Pirateria e vendite

At 15:46 +0100 25-01-2003, Marco Melai wrote:

Ti anticipo comunque che quest'anno ho dovuto licenziare 2 persone e
tagliare 4 collaboratori esterni, produrre 12 titoli anzichè 25 perchè
la pirateria ci stà massacrando.

Non e' chiaro se parli di cd musicali o interattivi, ma comunque -
parlando in generale e non nel caso specifico che non conosco - questo
rapporto causa-effetto e' contestabile, semplicistico e probabilmente
tutto da dimostrare.

1. Secondo l'Economist la quantita' di prodotti di "entertainment" e'
aumentata a livello mondiale. Il motivo principale per cui si vendono
meno cd probabilmente e' dovuto al fatto che i consumatori hanno molte
altre cose fra cui scegliere (vhs, dvd, videogiochi, tv via cavo,
noleggio) per passare le serate piuttosto che comprare cd da ascoltare.
[a livello personale io compravo 10-20 cd all'anno. Da due anni compro
molti meno cd e compro prevalentemente dvd]

2. Come nel caso dell'editoria (dove il fenomeno della pirateria e'
modesto e pressoche' limitato all'editoria universitaria), la maggior
parte degli artisti e dei titoli non rende un centesimo alla casa
discografica, perche' non vende comunque abbastanza copie. Per questi,
la pirateria e' un "non problema", anzi forse un'opportunita'.

3. Il mondo del software convive da sempre con la pirateria, eppure
prospera abbastanza bene. Nel caso del software e' esperienza comune che
la pirateria aiuti a fare quote di mercato, anche se non le associazioni
di categoria lo dicono in prima pagina sui giornali. :-)

Steve Ballmer, numero 2 di Microsoft ha detto a Bruce Schneier, autore di
"Secrets and Lies" e uno dei maggiori esperti in sicurezza informatica:
"se devi essere piratato, meglio che copino la nostra roba, piuttosto che
quella dei concorrenti. Nei paesi in via di sviluppo e' importante avere
una quota elevata nel settore del software piratato" [mia traduzione]. Mi
sembra una dichiarazione abbastanza esplicita da parte di uno che di
commercio del software dovrebbe intendersene.

La musica come prodotto e' un po' diversa dal software, ma questo non
toglie che alcune analogie siano possibili: attraverso le copie "non
autorizzate" e' possibile conoscere artisti per i quali non si
acquisterebbe il disco a prezzo pieno, imparare ad apprezzarli per poi
acquistare i dischi seguenti o il merchandising. E' un fenomeno che
sicuramente esiste e che potrebbe essere cavalcato dalle case
discografiche, in particolare per gli artisti non di primo piano.

Inoltre (mia osservazione) con l'avvento dell'MP3 il cd tradizionale per
alcuni consumatori e' diventato troppo piccolo.

Ad esempio, io ho preso tutti i miei dischi di Paolo Conte (7 titoli
regolarmente acquistati), li ho trasformati in MP3 e masterizzati in un
unico cd, insieme ad altri cd (regolarmente acquistati). In ufficio ho un
lettore mp3 collegato a due casse, e quando voglio, con un solo cd-rom ho
sette-otto ore di musica.

Ho anche un iPod (il lettore MP3 della Apple) con il quale ascolto degli
audiolibri acquistati su Amazon.

Da quando faccio cosi', trovo estremamente noioso fare il dj ogni
30/60 minuti per cambiare fisicamente cd sui lettori tradizionali, anche
se ovviamente apprezzo il cd quando desidero avere un ascolto di qualita'
superiore.

L'MP3 esiste da anni ormai, pero' mi sembra che non ci sia ancora nessuna
casa discografica che metta in conmmercio compilation economiche in quel
formato, sfruttando il miglior rapporto quantita'/supporto. Non e' che
stanno perdendo un'opportunita', invece di insistere a vedere solo il
problema?

Gianni
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Gianni Lombardi (ADCI), Strategic planner
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