Tempi di crisi: scrivere gratis e accontentare gli sponsor

Ciao a tutti,

Venturini:

Quando dico che la soddisfazione val piu' del denaro, non intendo che
scrivo
a gratis: a parte i primi articoli su WMT (i miei primi articoli in
assoluto!) e qualche favore ad amici, tutto quello che ho scritto e'
sempre stato pagato. Magari poco ma pagato. Con DPM ho avuto il problema
che da un certo punto in poi ho emesso fattura e non e' stata saldata
(idem con la proprieta' precedente...), ovvero hanno smesso di pagare,
ma prima pagavano.

Insomma, i primi articoli "a gratis", mentre gli altri
sarebbero stati a pagamento ma non te li hanno
pagati... a casa mia questo si chiama lavorare gratis,
anche perche' con le fatture non saldate non puoi
pagare la spesa. ;-)

Di norma, non appena qualcuno smette di pagare
si smette di scrivere per lui e si va da un avvocato.

E allora ci tengo a segnalare e a ricordare a tutti:
se si e' iscritti all'ordine, oggi in Lombardia l'avvocato
per queste cause lo forniscono gratuitamente,
appunto per scoraggiare i "furbi" che giocano sul
fatto che di solito non si ha voglia di procedere,
soprattutto se le cifre sono modeste. In futuro
tenetelo tutti presente, ed informatevi su analoghe
iniziative degli altri ordini regionali, pls.

con l'ultimo suo post che ho
trovato equilibrato, garbato e di critica costruttiva.

Grazie, Signora Maestra, son felice di avere riscosso
la sua approvazione, ma e' mia abitudine scrivere
quello che mi pare e come mi pare, e mi non mi sembra
grave l'essere indigesto a qualcuno se cio' e' necessario
per esprimere dei contenuti fuori dal coro.

Mi permetto di ripetere la mia affermazione che anche su testate non a
distribuzione controllata gli investitori si guardano con un occhio di
riguardo... Ovviamente non solo nel mondo dell'informatica...

Venturini, mi stupisco che un professionista
navigato come te sia cosi' naif. Diciamo che e'
compito delle direzioni pubblicita' far credere agli
account director come te che le loro aziende sono
viste con occhio di favore.

Ed e' compito dei giornalisti trattare altrettanto
bene gli sponsor nelle conferenze stampa e in
altri eventi, per poi fregarsene quando scrivono i
pezzi.

Io nella mia non ancora lunghissima carriera, almeno
un inserzionista l'ho segato in due e l'ho fatto scappare.
Se vuoi ti dico anche chi, come, quando e da dove
(in privato).

E se cerco di non essere mai troppo cattivo, neppure
quando recensisco libri (malgrado le esagerazioni
che qualcuno dice di me), e quindi e' ben difficile che
io cacci uno sponsor, e' pero' vero che molto spesso
decido o di non scrivere o di scrivere molto meno di
quanto potrei.

E, allargando il discorso, stavo pensando proprio
in questi giorni a come i tempi di crisi si misurino
anche in termini di quanto poco hanno da comunicare
oggi le aziende.

Delle ultime 5 conferenze stampa/convegni che ho seguito:

  • per la prima, ho ridotto lo spazio che avevo
  • esattamente della meta', e ho faticato a riempirlo;

  • per la seconda ho ridotto di un buon 30%;
  • per la terza non ho scritto nulla;
  • per la quarta non ho scritto nulla;
  • per la quinta, di nuovo, scrivero' per la meta' dello spazio
  • che avrei a disposizione.

    E speriamo che le prossime vadano meglio, ma come
    vedi una delle nostre preoccupazioni - e i colleghi
    che conosco lavorano allo stesso modo - non e'
    affatto quella di soddisfare un vendor, ma al contrario
    quella di non propinare ai lettori la stessa aria fritta
    che i vendor troppo spesso propinano a noi.

    Poi, ovvio, questi tagli che faccio non li racconto di
    certo ai diretti interessati e alle loro agenzie (che
    sicuramente ci leggono qui, laonde non facciamo nomi...
    Anzi, ragazz*, in verita' sono solo le redazioni che mi
    tagliano, e proprio perche' la pubblicita' e' poca e
    quindi le pagine sono di meno... giuro..... dai, che se
    ci ha sempre creduto Venturini potete crederci anche voi....
    ;-)

    Ciao a tutti, Fabio.

    -- Fabio Metitieri - Icq n. 8312289
    "Take me to the movies, 'cause I like to sit in the dark" (Laurie
    Anderson)