Sto ragionando da un po' di tempo sul fenomeno web log, e devo dire che di
fenomeno si tratta.
Pero' l'esperienza ormai mi insegna che i grandi fenomeni web vanno visti
con diffidenza o perlomeno con un minimo di prospettiva.
Volevo porre la questione e proporre una discussione su questo tema.
Allora, i blog. cosa sono. cito l'espresso:
"pagine Internet autocostruite e autogestite a metà tra diario personale,
newsgroup e sito di informazione non sono più un affare per pochi
iniziati, giornalisti o smanettoni entusiasti di tecnologia e Rete. Ormai
rappresentano un fenomeno sociale che si espande a macchia d'olio come un
virus, una febbre contagiosa. Che non risparmia nessuno: analisti
finanziari, neurologi, ex prezzemoline televisive, preti, pescatori,
onorevoli, scrittrici. Tutti vogliono avere un blog. "
Cosa c'e' di nuovo in questo, che possa essere interessante per il
marketing e la comunicazione?
Ci sto pensando e credo che di nuovissimo non ci sia nulla. e' stato
scoperto un nuovo mezzo, piu' o meno utile, per portare allo scoperto e
manifestare la caratteristica principale dell'homo sapiens sapiens del
terzo millennio: la vanita' e il riconoscimento come membro di un branco.
ci sono in quanto appaio, in tv nei giornali nelle comunita' virtuali etc,
basta che qualcun altro con i miei stessi interessi legga e possibilmente
commenti quello che faccio dico e scrivo.
Non so cosa ne pensate voi, non vedo altre novita' nei blog.
Ci tengo a precisare che non ci sono moralismi tipo "dove andremo a
finire".
Anche perche' forse e' proprio la vanita' delle persone il giocattolo che
andranno ad esplorare i pubblicitari e i markettari del prossimo
decennio...
ciao
aa
Re: Blog vanità
Inserito da Martina Zavagno il 11 Febbraio 2003 - 10:47Caro Alfonso,
hai ragione, ora come ora si parla e si scrive molto (forse troppo) sui
blog e su ciò che essi rappresentano.
E' vero, in questo momento tutti vogliono avere un blog. Il blog è una
moda, il blog è diventato un fatto di costume.
Inoltre, tra blogger, non blogger e giornalisti è spesso aspra la polemica
sulla rilevanza da dare a quanto scritto in questi diari online.
Si tratta di una nuova forma di giornalismo? Si tratta, come dici tu, di
una semplice forma di vanità?
In generale ho un atteggiamento piuttosto distaccato dalla questione. Ho
come l'impressione che le si stia dando troppo importanza o forse, meglio,
che si stia perdendo di vista quella che ritengo essere la questione
chiave.
Bloggare o scrivere sul Web è impegnativo come ogni altra forma di
scrittura.
Non possiamo negare che l'idea di scrivere un blog è quella di farsi
leggere
dal pubblico della Rete (altrimenti ci si limiterebbe ad un diario cartaceo
personale), di stimolare una discussione, di confrontare opinioni. E per
fare questo c'è bisogno di tempo, dedizione e passione.
Anche se si ritiene il blog sia solo una forma di vanità online, non
possiamo
dimenticare che si tratta di una vanità che costa sacrificio. Se si dicono
cose poco interessanti o se scrive in modo banale, complicato o troppo
polemico,
gli utenti smetteranno di leggerci. Ed allora cosa diventa un blog senza
lettori? Perde la propria ragione di esistere, diventa come un giornale
che nessuno compra, destinato a chiudere i battenti e ad essere abbandonato
anche da chi lo scrive in prima persona.
Ogni blog va letto, interpretato e giudicato singolarmente. C'è chi scrive
di vita privata, chi di lavoro, chi di hobby e passioni. Non
necessariamente
chi ha un blog vuole esprimere una verità divina o inventare una nuova
forma
di comunicazione. Se un blog non ti interessa, non ti piace, ti
infastidisce, non lo leggi, punto e basta. Nessuno te lo impone.
Il nome dell'autore non fa il blog. Il blog è come un qualsiasi altro sito
di e-commerce: lo si visita una volta per curiosità, ma ci si ritorna solo
se ci si trova qualcosa di valido (sia il prodotto a buon prezzo o
l'informazione, la notizia, il racconto divertente o appassionante).
Giornalisti come Sabelli Fioretti o Luca Sofri hanno blog che vengono letti
per ciò scrivono, non per il nome dell'autore.
Se mi chiedi se bloggo per vanità non so risponderti. Ho iniziato a
scrivere
Weblogz con l'idea di essere utile alle persone che condividono i miei
stessi
interessi (marketing, e-business, e-learning). Sono passati quasi due anni
da quando è nato il blog, e se continuo a scriverlo è perché so che ci sono
parecchie persone che apprezzano questa sorta di rassegna stampa che
realizzo
quasi quotidianamente. Se così non fosse, probabilmente avrei smesso da
tempo, e mi sarei semplicemente occupata, piuttosto, di archiviare con cura
sul mio hard disk gli articoli che ritenevo interessanti. E' vanità questa?
Forse si, ma se è una vanità che in tanti ritengono utile, perché
giudicarla in modo negativo?
A dire il vero non so se ho risposto esattamente alla tua domanda ma,
spero, almeno, di essere riuscita ad esprimere il punto di vista di un blogger,
per farti capire che, dietro ad un blog, non c'è solo vanità.
Ciao,
Martina
--
martina [at] weblogz [dot] it
http://www.weblogz.it
Diario (blog) di navigazione nel business online
Re: Re: Blog vanità
Inserito da Roberto Venturini il 7 Luglio 1970 - 17:40E' una questione di contesto: dato che questa e' una lista nata e
focalizzata sul parlare di marketing e comunicazione...il commento ha un
senso.
E si ridiscende sul personale... Ma non siamo capaci di trascendere dalle
emozioni e di discutere in modo calmo e sulle cose, non in modo irritato e
"contro" le persone?
Frena, frena. Se guardi i dati di fruizione di Internet vedi che c'e' un
bel po' di gente on line sopra (diciamo) i 35 anni (o 38, o 40, fa lo
stesso).
Alla maggior parte di questi dei blog non gliene frega nulla - e
continuano a fruire di aspetti piu' "tradizionali" del web.
Poi vorrei vedere dei dati su quanti under 35 stanno attualmente
abbandonando la fruizione di siti per dedicare piu' tempo ai weblog etc.
Di certo ce n'e' ma suppongo (non ho i dati) che sia una minoranza.
Forse Massimo ha ragione, ma direi in un ottica di lungo periodo, non
certo a breve. Prima dobbiamo aspettare che muoiano quelli che (quando ero
giovane io) chiamavamo matusa. Che oggi siamo noi.
Oh, ma c'avete il chiodo fisso, con le masse. Molte aziende da anni
ragionano in termini di target segmentati, di sotto target, di
comunicazione mirata...per tantissimi prodotti parlare di masse (anche nel
senso marxista de termine) non ha piu' senso... (sul tema della sparizione
delle masse e Internet c'e' una bella riflessione nel libro Dark Fiber di
Geert Lovink).
Omaggi alla lista
Roberto
Re: Blog vanità
Inserito da Luciano Giustini il 11 Febbraio 2003 - 00:28Alessandro,
Personalmente non sono del tutto d'accordo con te sulla teoria del blog
come autoreferenziazione e vanita' a tutto spiano. E' pur vero che e' la
vanita' a spingere molti ad aprire un blog (e a manutenerlo), anche se
non penso sia negativo, ed e' vero che la "appartenenza ad un branco"
come la chiami tu, c'e' e fa piacere. Non solo: e' anche molto forte.
Pero' generalizzare da alcuni casi a tutto il mondo blog mi sembra fuori
luogo.
Molti bloggatori scrivono per una serie di motivi che sono spesso motivi
legati ad un'esigenza di comunicare, bisogno primario dell'uomo e ancor
di piu' dell"homo telematicus" attivo. Il tema del "diario pubblico" e'
il piu' sentito: i blog sono impressioni "personali" il cui gradimento e'
condiviso tra persone che hanno idee non comuni, anzi a volte del tutto
diverse e discordanti, il piu' delle volte non filtrate. La pluralita' di
idee e' la vera forza dei blog, ed in questo caos di sensazioni ed
opinioni probabilmente il marketing, per rimanere in tema, non e' visto
di buon occhio. Ovviamente questo non significa che i blog non ospitino o
possano ospitare pubblicita', tutt'altro, ma il senso di "sfruttamento"
commerciale di un blog suona piuttosto blasfemo nel "clan" del weblog.
Il weblog non deve essere inteso come una "casta" di persone, ma solo un
modo per comunicare mettendo insieme esigenze spesso inconciliabili:
ordinatamente e direttamente, ad esempio. Ordinatamente perche' i weblog
dei piu' seguono delle regole e soprattutto si "aprono" a coloro che
hanno qualcosa da dire. Direttamente perche',per ora e speriamo per
sempre, c'e' piena liberta' di espressione sui weblog.
A me piace scrivere sul mio weblog un po' per cultura personale (la
passione per il giornalismo: quando ho un po' di tempo lo dedico alla
scrittura ed ai miei progetti editoriali sulla rete) ma anche perche'
credo strenuamente nel mezzo internet e nelle sue potenzialita'
espressive, da sempre. Poi, ovviamente, perche' penso di comunicare
qualcosa di interessante, con le mie riflessioni su internet, almeno
questa e' la speranza. E' vanita', certo, ma anche volonta' di
condividere pensieri e ragionamenti, che non e' affatto banale.
Specialmente quando mi accordo di avere link a destra e a sinistra e di
essere incluso in toolbar ed elenchi (con mio discreto stupore).
Un saluto a tutti
--
Luciano Giustini
BETA http://www.beta.it
email: l [dot] giustini [at] beta [dot] it
web: http://people.beta.it/lgiustin i
blog: http://people.beta.it/lgblog
Re: Blog vanità
Inserito da Giovanni Ciampaglia il 11 Febbraio 2003 - 14:19Ciao Alessandro,
forse hai ragione nel dire che non c'è nulla di nuovo. Ti parlo da Blogger.
Non la butterei però sul piano della vanità personale e basta. Considera
che:
rete. Non bisogna sapere quasi nulla di Html;
l'utilizzo della rete
Dal punto di vista commerciale, direi che alcune piattaforme
opportunamente trasformate potrebbero essere utilizzate all'interno di
community locali o legate a un tema specifico.
Queste community, oltre che
potenziali 'vetrine' per la pubblicità, se ampie, possono essere anche una
miniera preziosa di informazioni.
Considera che stamattina mi è arrivata
una newsletter dove una società invitava studenti universitari a diventare
'Junior Brand Manager' o qualcosa di simile: l'idea è quella di reclutare
giovani capaci di trasferire all'azienda informazioni su gusti e abitudini
di altri giovani.
Giovanni
Re: Re: Blog vanità
Inserito da Fabio Metitieri il 12 Febbraio 2003 - 18:42Ciao a tutti,
Giovanni Ciampaglia:
Non concordo. A parte l'accusa di essere solo
fiera delle vanita' o fuffa (come amano dire i blogger italiani), secondo
me il difetto maggiore dei blog
(dovuto in parte all'attuale software ma in parte ancora maggiore alla
volonta' dei blogger) e' proprio quello
di non creare comunita' (se non quella dei blogger,
che amano "autoreferenziarsi" tra loro) e di non
essere affatto democratici.
Non vengono usati per una comunicazione molti
a molti, paritaria. Chi blogga, considera SUO il
blog e tiene a margine (molto a margine) i commenti
e gli interventi altrui (sempre che ce ne siano). Per questo, non vedo nei
blog nulla di molto diverso da un forum, se non per la loro maggiore
facilita' di uso.
E tutti i discorsi sulla rivoluzione democratica
dei blog, su un nuovo modo di comunicare che
puo' essere paragonato alle prime radio alternative,
e cazzate simili, mi sembrano solo grosse palle.
Che differenza c'e' (contenuti e orientamento
a parte) tra il forum di Vespa (http://www.brunovespa.net)
e il blog di Mantellini (http://www.mantellini.it, che
ci legge qui) ?
Direi nessuna, a parte il fatto che Vespa e'
comunque un grande giornalista. Anzi, direi
che nel forum di Vespa le voci dei navigatori
(immagino molto selezionate) sono il centro
dell'attenzione, mentre in un blog o sono del
tutto assenti o tendono a essere nascoste.
Insomma, e' molto piu' innovativa e comunitaria
una "vecchia" mailing list.
Ciao a tutti, Fabio.
-- Fabio Metitieri
http://space.tin.it/computer/f metiti e
"Adsl ergo sum" (f.m.)
Re: Re: Re: Blog vanità
Inserito da Massimiliano Fava il 14 Febbraio 2003 - 10:49Fabio Metitieri wrote:
Dissento totalmente da questa affermazione, e copio-incollo gli ultimi tre
post (ma sono tutti cosi') del sito di Vespa: "Lei e' un giornalista.Un
eccellente giornalista." ,"LA sua professionalità, egregio dott. Vespa,è
invidiabile", "mi e' appena stato regalato il suo ultimo libro.Ho letto
finora solo 100 pagine e mi sento gia'di farle i complimenti"
Mi pare che le voci (selezionate...) dei navigatori siano esclusivamente
degli elogi a Vespa, e di forum non vedo proprio traccia, poiche' un forum
prevede un botta e risposta che qui non esiste. Il 90% dei blog invece
permette di commentare (compreso quello di Mantellini). E sicuramente il
fatto di mettersi in gioco facendosi giudicare da degli sconosciuti e'
solo un grande merito, non certo una colpa.
Saluti,
Massimiliano
Massimiliano Fava ~ Digital Direct Marketer
e ~ massimiliano [dot] fava [at] slash [dot] it
Slash ~ Interactive Media Center ~ www.slash.it ~
a ~ Via Pietro Custodi, 3 ~ 20136 Milano ~
t ~ 02/89421253 * f ~ 02/89422509
Re: Re: Re: Blog vanità
Inserito da Roberto Rilletti il 17 Febbraio 2003 - 22:09Mi sembra il momento migliore per chiudere un blog, a questo punto.
roberto.
Re: Blog vanità
Inserito da Marcello Bramante il 11 Febbraio 2003 - 23:53Alessandro,
l'unica cosa che condivido del tuo intervento e' che l'avvicinarsi di
molte persone allo strumento del weblog sia veramente un fenomeno (dal
greco Phainomenon, che ha a che fare con il bagliore, con il risplendere,
il rivelarsi).
Cosa rivela l'entusiasmo di molti? A mio avviso che stiamo attraversando
un momento epocale nella storia dei media, e i blogs sono una parte di
questo cambiamento di paradigma.
Vogliamo essere partecipi nel processo dell'informazione e della sua
diffusione comunicativa. Non ci basta leggere articoli e fare da scudo ai
messaggi unidirezionali, vogliamo anche scrivere. Stiamo diventando parte
attiva dei media e non piu' semplice bersaglio.
Internet ha ridotto le barriere che esistevano tra emittente e
destinatario nel processo comunicativo, ha aperto la strada alla
pubblicita' (l'essere pubblico, in mezzo agli altri) di qualsiasi
messaggio; non importa se gli accessi al proprio weblog sono bassi,
ricordiamoci che fino a ieri esisteva soltanto il broadcast, tipico di
radio e tv.
Un fenomeno non va mai guardato con diffidenza, va analizzato; altrimenti
lo si guarda con pre-giudizio. La bolla speculativa e l'euforia da
guadagni facili di qualche mese fa, non possono inficiare tutto quello che
accade in rete.
Chiunque si occupi di decisioni strategiche all'interno di un'azienda (e
la comunicazione, oggi come ieri, non e' soltanto strategica, ma vitale),
non puo' fare a meno di osservare e studiare ogni nuovo fenomeno sociale,
le dinamiche di interazione tra i gruppi (branchi, come li chiami tu), i
cambiamenti organizzativi e di leadership.
Ecco perche' nei blog vedo moltissime novita', e non solo vanita'.
Marcello Bramante
www.prontospesa.it
www.fresko.it (il mio weblog)
Re: Re: Blog vanità
Inserito da Luigi Ferro il 12 Febbraio 2003 - 22:04Non so se i weblog siano una moda. Sicuramente lo sono dal punto di vista
dei media.
Di solito succede così. In certi momenti il primo articolo di qualcuno più
attento suscita immediatamente l'imitazione da parte degli altri. Il
quotidiano più famoso ne scrive anche se l'argomento è già stato trattato
da altri (tanto a noi ci leggono tutti). Gli altri o trovano una chiave di
lettura differente oppure semplicemente scrivono articoli più lunghi.
Tenete conto che in qualche caso la proposta parte da un collaboratore che
più guadagna più scrive. In redazione magari dell'argomento non ne sanno
nulla e danno l'ok. Così si crea l'onda.
Se non sbaglio ho scritto
(ispirato dal New York times) un articolo sui blog nel gennaio 2001 sul
corriere e credo sia passato inosservato. Adesso invece è il boom. Ma non
è moda. E' un fenomeno che riguarda poche migliaia di persone. Non so se
si tratti di vanità ma poco mi interessa.
Ho sempre pensato a Internet
anche come una scoperta dei talenti nascosti. Di chi fa l'impiegato ed è
un esperto di sistemi elettorali (giuro, l'ho conosciuto) o di chi fa
l'architetto e sa tutto sulla pesca.
I blog sono un passo avanti verso
l'esaltazione delle proprie passioni. Ma anche importanti strumenti di
lavoro. Spesso la sera faccio un giro fra i miei blog preferiti cercando
idee per il mio lavoro (giornalista). Per questo ringrazio Martina Zavagno
del suo lavoro, mi diverto con i commenti di Moruzzi e rido con il non
proprio politically correct di Terry Merry. Alcuni scrivono benissimo. Li
leggo e li invidio.
Benvenuta vanità.
Re: Re: Re: Blog vanità
Inserito da Lucio Staiano il 14 Febbraio 2003 - 09:01a proposito di blog, segnalo anche il blob of the blog, una specie di
silloge quotidiana dei blog piu' interessanti, creata da Strelnik, uno dei
blogger piu' "vecchi"... diciamo di quelli pre-moda
http://www.strelnik.it/blog/bl ogblob/index.ht m
io non so se sia vanita'... credo lo sia esattamente come quella di
shakespeare, di quasimodo, antonioni, john lennon e via dicendo... ben
vengano queste vanita'
il blog e' una "nuova" forma di comunicazione che puo' anche diventare
arte... d'altronde il diario di anna frank e' uno dei libri piu' letti al
mondo, no?
salut!
Lc
Re: Re: Re: Blog vanità
Inserito da Anna Borellini il 17 Febbraio 2003 - 17:55Perdonami Luigi, ma mi piacerebbe sapere cosa sono i blog.
Non sono una
pubblicitaria, ma da quando siete entrati nella mia posta mi fate una
buona compagnia ed ho anche trovato aiuto per un mio problema con la
Telecom.
Se hai tempo potresti spiegarmi cosa sono i blog? Sono sempre
molto curiosa di scoprire le tante cose che non conosco.
Grazie AnnaB
Re: Re: Re: Blog vanità
Inserito da Fabio Metitieri il 19 Febbraio 2003 - 19:28Ciao a tutti,
Non so piu' chi:
Mah.... i blog sono solo una via di mezzo tra un sw
per il content management molto semplice e un
forum, con scarse capacita' interattive e quindi
con poca tendenza al comunitarismo.
Detto questo, primo non capisco perche' chi
e' bloggauta deve essere visto come innovatore,
progressista, buono e giusto, mentre chi critica i
blog viene bollato come appartenente a una
corporazione che li teme (a volte i giornalisti, a volte
i markettari, fate voi). Secondo, dove sarebbe la
novita'? L'unica cosa nuova e' che la facilita' del sw
ha spinto una miriade di persone (100-500 mila) verso
questa attivita'. Ora, e' da vedere quanti andranno
avanti con costanza negli anni a venire. E senza che
ai giornalisti o ai markettari gliene freghi un beato,
secondo me.
Doppio mah.... riprendo una citazione di
Weinberger - peraltro un bloggauta - che parafrasa
Warhol (l'oh messa giusta, l'acca?) per dire che:
"In Rete tutti saranno famosi per quindici persone"....
E che ci investi, in 500 mila pubblicazioni che
hanno ciascuna 15 lettori, e quasi mai diversificate
per settore/argomento/segmento?
Si fa prima ad andare porta per porta.
Insomma, direi che i blog sono un gioco, probabilmente
molto divertente (e che non mi disturba affatto), ma
non sono per nulla rivoluzionari e neppure tanto
nuovi. Divertitevi pure, ma non esagerate nel farne
un'ideologia (e mi piacerebbe sapere quante ore al
giorno o alla settimana, in media, i blogger intervenuti
qui dedicano alle loro creature)..
Ciao a tutti, Fabio.
Re: Re: Re: Re: Blog vanità
Inserito da Barbara Belliniciao a tutt*
passato il primo mese, quando praticamente ci passavo ogni minuto libero,
adesso mi attesto sui 70/90 minuti al giorno, metà sul mio blog, metà su
quelli altrui e sulla mailing list
una cosa: da quando bloggo navigo meno in giro per la rete, preferisco
bazzicare gli altri blogger. si imparano un sacco di cose (dopo un po' le
scemenze impari a evitarle a fiuto)
buona giornata
b.
Re: Re: Re: Re: Re: Blog vanità
Inserito da Roberto Rilletti il 25 Febbraio 2003 - 09:35A voler essere precisi, aggiungerei che come rilasciano la patente di
guida a cani e porci, pure danno il tesserino di giornalista altrettanto
facilmente (e lo dico senza timore di offendere chi invece se lo è sudato)
e che, quindi, tanto varrebbe istituire un Ordine dei Bravi Giornalisti
così da tutelare il lettore fin da subito.
in attesa dell'Impossibile e in attesa di capire chi sarebbe così
autorevole da poter dare il patentino di Bravo Giornalista (il Bravo
Presidente del Bravo Ordine?), tocca contentarsi di un mondo vario e
difficile, in cui esistono Buoni e Cattivi, Portatori di Verità e
Contapalle, nonché esiste Gente che sui blog ha qualcosa da dire e lo dice
bene e nel rispetto della reciproca convivenza nel medesimo Mondo e nel
medesimo Sistema comunicativo, e Gente che dei blog fa un uso del tutto
simile a quello che farebbe e/o fa delle chat anonime, con un'urgenza di
affermazione del sé che spesso sfuma come un fuoco fatuo, uccisa dalla sua
stessa pulsione e pochezza.
Di fatto, la naturale selezione avverrà grazie al lettore che è parte
integrante di un blog e né è elemento portante, e non grazie ai link sugli
altri blog (che non sono, come spesso leggo, elemento necessario e
sufficiente affinché un singolo blog esista).
E i pessimi blog chiuderanno così come si chiudono le room delle chat,
sorte e morte nel medesimo disinteresse, col medesimo clamore, lasciando
la medesima traccia nella storia dell'uomo.
Altri blog, invece, chiuderanno per diversi e insondabili motivi, facendo
forse molto più rumore.
saluti
roberto rilletti
Re: Re: Re: Re: Blog vanità
Inserito da Luigi Ferro il 21 Febbraio 2003 - 19:25Sono d'accordo con Fabio in questo momento se non hai un blog sei un po'
out. Però vorrei sottolineare un problema che mi pare un po'
sottovalutato.
Questo fiorire di blog con una sacco di siti che danno conto spesso delle
stesse notizie o linkano news da un sito all'altro rischia di ripetere
effetti già visti nei giornali. Se la notizia di partenza è falsa o
imprecisa rischia di essere ingigantita o di diffondersi passando di blog
in blog. E' successo in questi giorni con la chiusura di puntocom.
Clarence scrive che il direttore che ha sostituito Barbieri era
sottomesso a Crespi (balla grossa come una casa) qualcuno lo riprende e il
povero Emanuele Bruno si trova sbertucciato senza che nessuno abbia mai
chiesto un suo parere.
Spesso nei blog si parla male dei giornalisti. Non c'è problema, ma
sarebbe il caso di sapere che i giornalisti (quelli bravi) cercano di
veirificare le notizie prima di pubblicarle e che esiste la diffamazione o
semplicemente il rispetto delle persone. Si può e si deve criticare
chiunque ma chiunque deve avere lo spazio per reagire alle critiche ma nei
blog questo spesso non succede. Parla uno solo e chi viene attaccato non
può mica girare tutti i blog della rete per replicare.
Insomma, maneggiare con cura.
Saluti alla lista
Luigi
Re: Re: Re: Re: Re: Blog vanità
Inserito da Gianluca Neri il 1 Marzo 2003 - 04:53Grazie ad una segnalazione di Massimo Mantellini, scopro che su Blog.it e
Mlist Luigi Ferro, giornalista del Corriere della Sera, auspica che i blog
inizino a trattare le notizie con "maggiore cura". In realtà è sufficiente
leggere con attenzione i suoi contributi ai due siti per dedurne che
l'argomento funge esclusivamente da pretesto per polemizzare con Clarence
in merito ad una serie di articoli riguardanti la chiusura del quotidiano
Punto.com.
Scrive Ferro: "Questo fiorire di blog con una sacco di siti che danno
conto spesso delle stesse notizie o linkano news da un sito all'altro
rischia di ripetere effetti già visti nei giornali. Se la notizia di
partenza è falsa o imprecisa rischia di essere ingigantita o di
diffondersi passando di blog in blog. E' successo in questi giorni con la
chiusura di Punto.com. Clarence scrive che il direttore che ha sostituito
Barbieri era sottomesso a Crespi (balla grossa come una casa) qualcuno lo
riprende e il povero Emanuele Bruno si trova sbertucciato senza che
nessuno abbia mai chiesto un suo parere".
Inutile precisarlo, ma pare sia necessario farlo ugualmente: Clarence è
solo in parte un blog, e gli articoli cui si fa riferimento sono stati
redatti sulla base di dichiarazioni del primo direttore (e fondatore) di
Punto.com, nonché di parte della redazione del giornale. Trattasi quindi
non di notizia (se anche lo fosse stata avremmo potuto tranquillamente
ritenerla più che verificata), ma i semplice opinione: Barbieri, su
Quintostato e su parecchi altri media ha rilasciato dichiarazioni a cui
Clarence ha ritenuto opportuno dare rilevanza.
Spiace che in tutto questo discorso debba venire tirato in ballo a forza
l'incolpevole e probabilmente ignaro Emanuele Bruno, ma risulta
impossibile non constatare che, incredibilmente, l'intervento di Luigi
Ferro ricalca alla perfezione le ragioni che il nuovo direttore ha
ritenuto opportuno ribadire in più circostanze, telefonando in redazione e
utilizzando qualsiasi mezzo di telecomunicazione con la sola esclusione
del satellite. Per capire il perché di tanta indignazione da parte di
Ferro è sufficiente leggere con attenzione il commento su Blog.it: "Quello
che mi preme sottolineare, però non è tanto la presunta linea
filoberlusconiana del giornale (che comunque sarebbe legittima) ma il
fatto che il povero Bruno (lo confesso è un mio amico) da quando è
diventato direttore è stato sbertucciato come se fosse un povero pirla
messo lì solo per soddisfare i voleri di Crespi". Et voilà: svelato
l'arcano e smascherato il ventriloquo. Bruno è l'amichetto mio: mo' ve
faccio véde io che 'so ggiornalista der Corriere della Sera.
È davvero un peccato che Ferro, lancia in resta, si sia consacrato ad una
causa inesistente, al punto da dichiarare: "Clarence ha poi scritto una
imbarazzata rettifica che trovate qui". L'"imbarazzante rettifica" è in
realtà un pressoché fedele copia & incolla di un'e-mail dello stesso
Emanuele Bruno, che Clarence ha ritenuto doveroso pubblicare per dare voce
ad entrambe le parti in causa.
Cose che succedono. Facciamo finta che si tratti di incomprensione, e non
di discorso strumentale. La cosa dell'intervento di Luigi Ferro che mi
preoccupa di più è invece il senso di ciò che ha scritto: bloggers cari,
vi siete divertiti col giocattolino, mo' lasciate lavorà noi giornalisti
seri. Noi giornalisti veri. Roba che, in confronto, la definizione di
fuffa di Carlo Formenti è acqua di rose.
Eppure non basta, Ferro si spinge pericolosamente oltre: "Io non so se dal
punto di vista legale il link possa essere considerato come la
pubblicazione di una notizia ma è certo che se il primo che pubblica una
stupidaggine viene querelato credo esista la possibilità che la querela
passi anche a chi linka la notizia". Traduco: ahò occhio, che se anche
solo parlate di quelli nun lasciano in pace l'amichetto mio rischiate che
qualcuno ve se rivorta come 'n carzino.
Re: Re: Re: Re: Re: Re: Blog vanità
Inserito da Luigi Ferro il 3 Marzo 2003 - 21:39Due parole di replica e poi giuro che per me la faccenda finisce qui.
Io sono un semplice collaboratore del Corriere non un giornalista assunto.
Chi fa questo mestiere conosce la differenza.
Se ho scritto quel messaggio su Mlist e su Blog.it (dove era anonimo solo
perché mi sono sbagliato, se qualcuno ci crede) era perché colpito dalla
vicenda di .com (come altri credo di averci rimesso dei soldi) e di
Emanuele (che ribadisco è un mio amico ma collaboravo con .com anche con
Barbieri).
Per chiarire il mio pensiero (espressione roboante) credo che ognuno abbia
il diritto di fare un suo blog e di scrivere quello che pensa. Solo che
può non sapere che dando spazio anche inconsapevolmente a una notizia non
vera può rischiare qualcosa. Un giornalista dovrebbe (ma non è detto)
avere qualche strumento professionale in più (per esempio conoscere la
normativa riguardo la querela) che gli potrebbe evitare di incorrere in
situazioni pericolose. Questo significa che solo i giornalisti devono
aprire un blog? No, sicuramente però, per esempio si potrebbe fare un
manuale da girare a tutti i blog sui possibili rischi.
Tra l'altro nella prima versione che avevo preparato per Blog.it avevo
fatto anche l'esempio di "lo scopriremo solo vivendo", un blog molto
divertente che consulto anch'io, che ultimamente aveva lanciato un
concorso senza nulla in palio per disegnare merry terry (chi frequenta il
blog la conosce).
Estremizzando avevo scritto che tremavo all'idea che, per dimostrare
quanto il disegno vincente fosse esatto, a qualcuno venisse in mente di
mettere online la foto di Merry terry. Esagero, lo so ma era solo per
dimostrare il potenziale pericolo di un blog, un piccolo giornale che va
sul web ogni giorno e rischia di incorrere nei pericoli di qualsiasi
giornale. Il mostro in prima pagina.
Tralascio le accuse di Gianluca che si dimentica di dire perché hanno
deciso di dare spazio anche a Bruno. Chi vuole può leggere la rettifica di
Clarence
(http://www.clarence.com/conten ts/societa/sullanotizia/archiv es/000967.ht.. .
e decidere se è imbarazzata o no. Fatemi sapere la vostra opinione
privatamente. Grazie.
Però ho imparato una cosa. Che ha ragione Fabio Metitieri a dire che chi
non ha un blog oggi è out e che in rete la gente non è per forza più
intelligente. E' semplicemente normale. Se poi ha un portale alle spalle è
anche un po' simile a Berlusconi. Ma di sinistra, mi raccomando.
Omaggi e scuse alla lista.
Luigi Ferro
Re: Blog vanità
Inserito da Massimo Moruzzi il 14 Febbraio 2003 - 11:15Complimenti ad Alessandro Alfonso...
insomma, se non è interessante per il marketing, buttiamo a mare?
sembra che per te "comunicazione" (ovviamente) voglia dire solo ed
unicamente "comunicazione aziendale". Peggio per te. E comunque...
c'e' molto di nuovo. tutto, oserei dire. dal punto di vista del cosidetto
"marketing" (che poi ormai è ridotto all'acquisto di pubblicità e poco
più....) i weblog porteranno via - via da portali sempre più pieni di
pubblicità e da giornali online sempre più ridotti all'osso nella parte
free - così tanta gente che non rimarrà che un grande "media", ovvero
Google. Letteralmente, le aziende non avranno più mass media dove andare a
cercare i loro mass target delle loro "campagne marketing"...
dal punto di vista della "comunicazione aziendale"... beh, non ti sei
accorto che parlare e comportarsi in modo ufficiale, pomposo e pieno di sè
non funziona in Rete?
good luck,
Massimo
Massimo Moruzzi
resp. meetic italia
http://www.meetic.it
.. ti innamorerai !
blog
http://dotcoma.radiopossibilit y.co m
Re: Re: Blog vanità
Inserito da Alessandro Alfonso il 14 Febbraio 2003 - 17:18temo che sia ironico.
era ironico.
anyway se non te ne sei accorto ti rinfresco la memoria su cosa e' mlist,
quotandoti l'incipit della home del sito:
"la mailing list sul marketing e su internet creata e moderata da Elena
Antognazza."
che si parli di un fenomeno come quello dei blog in relazione al marketing
(internet marketing) non mi pare un'azione sventata.
analizziamo.
ma scherzi? la comunicazione e' comunicazione. un messaggio che parte da
un emittente, mediata o no, che arriva ad un ricevente.
Shannon e Jakobson hanno scritto qualcosina per saperne di piu'..
mi dispiace deluderti, ma il protocollo di comunicazione che usiamo per
connetterci ad internet e' nato
ed e' cresciuto per uno scopo opposto. evitare che la comunicazione non
arrivi a tutti. i motivi erano militari. l'esistenza stessa
di internet (e di un mix di veicoli comunicativi, dal browser alla email
alle newsletter alla mailing list..) e' la garanzia che ci sara' sempre
una massa, grazie a dio sempre piu' critica e consapevole, con la quale
anche l'azienda potra' comunicare. e' affascinante capire i modi e le
forme perche
questa comunicazione sia incisiva, credibile e vincente. i blog, dopo 5
minuti, sono pallosi.
io non mi accorgo di un sacco di cose, ad esempio non mi accorgo del
motivo per cui
mi vorresti convincere che parlare e comportarsi in modo ufficiale,
pomposo e pieno di se non funzioni in rete. la penso come te!
ho detto che i blog mi paiono una interessante trovata per la conquista di
visibilita'.
dopodiche', e l'ho scritto nella mia mail, non escluso che siano la piu'
grande scoperta (anche per l'impresa) da quando esiste internet.
per ora sono vanita', anche il tuo, ho idea, difetto preferito.
saluti
aa
Re: Re: Blog vanità
Inserito da Luca Unti il 16 Febbraio 2003 - 23:19Ed oggi Google rileva il principale operatore di "blog" Pira Labs di
blogger.com .
Se diamo per scontato che in google "capiscono" il web molto
bene ed hanno costruito un'infrastruttura hardware/software/talenti
eccezionale direi di smettere di considerare il "blogging" una moda
passeggera e/o esercizio di vanità.
Si tratta di vedere come google
integrerà le "news" provenienti dai bloggers ( che crescono in modo
esponenziale ogni giorno ) con i meccanismi di page rank, qui davvero le
possibilità sono moltissime.
Saluti
Luca Unti
Email : luca [at] lucaunti [dot] com
Re: Blog vanità
Inserito da Davide Ognibene il 15 Febbraio 2003 - 00:10Io - in quanto essere umano - sono intimamente convinto di avere cose
interessanti da dire, mentre quello che dicono tutti gli altri esseri
umani è semplice emanazione della loro vanità.
Per questo scrivo un blog. Il blog è uno strumento che consente la
gestione di un'identità su internet. (Forse, poi, tante identità riescono
a costruire una comunità, ma questo non è così scontato).
L'addetto al marketing e alla comunicazione reagisce male. Mi trova
vanitoso. Non faccio che parlare dei fatti miei, mentre lui avrebbe da
dirmi cose così interessanti.
Il problema dei blog, è che con la loro vanità rompono tremendamente le...
aspettative degli addetti al marketing e alla comunicazione. Erano
abituati ad attaccare pezze sui loro prodotti, a curarsi ben poco del
feedback di un pubblico che non aveva voce, che poteva dire al massimo sì
e no in una ricerca di mercato.
Domani il pubblico non farà che ciarlare dei fatti suoi sui blog, e il
povero addetto al marketing sarà costretto a leggersi centinaia di blog al
giorno per tenersi aggiornati sui gusti dei suoi clienti. Un bel guaio.
Maledetta vanità...
Re: Blog vanità
Inserito da Sabrina.Ferraretto@logosrl.it il 20 Febbraio 2003 - 08:59Ciao Anna e a tutta la lista.
Ti riporto la definizione di blog presente su
http://www.splinder.it/node.ph p?id=2 4
"Il web log è uno spazio virtuale autonomamente gestito che consente di
"pubblicare in tempo
reale" notizie, informazioni o storie di ogni genere.
E' dunque un nuovo modo per "esprimersi" in rete in modo facile (non è
necessario conoscere
l'HTML) e veloce (si apre in 5 minuti ed è come scrivere con Word). Una
nuova tipologia di sito
Internet a metà tra i newsgroup, le pagine personali e i portali
d'informazioni."
Ti segnalo anche il blog di un amico, che mi pare un buon esempio.
http://mappamondo.splinder.it/
Ciao a tutti
Sabrina
Re: Blog vanità
Inserito da Raffaele GriecoAvendo vari amici bloggers, e non sapendo come meglio esprimermi che con
le parole di un altro ( http://falsoidillio.splinder.i t/1041608666#1325 1
), vi copincollo questo, nella speranza di riuscire a farvi capire che
-prima di tutto che un'occasione da monetizzare o di tempo da perdere- il
blog è una forma di espressione personale:
Con uno spirito non diverso dalle Leggi di Murphy sui blog, della Pizia, o
dai Turbamenti del Giovane Blogger di Personalità Confusa, cioè per puro
piacere personale, ecco una serie di riflessioni serioso-fantastiche sullo
scrivere blog. Diversamente dai due esempi citati, queste possono far
ridere solo involontariamente...
1.
Non si può comprendere il singolo weblog, ma le loro interazioni. Ciò vuol
dire che la connessione tra le proposizioni è in questo mezzo più
importante della singola proposizione. Allo stesso modo in cui l'utilizzo
separato del pc è poca cosa rispetto all'utilizzo in rete. Il network è il
computer, la blogsfera è il blog.
PCs : Networks :: weblogs : blogosphere Microcontent
I definitely wouldn't say that "each individual blogger is quite simple".
But there's definitely some extremely sophisticated behaviour emerging out
of the interaction between bloggers. It's this sophisticated (and
networked) behaviour that's making the Blogosphere such an emerging force
in personal publishing. Microcontent
La citazione è peraltro il meccanismo di attività collettiva alla base
della circolazione della notizia:
After an ant finds some food, it returns to the nest, dropping a chemical
pheromone as it walks. ... When other ants detect the pheromone trail,
they follow it to the food source. Then they, too, return to the nest,
reinforcing the pheromone trail. Before long, there is a strong trail
between the food and nest, with hundreds of ants walking back and forth
(...) Mitchel's description of ants also explains why I don't feel all
that native to the blogosphere. Good bloggers are like ants: they work
hard to find news, and then they drop weblog-pheromones so that other
bloggers can get in on the action. It's a collective activity, totally
different from traditional publishing. Microcontent
Morale: non ha nessuna rilevanza scrivere un weblog, se non per il fatto
che ci sono altri weblog che ti citino (e viceversa). Esistesse solo il
tuo weblog, non lo scriveresti.
2.
I media elettrici, più che trasportare dati da persona a persona,
trasportano l'utente stesso - lo stesso mittente (McLuhan)
Nell'ipnosi televisiva siamo trasportati con la totalità percettiva. Tutto
il nostro corpo entra nello schermo in un abbraccio compenetrante, una
sorta di fusione mistica iperreale (Videodrome) in cui al corpo fisico si
sostituisce un "corpo mistico e luminoso". Non è in gioco la vista più
dell'udito o del tatto: tutti i sensi sono superati e raccolti nel corpo
mistico dell'immagine.
Quello che si vede sullo schermo non è vivo, quello che succede tra lo
spettatore e lo schermo è vivo (Jean-Luc Godard)
Lo spettatore vede e costruisce interpretando e ricostruendo dai pixel
l'immagine, operando in modo "tattile" sullo schermo (McLuhan).
Qui da noi, invece, nella rete, l'operazione di trasporto e il rapporto
con l'immagine sono molto differenti: si tratta di una "tattilità
locutoria": toccare ed essere toccati con le parole. La scrittura, resa
istantanea dalla velocità infinità del medium, trasporta il corpo della
parola fuori di sé, presso l'altro. Ma il "corpo della parola" altro non è
che la figura della chair, la "carne", noi stessi, in quanto intreccio di
verticalità e orizzontalità. La chair, l'intreccio, è qui esposto ed
estroflesso ed operante nel suo mandatario, nella sua seconda potenza: il
linguaggio. Nel suo movimento a velocità infinita esso ritrova la sua
struttura costituente, si polverizza e diventa suono, brusio, oralità.
Lo vediamo perfettamente all'opera: finche usi il pc per scrivere, stai
scrivendo e basta, ma se sei connesso e la tua scrittura entra in un
network di citazioni, non stai più scrivendo, stai parlando. Sei esposto
"quasi" fisicamente.. Quindi la parola scritta si trasmuta in parola
ascoltata, in oralità.
Sulla carta stampata la lettera è fissa (...) la lettera fissa garantisce
l'individualità, mentre la lettera mobile, l'oralità, è tribale. Più
mobile è l'immagine più si rimane imprigionati da questa mobilità. Il solo
punto in cui il pensiero è fisso è sulla carta stampata. Sugli altri
media, sulla voce, nel pensiero, sullo schermo, su tutto la parola umana è
fluido. Sullo schermo è così, anche se ci fosse una pixellizzazione
monumentale non ho mai il possesso dello schermo e il totale possesso
della parola come nella carta stampata. Derrick De Kerckhove
Il processo e la figura risultante non sono descrivibili e sintetizzabili
da uno sguardo, ma sono unicamente agibili. Ci si può solo perdere. Non
c'è sguardo panoramico né punto di fuga, direzione. L'utente-agente è
trasportato col corpo, con l'orecchio e con la voce, parla e ascolta. Sono
qui, e sono lì da te. Il virtuale non è qui opposto al corporeo, perché il
corpo non è qui materia, né corpo mistico, ma chair, corpo vivente,
intreccio, corpo proprio presso altri.
Alcuni effetti percettivi:
3.
In chi si esponga a questo "venir trasportati nel corpo della propria
parola", deve operare una profonda riarticolazione del sé, in due
direzioni possibili:
competizione, invidia, vergogna, annichilimento) e nel ripiego su di sé,
laddove la frizione con il vecchio modello - la visibilità assoluta e
panoramica, qui impossibile - diventi insostenibile;
comporta scaricamento dell'io, sé distribuito, non resistenza, assenza di
scopi (interazione a-finalistica, danza), presenza-assenza.