia storia "Murdochiana" sull'introduzione di un sistema di micropagamenti. Condividendo l'idea di chi ha messo insieme alcuni pezzi del puzzle, facendo notare come siano sempre più numerosi i (negativi) titoli di giornali e telegiornali dedicati al difficile mondo della monetizzazione on-line delle notizie.
Tutto ciò mi fa sorridere perché, usando una frase fatta, "i nodi sono arrivati al pettine". Per svariati motivi:

  • il costo che Murdoch dovrebbe sostenere per coprire quel 27% di click (provenienti da Google gratuitamente) sarebbe antieconomico, sui propri mezzi gli "slot pubblicitari" hanno un costo-opportunità troppo alto. E gli altri stanno messi peggio, con valori percentuali più alti.
  • il decremento di traffico generato ridurrebbe la monetizzazione del sito e soprattutto azzererebbe (o quasi) l'accesso di utenti agli archivi, abbassando ancora di più il valore degli spazi pubblicitari. A meno che un utente non vada a cercare qualcosa prima su Google e poi su WSJ.com... Bing permettendo ;-D
  • il costo di spazi pubblicitari tabellari comunque non è paragonabile ai "ricavi persi" oggetto della querelle, in altre parole il gioco non vale la candela.
  • nessun sistema di micropagamenti potrà mai coprire il costo-opportunità sostenuto (o se preferite gli spazi pubblicitari non venduti a terzi) per pubblicizzare WSJ.com sui media di Murdoch. Altrimenti l'avrebbe già fatto.
  • pubblicizzare un sito con milioni di dollari l'anno sulle pay-TV "flagship" per poi venderne i banner a una frazione di quel costo non mi sembra una mossa intelligente. Da un lato si rischia di cannibalizzare spazi ben più remunerativi, dall'altro ci si interfaccia con un mercato dai costi per campagna decisamente più bassi.
  • Mi divertirò quindi a proporre una veloce invettiva (ma forse è un requiem) verso gli editori "brick and mortar" che vogliono fare guerra a Google. Anche qui andarò a bullet point, altrimenti non finiamo più :-D

  • per anni gli editori cartacei/tradizionali hanno snobbato Internet, o lo hanno trattato come qualcosa di "complementare" al core business. Il risultato è che Google e il suo sistema di advertising sono potuti crescere e prosperare nell'ombra (ma neanche troppo). Non avranno mica perso il treno?
  • per anni la collusione tra editori cartacei e manager/media buyer ha mantenuto ampia la forbice tra i costi per una campagna banner, e quelli su TV e carta stampata. Gli annessi fatturati sono una linfa vitale destinata, in parte, a migrare verso i nuovi media. La crisi ha accelerato questo processo?
  • nessun utente sufficientemente intelligente micro-pagherà mai le stesse notizie che altri siti, altrettanto autorevoli, offrono gratis. Oltretutto si tratta di news "micro-pagate" dagli editori a prezzi da fame, per essere sfornate nel giro di minuti. L'autorevolezza -non me ne vogliano i newser di mezzo mondo- non andrebbe un attimo rivista?
  • Microsoft (che non credo abbia bisogno di presentazioni) sta cercando già da qualche anno di non perdere questo stesso treno, senza successi degni di nota. Mentre Zuckerberg sembra essere subito in scia a Google (anche se qui ho le mie riserve). Non sarà mica perché i suoi interessi sono privi di fardelli 1.0?
  • Ho come l'impressione che siamo ad una resa dei conti: le lobby editoriali "1.0" da anni tengono sotto giogo Internet e l'editoria indipendente on-line (non dimentichiamoci le agenzie pubblicitarie "captive" e il mercato che si portano in dote), vendendo a costi-per-contatto spropostitati i loro spazi pubblicitari. La crisi, da cui si dice stiamo uscendo, ha fatto guardare un po' più in là del proprio naso sia a chi la pubblicità la compra, sia a chi la vende che (conti alla mano) ha capito che tutta la giostra, solo con banner volutamente mantenuti a prezzi da fame, su Internet non ce la potrà mai fare.
    Come sempre il mio è solo un "ragionamento a voce alta" scritto abbastanza di getto... e mi piacerebbe molto sentire cosa ne pensate!
    Ciao a tutta la lista! :)