"Pixel advertising", genio o bufala?

Su vari media è comparsa la notizia di un giovane studente inglese, Alex
Tew, che sarebbe diventato ricco (un milione di dollari), inventandosi la
"Pixel advertising", ovvero la vendita dei singoli pixel sul suo sito
denominato http://www.milliondollarhomepa ge.com.

Le aziende in sostanza potevano comprare al costo di circa un dollaro al
pixel determinate aree del sito, nel quale far comparire il proprio logo.

Tramite un'asta su eBay, lo studente ha piazzato l'ultimo spazio
disponibile: gli ultimi 1000 pixel all'asta hanno fruttato, da soli, 160
mila dollari.

I media si sono soffermati a lungo su questo sistema "rivoluzionario" di
vendere spazi su internet. Peccato che nessuno abbia detto che Alex Tew,
con la sua ideuzza, ha avuto solo un gran culo: perché senza il tam tam
(can can) mediatico di giornali e tv che hanno rilanciato (riciclato) la
notizia, il suo sito sarebbe rimasto al palo come milioni di altri. Perché
mai un'azienda dovrebbe comprare spazi in un sito qualunque, tra l'altro
col proprio microscopico logo confuso con mille altri?

Passato l'interesse, il sito di Alex Tew cadrà inevitabilmente nel
dimenticatoio, così come la sua "Pixel advertising". O no?