Usability e ROI

Il problema dell'usability e' irrisolto.

E' vero che un sito con una bassa usability e' meno efficace di uno con
un'usability elevata, non ci piove.
Ma l'efficacia di un sito spesso non e' misurabile.

E' misurabile in un sito di transazione, un sito di ecommerce, dove
l'usability facilita l'utilizzo, la transazione e quindi il profitto.
Ma in un sito di "branding" (che sono una notevole percentuale dei siti
italiani)? Che risultati misura il cliente a cui si chiede di pagare per
l'usability? Perche' l'usability si paga: sia che venga incorporata nelle
procedure produttive della new media agency (generalmente questo avviene
nel paese di Alice), sia che venga proposta come un add-on.

In teoria si potrebbe testare la brand perception generata dal sito e
correlarla con l'esperienza d'uso. In pratica, gia' solo a scriverlo si
capisce che e' fantascienza: le aziende non spendono per capire se i
miliardi spesi in pubblicita' funzionano, figurarsi se spendono per capire
come l'usability del loro sito influenza la brand perception (e poi: la
influenza?).

L'usability e' un concetto sacrosanto, ma forse e' una leggera forzatura
concettuale: derivando dall'usability del software (e anche qui, con
Microsoft che ha il monopolio, la sua necessita' e' relativa), e'
decisamente giustificabile nei siti task-oriented, molto meno nei siti
"branding" oriented.

Inoltre queste "stimmate" tecnologiche dell'usability, rendono difficile
la vendita. Quando il responsabile marketing/comunicazione o il sciur
parun si e' convinto che deve avere un sito, e' difficile chiedere che
capisca "si', il sito, ma deve essere usabile". "Come: usabile?"

Marco Deveglia


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