Una prima misura concreta alla crisi del web

Salve lista,

desidero partire da una citazione di Gianluca Neri (Gnueconomy.net)
riguardo la recente acquisizione di Vitaminic da parte di Buongiorno.it:

"Credo di essere stato il primo, in assoluto, a parlare di Buongiorno!.
Accadde su Cuore, il 20 maggio del 1996: la mailing list delle barzellette
festeggiava il millesimo iscritto; un concorso metteva in palio una cena
per due a casa del fondatore Del Rio. A quei tempi Clarence non c'era
ancora: era un'idea che sarebbe stata sviluppata solo nell'ottobre
successivo, e che per i due anni seguenti restò una cosa piccola,
approssivativa, amatoriale.

Proprio come le battute mattutine di Mauro Del Rio. ......[omissis]......
Stamattina è stato diffuso il comunicato della fusione tra l'azienda di
Del Rio e Vitaminic, una web company di cui a me (ma, a quanto pare, anche
agli investitori) è sempre sfuggito il senso. Non quanto quello di
Caltanet o CiaoWeb, è vero, ma questo è un altro discorso. Non per niente
nell'ambiente circolava la battuta del panetterie sotto casa, che riusciva
a fatturare di più."

Concordo con Neri sin da quando ebbi l'occasione di leggere il prospetto
di quotazione di Vitaminic (di cui conservo gelosamente a casa una copia):
tra una cosa e l'altra (il marchio all'epoca non era registrato, non
c'erano accordi con le major per distribuire musica di artisti conosciuti,
non erano ancora stimabili i ricavi derivanti dall'attività...) a leggere
attentamente il prospetto stupiva il fatto che, a fronte di una cifra
modesta messa dai fondatori e ad una relativamente maggiore messa dal
venture capitalist che li accompagnava in Borsa (si era nell'ordine di un
centinaio di milioni i fondatori e un paio di miliardi il venture) si
chiedevano di sottoscrivere azioni nel rapporto di circa 100 a 1 tra il
valore nominale e l'esborso necessario ad acquistare i titoli. Come dire
che l'onore di diventare soci di Vitaminic "valeva" il fatto che voi
pagaste 100 volte di più di un socio fondatore per acquistare lo stesso
infinitesimo diritto di voto (rappresentato dalla singola azione). Ma
lasciamo spazio al comunicato Reuters:

"Vitaminic si salva dopo un anno particolarmente difficile per la internet
company italiana, mentre Buongiorno trova uno strumento attraverso cui
quotarsi. Gli analisti interpellati da Reuters devono ancora capire sino
in fondo i dettagli dell'operazione di fusione annunciata questa mattina,
ma sulle caratteristiche generali ci sono pochi dubbi. Mentre il fondatore
di Vitaminic, Gianluca Dettori, insiste sulla valenza industriale
dell'accordo.

[...] La fusione, annunciata questa mattina, prevede che i soci attuali di
Buongiorno pesino per il 90% nella nuova società mentre i soci Vitaminic
pesino per il restante 10%. « L'operazione è sicuramente interessante per
Buongiorno perché le consente di quotarsi. Per Vitaminic significa la
salvezza ma anche una resa», dice un analista di un primario gruppo
bancario italiano. « La prima impressione è positiva dal punto di vista
industriale, anche se il giudizio sul titolo resta negativo», dice un
altro analista anonimo. Vitaminic, società di distribuzione di contenuti
musicali su internet e via telefonino quotata dal 2000, non ha mai
mantenuto le promesse in termini di crescita e ha rivisto varie volte le
proprie stime finanziarie. Oggi i servizi di Buongiorno arrivano a 30
milioni di utenti nel mondo e il fatturato è di circa 40 milioni di euro
nel 2002, anche se il margine è negativo per 4,5 milioni".

Ora questo vuol più o meno dire che il titolo, che intanto è crollato
rispetto alla quotazione iniziale di circa l'80%, dovrebbe valere, post
fusione, il 10% del totale. Quanto valga il totale resta difficile dirlo,
visto che lo stesso Buongiorno non è un campione di redditività. Allora,
forse, questa è la prima e più seria misura della crisi del web, una crisi
non da mancanza di interesse per il mezzo da parte di utenti e potenziali
inserzionisti pubblicitari, ma una crisi che nasce dall'avidità di chi,
precedentemente, si è fatto strapagare per idee quanto meno arrischiate.

Lascio la battuta finale a Neri, che come co-fondatore di Clarence queste
cose le conosce per esperienza diretta...

"Tutto questo porta me a poche e semplici conclusioni (che, ammetto,
probabilmente non richiedevano tutto questo ben di dio di introduzione):
che le grasse idee inutili (e pensare di riuscire vendere musica - neanche
poi così popolare - sulla rete lo è) prima o poi incontrano la fitta
dentatura di un pettine; ma anche (e questa è una considerazione del tutto
personale) che le semplici idee che funzionano, per continuare ad essere
apprezzate da chi ha contribuito a decretarne il successo, possono
resistere fino ad un certo punto alle sevizie del tempo e delle necessità.
Non mi è piaciuta per niente, ad esempio, la causa intentata da
Buongiorno! contro una realtà professionale ma amatoriale come Punto
Informatico. È una cosa che premeva qui nel gozzo da tempo. Prima o poi
avrei dovuto tirarla fuori."

Aspetto come sempre repliche e/o considerazioni...

Luca Spoldi
Socio Amministratore
6 In Rete Consulting sas (www.6inrete.it)
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