Riviste Ict e pacchetti, usa e italiani

Ciao a tutti,

Marco Deveglia:

Vorrei dire una cosa in generale: ho iniziato a leggere riviste USA (di
informatica) nel 1984. E praticamente da allora, ho smesso di leggere le
robe italiane che, quando va bene, riportano alcuni mesi dopo quello che
trovate all'estero (non solo USA, ma anche UK e in certo qual modo
Francia, sorry il tedesco non lo leggo).

Vero (ma non qualche mese dopo, molto prima).

Pero'...

1) Se leggi solo riviste Usa non hai copertura
sui fatti europei

2) Le notizie Usa sono tagliate per il pubblico
Usa, troppo dettagliate e legate a fatti
locali

Insomma, se non sei un professionista
dell'informazione di questo settore (e
in tal caso leggi anche ma non solo le
riviste Usa), ti consiglio di leggerti
quelle italiane. Altrimenti rischi di sapere
tutto, fin troppo, sui fatti statunitensi,
ma di non vedere al di la' del tuo naso
in Italia e in Europa.

Questo senza considerare il fatto
che avere un panorama completo ed equilibrato
tra le informazioni Usa richiede un tempo
notevole.... direi che non c'e' una sola
rivista o newsletter "perfetta", ma che
occorre tenerne d'occhio parecchie.

A me per la lettura di news varie, statunitensi,
europee (poche) e italiane, vanno tranquillamente
due ore al giorno. Con due ore alla settimana
(non al giorno) tutto sommato sfogli due
o tre periodici oppure quattro o cinque newsletter
italiane e certamente hai un quadro della
situazione piu' consono alle tue esigenze.

Completo di notizie (selezionate e adattate
ai nostri interessi) da oltre oceano (ok,
con qualche giorno di ritardo... ma quanto
e' importante, la tempestivita', se devi
decidere strategie aziendali, e non giocare
in borsa?)

L'ho gia' detto e lo ripeto ancora:
non e' il caso di mitizzare _sempre_
quello che arriva dagli Usa, soprattutto
nel campo dell'informazione.

Ma neppure nel campo del software, ferma
restando la "storica" e schiacciante superiorita'
degli States.

Il succo del discorso? Che e' un errore, per
un professionista Internet italiano, fare
il benchmark con quello che succede in Italia.

Dipende da che cosa vuoi fare e in
quale settore. In qualche caso puo'
essere un grave errore il contrario,
non valutare le specificita' delle
situazioni europea e italiana.

In Italia succede poco e male, non fate
l'errore di pensare "beh, io qui sono
all'avanguardia". Cio' non e' tanto vero
negli aspetti tecnologici (anche se in
Italia c'e' un'arretrata mentalita' del
"sviluppiamo noi" invece di usare soluzioni
pacchettizzate),

L'Italia e' un mercato caratterizzato da
un'elevata presenza della Pmi, per
esempio. Questo significa (e i player
statunitensi lo sanno bene, quasi tutti) che
in certi settori le loro soluzioni pacchettizzate
possono essere battute da quelli che "sviluppiamo
noi"....

Tra l'altro, se parliamo per esempio di
gestionale (nel senso piu' ampio del
termine), il pacchetto Usa non sempre
e' gia' stato adattato alla normativa
italiana, oltre al fatto che molto spesso
non e' stato pensato per le dimensioni
delle nostre aziende.

Non giocate nel campetto, andate a San Siro.

Ma guarda... E come mai tanti vendor
Usa, a cui San Siro non basta, cercano
costantemente e sempre piu' spesso di
imparare a giocare nel nostro campetto,
e non sempre ci riescono?

Sofia Postai:

pero' e' necessario pensarci... e il
pensiero e' piu' difficile della tecnologia :-)

Concordo. Con un'aggiunta. Pensare, quando
non si conosce la tecnologia e spesso
non si capisce manco cosa stanno dicendo i
tecnici, e' un gran casino...
;-)

Ciao a tutti, Fabio.

P.S.: non mi paga il Ministero dell'Industria,
neppure la CamCom, e non sono nemmeno
particolarmente nazionalista.

-- Fabio Metitieri (yukali@tin.it)
http://space.tin.it/computer/f metitie
"Adsl ergo sum" (f.m.)