"TouchItaly", affondano Montezemolo e Della Valle

da Corportate Wide Web
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Storia di un "fallimento.com"
TouchItaly, il portale del lusso italiano chiuso in soli sei mesi
7 dicembre 2001

Addio al glamour online.

S'è spenta, dopo un'agonia di alcuni mesi, la scommessa dell'italian style
sul Web.
Dall'ultimo giorno di novembre TouchItaly non esiste più. Scomparso.
Affondato nella Rete. Disperso, in mezzo a migliaia di mega-progetti
(miliardari) avviati e poi naufragati. Tra le tante start-up (o dot.com)
lanciate e poi lasciate come cattedrali nel deserto.

"Dove scoprire il buon gusto italiano": era lo slogan di fondo. Il jingle
virtuale. Per sfondare nel mercato americano (soprattutto) con articoli
d'alta moda o gadgets dall'intramontabile griffe da jet-set. Il sogno
"proibito" di imprenditori del calibro di Diego Della Valle e Luca Cordero
di Montezemolo è tramontato.

Ora restano solo i ricordi di un'esperienza durata solamente sei mesi e
smorzatasi prima ancora di lanciare il progetto con la più classica delle
conferenze stampa di presentazione: venne stoppata all'ultimo momento.
Ma dietro TouchItaly non c'era un pugno di mosche. Bensì una trentina di
dipendenti - dagli stipendi manageriali -, due sedi (Bologna e Milano),
una redazione il cui responsabile (Luigi Zazzeri-ndr) arrivava
direttamente da Capital, il non plus ultra dell'italian style fatto
rivista. Pensare che tutto era partito, in primavera inoltrata, con
cinque ragazzi che facevano a gara per accaparrarsi, di primo mattino, le
uniche tre poltrone disponibili. E gli altri due? Dove capitava. E tutti,
appassionatamente attorno, all'unica scrivania. Con gli operai che
continuavano a mettere mano al "cantiere".

Pensare che poi, a regime, " nell'ufficio di via Saragozza " dice un ex
dipendente " si respirava, soprattutto negli ultimi mesi un clima da
Grande Fratello. Si attendeva, dietro la scrivania, chi per primo
veniva.. nominato ". E di "eliminazioni", una alla volta, ne arrivavano in
continuazione nell'ultimo periodo. "Sembrava davvero di stare in quella
casa cinematografica. A ogni addio c'erano persone in lacrime".

Perché, nonostante tutto, tra i ragazzi di TouchItaly, almeno quelli
felsinei si era instaurato un franco rapporto di amicizia che li portava a
relazioni sociali anche fuori dall'ufficio. E non a "gare" di
sopravvivenza. All'ultimo posto (di lavoro) disponibile.

Peccato che l'aria che si respirava era alquanto platinata, da grande
copertina.

L'esempio? La prima maxi-riunione. A condurla lo stesso Montezemolo. Ha
istruito, bacchettato, tutti i dipendenti fino all'1 di notte. Da miniera...

Ma l'orario di lavoro flessibile era all'ordine del giorno. Sempre e
comunque. Il motto? Più ore davanti al pc, più qualificato il lavoro.

"Capitava" racconto la gola profonda di Touchitaly "che il venerdì sera,
dopo il lavoro, arrivava sul cellulare la telefonata della "capa" che ci
chiedeva la presenza in ufficio anche al sabato mattina. Stavamo ore
davanti ai computer a digitare tasti".

C'erano marche prestigiose on sale sul portale. Nomi altisonanti. Alcuni
esempi: Loro Piana, Acqua di Parma, Tod's (of course), Colnago. Affari
d'oro? Macché. "Giusto una quarantina di milioni al mese, mediamente,
l'incasso". Che manco bastavano a pagare gli stipendi dei dipendenti.
Certo quando si pretendeva di vendere una sciarpa di Loro Piana a 1
milione, tondo tondo, forse qualcosa non andava. Infatti, quel capo di
abbigliamento rimase negli scatoloni, in magazzino, fino a che, per
sconforto (e per un minimo ritorno in cassa) non fu venduto a una
dipendente per la modica (o giusta) cifra di 200mila lire.

L'oggetto più cheap&chic, che ovviamente non ha trovato acquirenti? La
bicicletta Colnago, special edition disegnata e progettata per Touchitaly.
Valore? 8 milioni di lire. Forse un pochino esagerato anche per i
consumistici cittadini americani, no? Punto di forza, alla voce vendite,
erano le mitiche, intramontabili, scarpe Tod's, culto del popolo a stelle
e strisce. A tal punto che una distinta signora, in barba alla
mini-recessione di settembre, arrivò a ordinarne un paio all'indomani del
tragico attentato alle Torri Gemelle del World Trade Center di New York.
Alla griffe, insomma, c'è chi non sa proprio rinunciare...

Andrea Montanari
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