Zivago, New Economy e E-commerce...è vera crisi ?

Ciao a tutti

ho letto con interesse i messaggi su New Economy, disaffezione a internet
e Zivago e vorrei portare il contributo della mia esperienza come
responsabile di un ( per ora ;-) piccolo sito di e-commerce che ci
sta però dando ottime soddisfazioni.

Su Zivago condivido i giudizi di Sergio di Bartolomeo .... se con
investimenti di
quel tipo e, immagino, la squadra di consulenti e guru che ci hanno
lavorato, non ti viene in mente
che magari un numero di telefono ( non dico un numero verde che potrebbe
essere eccessivo per una struttura
così piccola come Espresso-Feltrinelli :-) anche nascosto da qualche parte
ci starebbe bene né pensi che accettare come unica forma di pagamento la
carta di credito ( almeno all'inizio era così non so se poi hanno
cambiato strada )in un paese in cui il possesso è diffuso, ma l'utilizzo
scarso e dove i timori nell'affidarne il numero a internet sono ancora
ampiamente radicati significa partire da subito con il piede
sbagliato...beh forse qualcosa che non quadra c'è.

Insomma se veramente Zivago è in crisi non mi pare che sia segno di una
crisi del modello e-commerce, ma semplicemente
la fine di chi pensava che bastasse preparare un sito, creare un marchio
investendo qualche
miliardo in campagne stampa e televisive perché magicamente piovessero
migliaia di ordini,

Noto con stupore che molti siti italiani trascurano completamente gli
aspetti legati alla comunicazione con gli unici interlocutori che possono
farli sopravvivere e crescere, i propri clienti, per dedicarsi
esclusivamente alla comunicazione orientata a far crescere il traffico sul
sito. Certo con qualche miliardo di investimenti di persone ne puoi
portare molte, ma se poi non gli dai una ragione per rimanere, per tornare
e per comprare di strada ne fai poca.

E' ad esempio per me un mistero come sia possibile che a distanza di oltre
due anni dalla loro prima comparsa siano ancora pochissimi i siti che
hanno adottato strumenti di assistenza on line al visitatore mediante
chat, per non parlare di voice over IP o di controllo remoto e
condivisione del browser del visitatore che credo siano considerate ancora
fantascienza.

Credo che internet e il commercio elettronico non siano in crisi, ma che
si avvicini la fine di improbabili business model basati su concetti di
intermediazione virtuale dove mall generalisti e multi prodotto pensavano
di poter vendere senza avere né magazzini, né conoscenza del canale, né
know how sul prodotto semplicemente perché avevano un sito internet...se
simili modelli funzionassero avremmo potuto realizzarli anche prima di
internet...immaginate un bellissimo negozio sfavillante in cui entrate,
non c'è nessuno a cui chiedere informazioni, sugli scaffali una serie di
schede con le foto di prodotti di tutti i tipi, una breve descrizione e il
prezzo;il cliente preleva una scheda per ognuno dei prodotti che desidera,
all'uscita una cassettina in cui inserire i propri soldi e il proprio
indirizzo.

Sulla cassettina la promessa che il prodotto ci verrà consegnato in 48 ore.
Sul retro un paio di persone prelevano gli ordini, telefonano ai
fornitori, ordinano i prodotti e li fanno spedire direttamente al cliente
..... è l'uovo di colombo, il commercio senza rischi ... con un solo
piccolo difetto, non funziona !

Se devo basarmi sulla nostra esperienza credo che la formula corretta sia
quella che fa del sito di commercio elettronico un metodo di vendita che
si affianca all'attività tradizionale di un'azienda e si integra con
questa dando al cliente la possibilità di comprare in negozio consultando
i dati del prodotto sul sito o di acquistare on line potendo poi, se lo
preferisce, ritirare il proprio prodotto in un punto vendita "reale"
sempre potendo interagire sul sito come nel punto vendita con il personale
commerciale e tecnico dell'azienda..insomma tra Amazon e Barnes&Nobles
alla fine penso che vincerà Barnes&Nobles e se avessero avuto dirigenti
più lungimiranti Amazon non sarebbe mai esistita ...

Giorgio Brojanigo
www.bow.it srl
g.brojanigo@bow.it