Salve Thomas.
In effetti aspettarsi oggi che un motore di ricerca riesca a seguito di
una query a "capire" cosa vuole l'utente è molto difficile. Magari
l'utente che cerchia "nokia" cercava proprio un posto dove poterlo
comprare a basso costo (ebay), piuttosto che il sito della nokia (che
giustamente dovrebbe primeggiare), piuttosto che...
In settori molto inflazionati con milioni di siti che possono avere
riferimenti su una data parola chiave, a volte è necessario investire un
po di tempo per trovare i siti di interesse.
La nuova generazione dei motori di ricerca dovrebbe riuscire a suddividere
le ricerche quantomeno in "macroaree" di "intenti di ricerca", riuscendo a
filtrare fin dall'inizio parte delle intenzioni degli utenti. Indirizzando
ad esempio chi vuole comprare prodotti su listing diversi da chi vuole
cercare altre informazioni.
Il problema dei siti "inutili" è invece un boomerang lanciato in parte
dagli stessi motori di ricerca. Pagano, offendo una percentuale dei
guadagni, siti che espongono il loro advertising (pay per click), ma
spesso non verificano dove e come lo espongono, o chiudono un occhio in
tal senso. E da qui la nascita di motori indicizzati nei motori che
offrono link sponsorizzati.
Google vuole risolvere il problema non affidandosi a "controller" umani,
ma bensì ad algoritmi software sempre più evoluti che identifichino tali
siti in automatico e li eliminino. Vedremo.
Nella pratica però, rimanendo il motore di ricerca ancora lo strumento
principe su cui cercare informazioni, è dura pensare che tali
"inquinamenti" possano deteriorare l'uso degli stessi, almeno fintanto che
non c'è un'alternativa valida reale.
Una recente ricerca del Censis ha rilevato che il 34% degli utenti che si
connettono ad internet lo fanno per fare una ricerca sui motori.
Saluti a tutti
Andrea Cappello
WMR srl www.studiocappello.it
Il marketing nei motori di ricerca