Working Capital, cos'è veramente?

Ciao a tutta la lista,
scrivo perché questa mattina, in un impeto di autostima e attratto dal massivo battage online "adesso tocca a te", ho deciso di dare un'occhiata al progetto Telecom e dPixel per un "working capital" tutto italiano dedicato al tanto osannato Web 2.0
Il sito, very minimal, fornisce informazioni chiare sulla "vision" e sembra pronto (anche se al momento e' vuoto) per presentare un ricco elenco di succose idee. Bene, dico, diamogli queste generalità. Il "prezzo" da pagare non è poi così trascurabile, visto che Telecom ci ha già abituati a cedere i nostri dati ad arrembanti calling center di vendita, ma mi armo di coraggio e clicco su "registrati".
Comincio a riempire il form, anche questo very minimal, e mi accorgo -lo ammetto un po' perplesso- che non è programmato in Ajax, il luccicante involucro di tutte le più recenti iniziative 2.0 a cui il Working Capital vuole ispirarsi. Inserisco tutto, scelgo per l'ennesima volta un nickname, spunto le solite "checkbox" per cedere anima e corpo incondizionatamente all'iniziativa e, deglutendo, inizio anche quest'avventura.
Tac nick già preso, ma non mi stupisce: l'impeto di autostima non è stato accompagnato da un impeto di originalità, inserisco il mio VERO nick (così ora sapranno trovarmi anche sui forum più bislacchi) e, deglutendo nuovamente, premo CONTINUA. Evidentemente non sono fortunato, compare una scrittina rossa sotto la password. Devono essere 8 caratteri. Sì, comincio a spazientirmi, visto che un form 2.0 mi avrebbe già fatto fare il salto alla casella di posta... ma non mi scoraggio: come dicono a Roma "se vuoi mangiare quello che ti piace, dagli almeno il tempo che si cuoce" (mi scuso con i concittadini per la traduzione alla Turbozaura).
Devo attendere una mail. Fortuna che stamattina la situazione in ufficio è meno caotica del solito, quindi clicco sul mio fido Gmail Notifier (fermo a 0) ma, nella casella di posta, non c'è traccia di conferme. Per un attimo ho pensato ad un farraginoso backend di autenticazione manuale degli account, ma non è possibile. Con tutti quei banner sarebbe una follia, e poi sono passate solo poche manciate di secondi.
Qualche manciata di secondi più tardi il lampo di genio: controllo la cartella dello spam e TAC, il messaggio eccolo lì. Tralascio le riflessioni che ho fatto in quel momento. Saranno bravi a trovare capitali ma non mi sembra che sappiano automatizzare bene le mail, o quantomeno generarle con un set di intestazioni che faccia capire ai filtri antispam che quella mail la sto aspettando. Anche qui, lo ammetto, sono rimasto un po' perplesso: ti proponi come angelo guida per traghettare l'Italia nel mondo web 2.0 e poi non sai neanche generare una mail...
Clicco il lunghissimo link (controllando per carità che il dominio sia quello giusto) ma compare un errore. Il link non comprende l'autenticazione, quindi mi trovo con il form (in alto a sinistra) vuoto. Inserisco nick e password. I dati sono errati. Controllo il caps, rifaccio lo spelling della password ma niente. Ho un altro "lampo": il nick è solo per bellezza, occorre inserire l'indirizzo email. Un click e finalmente riesco ad entrare nel "mio" account Working Capital!
Eseguita faticosamente l'autenticazione mi trovo con un pannello, very minimal, che dovrebbe darmi tutte le informazioni necessarie. Da diligente venditore di me stesso decido innanzitutto di ampliare il mio profilo, d'altronde è la prima cosa che si impara frequentando le community 2.0, e mi ritrovo lo stesso form, solo un po' più cresciutello, con uno "slot" per il CV in pdf e la possibilità di comunicare il mio numero di cellulare. La struttura è intelligente, finalmente -dico- posso finire la tiritera della registrazione e scaricare il modello per cominciare a buttare giù seriamente l'idea, anche se la richiesta di generalità dell'azienda non mi sembra di buon auspicio.
Compilo il form, inserisco il file del mio "resume" in inglese (azz, adesso hanno anche il mio indirizzo di casa!), inserisco il numero di telefono scandendo prefisso internazionale (che è +39 e lo metto sempre, buona usanza quando si lavora con partner esteri) e premo "prosegui".
TAC ancora una volta il form si blocca: il campo "cellulare" accetta solo valori numerici. E nel frattempo il pdf selezionato dal disco fisso è sparito... mi spazientisco (neanche un banale cookie per le parti già compilate) ma non demordo: levo il più, ravano nuovamente nel disco fisso, ripesco il resume in inglese in pdf e ci riprovo. TAC si blocca di nuovo(!) "nel numero di telefono non ci devono essere spazi".
Tempo previsto per l'operazione: 1 minuto. Tempo effettivamente speso per concluderla: 5 minuti abbondanti. Non male dico, siamo negli standard italiani, corriamo al volante e in moto ma con la tecnologia rimaniamo indietro.
Ma sono ancora fiducioso: l'idea di un working capital 2.0 ancora mi tiene in pugno e la mia idea -dedicata al mondo automotive- è 2.0 a tutti gli effetti e sono sicuro che potrebbe interessare davvero. Clicco "Info e Documentazione" e cosa mi trovo? un PPT da scaricare (un Powerpoint, da utilizzatore di Keynote mi fa rabbrividire) e un video di tre minuti dentro il classico player FLV.
Basta.
Facile -dico- se per raccontare la propria idea basta un video di tre minuti e un PPT! E io che magari pensavo a un piccolo breviario, una mini case-history. Un forum o quantomeno un tutorial che ti dice "quando chiedi i soldi QUESTO è buono, QUESTO QUI invece è cattivo". Quando parli della tua idea è importante far capire QUESTO. Il concept immagino.
Premo play: il video è una presentazione Powerpoint che scorre da sola (una vocina mi dice la stessa che ho scaricato qualche istante prima), con uno speaker che legge le interminabili voci delle singole slide, liquidando in tre parole concetti che da soli richiedono interi libri.
Faccio presentazioni con una certa quotidianità e rimango nuovamente perplesso: in una singola slide ci sono voci che in realtà andrebbero scorporate e suddivise su una, se non più, slide dedicate. Senza contare che...
...ho la fortuna di essermi laureato in scienze della comunicazione, e mi sono specializzato in marketing, perché con il passare delle slide strabuzzo gli occhi. Tralascio la richiesta del logo e il nome dell'azienda. Da illustre sconosciuto e semplice "impiegato" ho un po' di difficoltà ad andare dal mio datore di lavoro (in realtà non è così perché molto probabilmente mi seguirebbe in capo al mondo, ma mi metto nei panni di chi non è così fortunato), quindi la parte AZIENDA non c'è. Sono io e basta, al massimo con un paio di amici/conoscenti, ma da qui ad aprire un'impresa ce ne vuole.
Le slide si susseguono, viene richiesto il settore d'attività dell'impresa, il team, il CEO, il responsabile IT, il Marketing... comincio a capire cosa serve: non solo una bella idea, ma già una squadra che è pronta a lavorarci su. Va bene che di questi tempi la disoccupazione sale, ma nessuna delle persone che vorrei in team potrebbe facilmente dedicarsi all'impresa. A meno che, chiaramente, il Working Capital non se ne faccia carico economico.
Le Slide successive (qui temo di violare quella specie di NDA che ho accordato scaricando il file, ma sto scrivendo in totale buonafede) richiedono una tale mole di informazioni che o te li inventi di sana pianta, o spendi l'equivalente del Working Capital per avere dati che, noi "markettari" lo sappiamo, non si trovano certo a buon mercato.
Leggo parole che un ignorante di marketing non saprebbe sicuramente interpretare: SWOT analysis, matrici di posizionamento, politiche di pricing, media mix, 4P. E poi le analisi dei ricavi, dei costi, del prodotto, della concorrenza, i test. Per qualcosa che poi è sì un prodotto, ma -dico- quando Facebook, Youtube e Twitter sono nati, hanno davvero fatto tutte queste analisi?
O forse sono stati aiutati, guidati (e qui mi riconnetto alla precedente discussione di "angeli e incubatori") da chi magari è un markettaro navigato ma le idee 2.0 non sa neanche cosa sono?
Ammetto di essere un tantino deluso. Mi sono guardato intorno e mi sono detto che alla fine sì posso anche trovare tutte quelle informazioni, posso mettere insieme il team e aprire una piccola società. Investire tempo e denaro per reperire importanti dati di business, per poi dare a loro la mia idea e accettare la clausola che una volta infilata la scheda nella scatola, non posso che aspettare.
Speravo di trovare un team completo, una macchina pronta a mettersi in moto, una società che mi aiutasse a mettere insieme La Squadra, che facesse crescere l'idea con il prezioso contributo di chi ha le palle (scusate il francesismo) per farla diventare un prodotto commerciale di successo. Forse sono sognatore, ma ispirarsi a Stanford e il MIT significa dare importanza alle idee, non alle analisi di mercato e della concorrenza.
Perché io che ho "un'infarinatura" di marketing mi ci posso mettere e fare tutto il lavoro di "redazione" del business plan. Ma chi non sa nulla di marketing (e magari è un genio del web 2.0) deve andare da qualcuno che sappia riempire quelle slide, facendo un grande gesto di fiducia e rischiando di vedersi "soffiare" l'idea.
Sì forse sono deluso. O forse non ho capito niente. Ma se stamattina sognavo di vedere la Mia Idea concretizzarsi grazie a Telecom, dPixel e il Working Capital, adesso ho capito che non c'è nessun team disposto ad ascoltarmi, ma un PPT preparato in 10 minuti, il mio avatar e la voce "idee proposte 0".
Ma se questo è il contributo che il know-how di Telecom sa darmi come neoiscritto (oltre ai tanto strillati 5 milioni di euro) beh grazie, ma a parte le tante belle parole sono praticamente al punto di partenza!