Caro Alfonso,
hai ragione, ora come ora si parla e si scrive molto (forse troppo) sui
blog e su ciò che essi rappresentano.
E' vero, in questo momento tutti vogliono avere un blog. Il blog è una
moda, il blog è diventato un fatto di costume.
Inoltre, tra blogger, non blogger e giornalisti è spesso aspra la polemica
sulla rilevanza da dare a quanto scritto in questi diari online.
Si tratta di una nuova forma di giornalismo? Si tratta, come dici tu, di
una semplice forma di vanità?
In generale ho un atteggiamento piuttosto distaccato dalla questione. Ho
come l'impressione che le si stia dando troppo importanza o forse, meglio,
che si stia perdendo di vista quella che ritengo essere la questione
chiave.
Bloggare o scrivere sul Web è impegnativo come ogni altra forma di
scrittura.
Non possiamo negare che l'idea di scrivere un blog è quella di farsi
leggere
dal pubblico della Rete (altrimenti ci si limiterebbe ad un diario cartaceo
personale), di stimolare una discussione, di confrontare opinioni. E per
fare questo c'è bisogno di tempo, dedizione e passione.
Anche se si ritiene il blog sia solo una forma di vanità online, non
possiamo
dimenticare che si tratta di una vanità che costa sacrificio. Se si dicono
cose poco interessanti o se scrive in modo banale, complicato o troppo
polemico,
gli utenti smetteranno di leggerci. Ed allora cosa diventa un blog senza
lettori? Perde la propria ragione di esistere, diventa come un giornale
che nessuno compra, destinato a chiudere i battenti e ad essere abbandonato
anche da chi lo scrive in prima persona.
Ogni blog va letto, interpretato e giudicato singolarmente. C'è chi scrive
di vita privata, chi di lavoro, chi di hobby e passioni. Non
necessariamente
chi ha un blog vuole esprimere una verità divina o inventare una nuova
forma
di comunicazione. Se un blog non ti interessa, non ti piace, ti
infastidisce, non lo leggi, punto e basta. Nessuno te lo impone.
Il nome dell'autore non fa il blog. Il blog è come un qualsiasi altro sito
di e-commerce: lo si visita una volta per curiosità, ma ci si ritorna solo
se ci si trova qualcosa di valido (sia il prodotto a buon prezzo o
l'informazione, la notizia, il racconto divertente o appassionante).
Giornalisti come Sabelli Fioretti o Luca Sofri hanno blog che vengono letti
per ciò scrivono, non per il nome dell'autore.
Se mi chiedi se bloggo per vanità non so risponderti. Ho iniziato a
scrivere
Weblogz con l'idea di essere utile alle persone che condividono i miei
stessi
interessi (marketing, e-business, e-learning). Sono passati quasi due anni
da quando è nato il blog, e se continuo a scriverlo è perché so che ci sono
parecchie persone che apprezzano questa sorta di rassegna stampa che
realizzo
quasi quotidianamente. Se così non fosse, probabilmente avrei smesso da
tempo, e mi sarei semplicemente occupata, piuttosto, di archiviare con cura
sul mio hard disk gli articoli che ritenevo interessanti. E' vanità questa?
Forse si, ma se è una vanità che in tanti ritengono utile, perché
giudicarla in modo negativo?
A dire il vero non so se ho risposto esattamente alla tua domanda ma,
spero, almeno, di essere riuscita ad esprimere il punto di vista di un blogger,
per farti capire che, dietro ad un blog, non c'è solo vanità.
Ciao,
Martina
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martina [at] weblogz [dot] it
http://www.weblogz.it
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